Cinema e giornalismo: da Spotlight a The Post, i film imperdibili

L'eterno legale tra il cinema e il giornalismo: la forza visiva dei film per raccontare (o denunciare) storie vere, come il caso Spotlight o The Post.

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Il legame indissolubile tra cinema e giornalismo è stato più volte sintetizzato in diverse pellicole che hanno raccontato (o denunciato) alcuni fatti realmente accaduti, rimasti impressi nella nostra memoria. Solo il cinema ha infatti quel potere di portare in scena la storia, grazie alle sue immagini visive e agli attori che hanno incarnato il volto dei protagonisti di reportage o del giornalismo d'inchiesta. Spesso, questi personaggi non sono del tutto fedeli ai loro omonimi reali, anzi. Essi vengono presentati al pubblico come persone contraddittorie, in bilico tra il bene e il male, il giusto e lo sbagliato. Tramite le loro forze e debolezze, lo spettatore può identificarsi, ma anche giudicarli e in certo senso capire le motivazioni che li hanno spinti a compiere quelle determinate scelte.
Tra personaggi cinici, spietati e coraggiosi, ripercorriamo il rapporto tra il cinema e il quarto potere, attraverso cinque pellicole che hanno fatto la storia - inclusa l'ultima fatica di Steven Spielberg, The Post.

Quarto potere

Charles Foster Kane, magnate dell'editoria, muore nella sua lussuosa residenza della California, lasciando in eredità un mistero da svelare. Spetterà al giornalista Jerry Thompson cercare di venirne a capo, ricostruendo, mano a mano, i tasselli di un puzzle che appare quasi indecifrabile. Orson Welles scrive, dirige e interpreta uno dei capolavori della storia del cinema: il Quarto Potere del titolo italiano (Citizen Kane nell'originale, una versione più personale) indica proprio la stampa, che nella storia diventa un mezzo con il quale il giornalismo cerca di indagare sulla vita dell'enigmatico cittadino Kane, un uomo dall'animo complesso. Il protagonista viene dato in pasto all'opinione pubblica che distrugge e poi ricompone la sua immagine, quasi creando un'illusione intorno alla sua figura. Nello stesso modo in cui il giornale ricrea la sua storia, così si assiste alla rappresentazione ambigua del sogno americano: Kane è un eroe che non ha nessun lieto fine.

Tutti gli uomini del Presidente

Una grande lezione di giornalismo arriva da Tutti gli uomini del Presidente. Il duo formato da Robert Redford e Dustin Hoffman interpreta rispettivamente Bob Woodward e Carl Bernstein, coppia di giovani cronisti che all'inizio degli anni Settanta indagarono a fondo sulla rivalità tra due partiti, arrivando al caso Watergate, che portò alle successive dimissioni del Presidente Nixon. Basato sul libro omonimo scritto dagli stessi cronisti che si occuparono del caso, Tutti gli uomini del Presidente è una ricostruzione maniacale dei fatti, forte di una solida regia che ne evidenzia i tratti salienti dell'indagine investigativa. L'ambientazione e la solida narrazione non si lasciano sedurre da nessuna ricerca della perfezione estetica. Dopo quarant'anni valgono ancora le parole con cui Redford descrisse il film: "Violento. Non vengono sparati colpi, ma le parole sono usate come se fossero armi."

Good night, and good luck.

"Buonanotte, e buona fortuna" è la celebre frase di chiusura utilizzata dal giornalista e anchorman della CBS Edward R. Murrow (nel film diretto da George Clooney è interpretato da David Strathairn). Nel 1953 fu il protagonista di una delle pagine nere della storia americana, quando condusse una dura battaglia contro il senatore McCarthy, reo di avere redatto una lista di proscrizione nella quale erano inseriti i nominativi di tutti i sospettati di idee filo-comuniste. Ancora una volta, il giornalismo pugnala il sistema governativo e lo fa attraverso battute taglienti e senza scrupoli; Murrow ricevette anche minacce di morte per il modo in cui schiaffeggiò (a parole) il senatore durante il suo programma See It Now, ma alla fine il giornalista vinse la battaglia, liberando l'America dalla cosiddetta 'caccia alle streghe'.

Il caso Spotlight

Nel 2011, lo scandalo sui casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica aprì uno squarcio in un sistema burocratico fino ad allora rimasto cieco. Il caso Spotlight ripercorre minuziosamente l'inchiesta della squadra giornalistica del Boston Globe, soprannominata per l'appunto Spotlight. I fatti venuti a galla tra il 2011 e il 2012 portarono all'allontanamento dell'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie. Il film di Thomas McCarthy fa luce sulle ombre all'interno del sistema ecclesiastico e, sostenuto da un cast stellare, evidenzia il marcio non solo dentro la Chiesa, ma anche nell'omertà di una comunità che ha sempre saputo, ma non ha mai avuto il coraggio di parlare.

The Post

Steven Spielberg si serve di Tom Hanks e Meryl Streep per portare sul grande schermo la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti. Una cartella di 700 pagine che conteneva l'implicazione militare e politica degli USA nella guerra del Vietnam. I documenti, pubblicati nel 1971 dapprima sul New York Times e poi sul Washington Post, segnarono un primo colpo all'amministrazione Nixon, che sarebbe culminata qualche anno dopo con lo scandalo Watergate. Hanks e la Streep incarnano i due protagonisti della vicenda, Ben Bradlee, direttore del Post, e Kay Graham, sua editrice. Il film esalta il vero mestiere del giornalista d'inchiesta, dedito a un lavoro che ormai sembra esser ridotto o scomparso, ma non manca di raccontare una storia umana, fatta di coraggio e di emancipazione, grazie ai suoi due brillanti protagonisti.

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