Il cinema di Guillermo del Toro: una carriera sospesa tra orrore e fantasia

In occasione dell'uscita di La fiera delle illusioni e del trailer di Pinocchio, ripercorriamo la carriera e la filmografia di Guillermo del Toro.

Il cinema di Guillermo del Toro: una carriera sospesa tra orrore e fantasia
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Tra le poche uscite cinematografiche veramente interessanti di un gennaio altrimenti segnato dai posticipi causa Coronavirus non possiamo che annoverare l'interessante ritorno di Guillermo del Toro che vi raccontavamo nella nostra recensione de La Fiera delle Illusioni. Le ultime settimane, in realtà, sono state un breve periodo di rinascita per il regista messicano poiché, accanto all'uscita del suo ultimo lungometraggio nei cinema italiani, Netflix ha svelato il primo trailer di Pinocchio, diretto sempre dal poliedrico autore centroamericano e in uscita in streaming a Natale 2022.

D'altro canto, non si vedeva al cinema un'opera di Guillermo del Toro dal 2017, poco meno di cinque anni fa, quando nelle sale italiane veniva pubblicato quel bellissimo lungometraggio che abbiamo analizzato nella recensione de La Forma dell'Acqua; un dramma fantastico che elaborava il divorzio del regista dall'ormai ex-moglie e che gli valse addirittura l'Oscar per il miglior film. In occasione del ritorno sulle scene di Guillermo del Toro con La Fiera delle Illusioni abbiamo dunque deciso di ripercorrere la carriera e la filmografia del prolifico regista messicano, dalle origini fino ai tempi più recenti.

Il grottesco e l'inquietante

Quella di del Toro è stata, almeno fino ad oggi, un'esistenza quasi interamente votata al cinema, poiché l'autore ha prodotto il suo primo film, il cortometraggio Doña Lupe, all'età di soli 21 anni. Prima di realizzare il corto, del Toro aveva fondato la sua casa di produzione indipendente, Necropia, ed era stato un make-up artist e un disegnatore per il cinema per diversi anni. L'attenzione del regista per il trucco e i costumi di scena d'altro canto è storica, e ha radici proprio in questa prima fase della sua carriera: non a caso, nel 2008 Il labirinto del fauno ha vinto l'Oscar per il miglior trucco, mentre nel 2015 anche Crimson Peak è arrivato vicino all'Oscar.

Dopo Doña Lupe e il cortometraggio Geometria, quest'ultimo del 1987, Guillermo del Toro decide di fare il "salto" nel lungometraggio. Come suo primo "vero" film, il regista si dedica all'horror fantastico a base di vampiri Cronos, uscito in sala nel 1993 dopo una fugace apparizione al Festival di Cannes dello stesso anno. La pellicola vale al regista il premio Ariel, l'equivalente messicano dei David di Donatello nostrani. Sempre del filone horror fa parte Mimic, benché questa volta l'oggetto della paura si sposti dai vampiri a degli insetti antropomorfi decisi ad uccidere la popolazione di New York. Il film, uscito nel 1997, ha avuto due seguiti, Mimic 2 e Mimic 3: Sentinel, nessuno dei quali è stato diretto da Del Toro, che però ha inserito un easter egg di Mimic in La Fiera delle Illusioni.

Il filone horror-fantastico, che ha decisamente condizionato tutta la produzione di del Toro, raccoglie poi anche il dittico composto da La spina del diavolo e Il labirinto del fauno. Se su quest'ultimo non vi è molto da dire, dal momento che ogni buon fan di Guillermo del Toro dovrebbe averlo visto, ci sentiamo di spendere due parole in più sul primo: il film, uscito al cinema nel 2001, racconta di una grottesca serie di intrighi e crimini compiuti all'interno di un orfanotrofio durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, che sembrano ruotare attorno allo spettro di un bambino. L'opera è stata citata dal più recente Crimson Peak (a proposito, recuperate anche la recensione di Crimson Peak), uscito nel 2015 e che al momento è l'apice del filone horror-fantastico di del Toro, pur avendo spaccato in due pubblico e critica.

