Cinema e motori: le sfide a quattro ruote sul grande schermo

Nelle sale è arrivato Le Mans '66 - La grande sfida di James Mangold, in cui Ford sfida Ferrari. Ecco altri titoli di duelli a quattro ruote al cinema.

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Da una parte Ken Miles e Carroll Shelby. Uno pilota, l'altro progettista, una coppia d'oro per Henry Ford II e la sua scuderia. Dall'altra la Ferrari, storica rivale, da battere ad ogni costo. James Mangold ha dichiarato di non essere un appassionato di motori ma ha confessato anche di aver visto un grande potenziale cinematografico in quello che nel titolo italiano è diventato Le Mans '66 - La grande sfida, e che più semplicemente nella versione originale è Ford v Ferrari. Di una grande sfida comunque si tratta, l'ennesima che il mondo del cinema abbia deciso di raccontare attraverso il proprio linguaggio. Nel corso della storia sono diversi i film che hanno affrontato, attraverso registri e generi molto spesso differenti, duelli avvincenti su quattro ruote.
La struttura binaria delle storie raccontate, che contrappongono spesso un protagonista positivo e la nemesi negativa, hanno spinto diversi autori a impostare per il grande schermo duelli capaci di limitarsi all'intrattenimento 'nudo e crudo' - su tutte la saga di Fast and Furious - sino a spingersi verso narrazioni più approfondite.
In occasione dell'uscita nelle sale di Le Mans '66 - La grande sfida, ricordiamo alcuni titoli cinematografici che hanno raccontato storie avvincenti su quattro ruote.

Un maggiolino tutto matto (1968)

Alla fine degli anni '60 la Disney produce una pellicola frizzante e originale, con protagonista... un maggiolino, Herbie. Il titolo nella versione italiana in questo caso rende bene l'idea di quello che gli spettatori hanno di fronte. Una Volkswagen Maggiolino, con il numero 53 stampato sul cofano e dotato di un'anima cosciente, bizzarro e piuttosto anarchico. Ad arricchire la storia ci pensa il tormentato legame instaurato col pilota, Jim Douglas, interpretato da un volto noto del cinema disneyano, Dean Jones.
Personaggi azzeccati, tra cui spicca il meccanico Tennessee (Buddy Hackett), e un ritmo incalzante rendono il film di Robert Stevenson (regista di Mary Poppins) un ottimo prodotto d'intrattenimento, al quale non può certo mancare la gara finale in pista, durante la quale Jim e Herbie affrontano una folle corsa che permette al maggiolino di raggiungere addirittura una doppia posizione in classifica. Apripista di altri - meno riusciti - sequel, Un maggiolino tutto matto rimane tutt'oggi un classico del cinema disneyano, dal sapore inevitabilmente nostalgico.

Cars - Motori ruggenti (2006)

Uno dei titoli meno fantasiosi della geniale filmografia targata Pixar, che da metà anni '90 non manca di sfornare titoli che lasciano di stucco adulti e bambini, Cars - Motori ruggenti è tuttavia un ottimo titolo che punta ad abbracciare il maggior pubblico possibile, senza snaturare troppo la creatività che John Lasseter aveva dimostrato già con Toy Story nel 1995.
Come Herbie per la Disney degli anni '60, ora è Saetta McQueen a prendersi la scena in un contesto stavolta animato, nel quale sono proprio i bolidi da corsa i protagonisti della narrazione.
Loro sono il punto di forza di un film che è riuscito a raggiungere un livello iconico importante nel cinema d'animazione degli ultimi vent'anni, grazie alla semplicità della sceneggiatura e dei propositi di Saetta, che tra una corsa e l'altra inizia un percorso che lo rimette ben presto sulla giusta carreggiata.

Drive (2011)

Una delle opere più affascinanti dell'ultimo decennio la firma il regista danese Nicolas Winding Refn. Drive già nel titolo racchiude il fulcro intorno al quale gira l'intera trama del film, con Ryan Gosling che si carica sulle spalle un'interpretazione da manuale, che ne valorizza le doti interpretative attraverso un minuzioso lavoro sui dettagli, fatto di sguardi nei quali si riflette tutta la tormentata escalation di violenza e sentimenti del quale è permeata la pellicola.
E il pilota senza nome con il volto di Ryan Gosling è proprio in pista che delinea parte del suo carattere, così come nelle guide spericolate fra le oscure vie di Los Angeles, che si trasformano in un vero e proprio circuito.
Grazie al lavoro della fotografia e della colonna sonora, Drive si dipana perfettamente accompagnato dal volante del protagonista, in un duello all'ultima sgommata con sé stesso che potrebbe cambiare definitivamente il suo destino.

Rush (2013)

Probabilmente la sfida su quattro ruote più nota degli ultimi anni sul grande schermo. Il vero duello tra due giganti della Formula 1 nel bel mezzo degli anni '70. Il freddo e pragmatico Niki Lauda (Daniel Brühl) e il belloccio e spavaldo James Hunt (Chris Hemsworth) sono agli antipodi per carattere, tipologia di guida, simpatie.
Sono accomunati tuttavia dalla sete di vittoria, che li porta a duellare - testa a testa - in un mondiale logorante e complicato, deciso nell'ultima grande corsa in Giappone.
Ron Howard racconta con dovizia di particolari la doppia faccia del successo, un podio sul quale soltanto un campione può accaparrarsi la vetta più alta. Un'ottima regia che calibra perfettamente l'adrenalina dello scontro in velocità sul circuito, che inevitabilmente non può terminare all'arrivo ma prosegue nel rapporto personale tra i due piloti, simboli di virtù, talento, difetti e contraddizioni.

Veloce come il vento (2016)

Matteo Rovere nel 2016 si dimostra uno dei registi italiani più interessanti, grazie a un lavoro lontano dalle reiterate dinamiche narrative nostrane, con una storia che s'ispira al reale vissuto di Carlo Capone, un campione di rally degli anni '80.
Veloce come il vento riesce a raccontare con buon equilibrio un rapporto fratello-sorella che avrebbe potuto scadere nel banale dramma familiare, come diversi titoli nel cinema italiano hanno propinato nel corso degli anni.
Grazie alla solida interpretazione della giovane Matilda De Angelis e di un sorprendente Stefano Accorsi, Veloce come il vento si colloca in un elenco purtroppo esiguo di film che cercano di raccontare una storia attraverso un punto di vista lucido e personale.
Matteo Rovere è un regista ambizioso - lo dimostrerà anche successivamente con Il primo re - e mescola sapientemente il rombo dei motori del Campionato GT alle difficoltà della pilota protagonista, calibrando con cura il ritmo della pista alla profondità dei rapporti personali tra i personaggi.

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