Christopher Nolan, il Rubik cinematografico: il suo stile nel dettaglio

In attesa di scoprire cosa ha progettato col nuovo attesissimo film Tenet, analizziamo nel dettaglio lo stile di Christopher Nolan.

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Quando si parla dei registi più importanti degli ultimi anni, soprattutto se ci si limita al cinema hollywoodiano e se si restringe il cerchio al campo dei blockbuster, il nome di Christopher Nolan è il primo a saltare fuori, e per ragioni diverse.
Nel corso della sua già ventennale carriera il regista di Londra ha saputo plasmare la sua filmografia con precisione e scaltrezza, assottigliando di film in film il divario che ha sempre bene o male separato gli autori dal cinema dei film di cassetta. Genio visivo e del marketing in egual misura, Christopher Nolan è stato in grado di fare i soldi con tematiche di nicchia, molto complesse (per non dire filosofiche) e prima di lui distanti anni luce dal circuito mainstream.
Soprattutto ha saputo innestarsi nel tessuto connettivo dell'industria e nell'immaginario dei fan: un po' come accadde con Quentin Tarantino o Steven Spielberg prima di lui, anche se in altri contesti.
Oggi tutti sanno "all'incirca" cosa aspettarsi da un film di Nolan; questo perché, come autore, ha saputo imporre il suo stile a ogni singolo progetto, mentre come intrattenitore lo ha esteso a cominciare dal marketing, facendo di sé un marchio e del suo cinema un evento. Ma come è diventato così?

Un pioniere oscuro

Partiamo dal noir, che è onnipresente nella filmografia di Nolan. Non in senso strettissimo di genere, che è andato via via scomparendo dall'esordio nel 1998 con Following (ma anche col precedente Doodlebug, cortometraggio di appena tre minuti pregno di paranoia e ansia) mano a mano che ci si concedeva all'esplorazione di nuovi generi cinematografici.
Sicuramente dal punto di vista del feeling i suoi film dimostrano una tendenza spasmodica, quasi ossessiva, verso atmosfere cupe, opprimenti. Chiamiamola una claustrofobia della mente, che ingabbia il protagonista all'interno di processi ingannevoli che hanno il seme del noir-genere ma che non fioriscono mai nella stessa pianta.
C'è una forte antitesi al cinema spielberghiano, cui ovviamente per larghi tratti si rifà ma dal quale allo stesso tempo si discosta. Illusione del racconto, partendo da un impianto filmico realista e tangibile, che paradossalmente rende ancora più ingannevole il mondo che viene creato sullo schermo.

Lo stile cupo di Nolan si rifà al neo-noir e approda nel postmodernismo più realistico che ci sia. Il suo cinema è improntato alla praticità, si svuota di ogni manierismo tecnico e si dichiara con immagini programmate e programmatiche, definite fredde da alcuni, ma anche per questo dall'impatto immediato e dal valore istantaneamente iconico.
È un regista che cerca la purezza visiva, il dettaglio, rigetta quando possibile ogni tipo di effetto digitale per ricorrere al trucco "artigianale" o tecnico, sperimentandone di nuovi quando arriva il momento.

Può essere considerato un pro e un contro, ma la forza della sua coerenza è innegabile. Una delle grandi critiche mosse a Inception, ad esempio, è il distacco col quale plasma la materia del sogno, ovvero la più immateriale, malleabile e fantasiosa che ci sia, quella con la quale più ci si potrebbe sbizzarrire a livello visivo-psichedelico, che lui però tratta col pragmatismo di un artigiano.
Il punto non è che sia giusto o sbagliato il suo modo di sognare, solo con quanta chiarezza la sua arte riesca a trasmettercelo.

Una maniera di fare cinema estremamente in controtendenza rispetto ai blockbuster contemporanei, che però enfatizza il realismo ed eleva al cubo la riuscita della messa in scena.
Spesso nei suoi film ci si sofferma sui dettagli delle mani, che accarezzano oppure muovono oggetti, che toccano, armano, impugnano.
E questa sorta di feticismo è direttamente riconducibile alla sua volontà di creare, di progettare cose che siano reali tanto per gli attori sul set quanto per gli spettatori in sala.