Il periodo "mainstream": da Blade a Hellboy

Tra La spina del diavolo e Il labirinto del fauno, Guillermo del Toro si presta al cinema mainstream, poiché il suo debutto ad Hollywood avvenne con Blade II, film dedicato all'omonimo personaggio dei fumetti Marvel che presto tornerà al cinema: all'epoca il cacciatore di vampiri della Casa della Idee era interpretato da Wesley Snipes, ma a breve il ruolo di Blade passerà a Mahershala Ali. Blade II non fu esattamente un successo, specie presso la critica, ma convinse la Columbia Pictures ad affidare a del Toro la trasposizione sul grande schermo di Hellboy, una serie di fumetti scritti da Mike Mignola e pubblicati dalla Dark Horse.

Il cineasta si affezionò molto al primo film della saga, come dimostrano anche alcune sue recenti dichiarazioni, in cui spiega che Hellboy è ancora uno dei suoi migliori film di sempre. D'altro canto, Hellboy divenne presto un film cult, specie tra gli amanti dei cinecomics, e tale è rimasto fino ad oggi, visto anche il fallimento del reboot di Hellboy, firmato da Neill Marshall e uscito al cinema nel 2019.

Dopo Hellboy e il suo discreto sequel, Hellboy II: The Golden Army, quest'ultimo uscito in sala nel 2008, Guillermo del Toro si prende una lunga pausa dalla regia, durata quasi cinque anni, nel corso dei quali l'autore si dedica alla sceneggiatura dell'horror Non avere paura del buio, di Troy Nixey, di cui è anche produttore, e stringe un accordo con la Warner per la co-sceneggiatura della trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson. In realtà, Guillermo del Toro avrebbe dovuto essere il regista de Lo Hobbit tratta dal romanzo di Tolkien, ma in un secondo momento ha deciso di abbandonare il progetto a causa delle gravi ripercussioni personali e famigliari delle riprese in giro per il mondo, culminate nella separazione dalla moglie Lorenza Newton nel 2017.

La consacrazione dell'autore: La forma dell'acqua

Culmine della fase "mainstream" del cineasta è Pacific Rim, che ha anche segnato, nel 2013, il ritorno al cinema del Guillermo del Toro regista; una produzione decisamente diversa da qualsiasi cosa fatta in precedenza dall'autore.

Nella nostra recensione di Pacific Rim lo abbiamo definito un "Kolossal robotico", una definizione che riteniamo ancora calzare a pennello per il film: la pellicola, che coniuga la fantascienza, l'azione e la cultura popolare dei kaiju giapponesi, è diventato a sua volta un titolo di culto, ispirando il non troppo riuscito sequel descritto nella recensione di Pacific Rim La Rivolta e dall'anime che potete scoprire nella recensione di Pacific Rim La Zona Oscura, uscito su Netflix meno di un anno fa. Due anni dopo, Guillermo del Toro torna al cinema con il già citato Crimson Peak, un fantasy-horror dal sapore decisamente gotico, pur essendo ambientato nell'Inghilterra degli inizi del XX secolo. Il film, che pure ottenne quattro nomination agli Empire Awards e addirittura otto ai Saturn Awards, spaccò pubblico e critica tra gli amanti e i detrattori del lavoro svolto da del Toro e dal cast, che comprendeva Mia Wasikowska, Tom Hiddleston e Jessica Chastain.

A consacrare l'autorialità del regista messicano fu invece l'Oscar al miglior film per La Forma dell'Acqua, uscito al cinema nel 2017. Il titolo, che dopo Il labirinto del fauno è uno degli imprescindibili del regista, coniuga la naturale tensione di del Toro per il fantastico con il retroterra storico della Guerra Fredda e il genere drammatico, che l'autore aveva finora praticato solo in maniera marginale e incidentale. Il lungometraggio vince quattro premi su ben tredici candidature ed è, a pari merito con capolavori come Via col vento e Forrest Gump, la quarta pellicola della storia per numero di candidature all'Oscar, preceduto solo da Eva contro Eva del 1950, Titanic del 1997 e La La Land del 2016.

Dopo La Forma dell'Acqua, Guillermo del Toro torna alla sceneggiatura, firmando la storia del discreto horror di cui avevamo scritto nella nostra recensione di Scary stories to tell in the dark e quella del mediocre ritorno di Robert Zemeckis di cui parlavamo nella recensione di Le streghe. L'autore messicano torna dietro la cinepresa solo con il recentissimo La Fiera delle Illusioni, uscito proprio in questi giorni al cinema e a cui vi invitiamo caldamente a dare un'occasione, se non altro per vedere come si è confrontato il regista con un genere assai lontano dalla sua produzione precedente, quello del thriller e del giallo.

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