Struttura e ristrutturazione

Un altro punto cardine del cinema di Christopher Nolan è il ragionamento sul genere e la sua ristrutturazione a partire dalla struttura, che assume un ruolo molto più importante rispetto a quello dei personaggi.
Una frangia della critica americana e internazionale imputa all'autore l'incapacità di creare un rapporto di empatia fra i protagonisti dei suoi film e gli spettatori, una caratteristica che sembra a tutti gli effetti figlia del cinema di Michael Mann.
Nell'autore di Heat - La Sfida, Collateral e Frammenti di un omicidio i personaggi diventano più i simboli di una tematica che persone vive e vegete con le quali potersi relazionare, e la stessa cosa accade nelle opere di Nolan, nelle quali però sono emanazioni dell'idea concettuale alla base di ciascun film.
Il protagonista di Memento è in confusione così come la struttura della sceneggiatura, quello di Inception è attanagliato dai propri sogni allo stesso modo dell'intreccio, quelli di The Prestige diventano libri aperti da leggere in un gioco al rialzo di menzogne e inganni e così via in ciascun capitolo della sua filmografia.

Nel corso degli anni Nolan ha dimostrato di non essere tanto interessato a stabilire un punto di contatto tra personaggio e singolo spettatore, quanto piuttosto a quello che si crea fra film e pubblico.
Le sue opere sono quelle che più di tutte in campo mainstream invogliano gli appassionati a tornare in sala per discuterne, per analizzare e decifrare, perché a rimanere impressa è la struttura sperimentale, non tanto i suoi protagonisti.

Questi esperimenti Nolan li utilizza per ristrutturare letteralmente il cinema di genere in genere, dal thriller-noir (Following, Memento e Insomnia) al cinecomic (la trilogia del Cavaliere Oscuro), dalla fantascienza (Inception e Interstellar) al war-movie (Dunkirk), passando addirittura per il dramma in costume (The Prestige) e ora lo spy-movie (Tenet).
E questi esperimenti rimandano direttamente all'ultimo punto dell'ipertesto del suo cinema.

Questione di memoria

Esisteva già il cinema ai tempi in cui Albert Einstein teorizzò la sua relatività. Quando Nolan si impose nel cinema mainstream quelle ipotesi erano state convalidate da anni e già altri autori prima di lui avevano imparato a usare il montaggio e le capacità dell'arte del filmmaking per manipolare la dimensione temporale, distenderla per rendere un momento di suspense innaturalmente più lungo rispetto alla nostra realtà oppure assottigliarla per velocizzare un'azione, o ancora aggrovigliarla per portare la storia verso strade alternative.
Nolan, del modo unico con cui il cinema può rendere il tempo ancora più relativo, ne avrebbe fatto un'ossessione; ma non fine a sé stessa, piuttosto un vero e proprio tentativo di esorcizzare il decadimento della memoria.
Come funziona il ricordo, com'è possibile corromperlo e come venga modellato dalla nostra esperienza della realtà e del tempo è il grande tema ricorrente del cinema nolaniano, ma è anche quello che si instaura nella relazione fra un film e il suo spettatore.
Quand'è che ciò che vediamo sullo schermo influenza i nostri pensieri, e quando quelle immagini iniziano a sfumare via dai nostri ricordi?

Tutti i personaggi delle sue opere del resto devono affrontare a loro modo la memoria. Tolti i più ovvi, ovvero quello di Guy Pearce in Memento e quello di Leonardo DiCaprio in Inception, va citato come il Bruce Wayne di Christian Bale sia tormentato dal proprio passato nella trilogia del Cavaliere Oscuro, come Matthew McConaughey e Jessica Chastain si aggrappino al ricordo l'uno dell'altra nei rispettivi viaggi personali compiuti in Interstellar.
O come l'intero The Prestige (da alcuni considerato la summa di questo tipo di cinema) dipenda dalla memoria dei due protagonisti, che potrebbe essere o meno fallace o manipolata.

Perfino in Insomnia Al Pacino viene giudicato positivamente a priori dalla novizia Hillary Swank, che ricorda con ammirazione le imprese passate del navigato detective, mentre in Dunkirk la memoria è tattile e uditiva, fa guardare i soldati in alto al minimo sibilo di un aereo nemico o li fa gettare a terra quando iniziano a scoppiare le bombe.
Senza contare il fatto che, essendo l'unico film basato su una storia realmente accaduta, è già di per sé un frutto della memoria e della sua relatività.
Allo stesso modo è la maniera che ha un film di Nolan di parlare allo spettatore che lo rende difficile da dimenticare.
Di ogni sua opera si ricorda la struttura intorno alla quale è costruita, poi si rievocano le immagini e da quelle riemerge infine la trama.
È un procedimento molto analitico, freddo come gli imputano alcuni e forse atonale, più accademico e di concetto che appassionato e di trasporto, eppure come la relatività einsteiniana non solo teorizzato. Il successo ottenuto dimostra che è un metodo di fare cinema che funziona, preciso come un orologio.

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