Chiamami col tuo nome, differenze tra libro e film

Quasi speculare al romanzo di riferimento, ecco come Luca Guadagnino si è approcciato al racconto di Andrè Aciman.

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Articolo a cura di
Carlo Lanna Carlo Lanna Giornalista Pubblicista, laureato in Giurisprudenza con un'insana passione per le serie tv ed il cinema.

Baciato dalla critica internazionale e apprezzato anche da quella italiana, il nuovo film di Luca Guadagnino è diventato un vero fenomeno di costume, tanto che il suo appeal è stato riconosciuto dall'Academy che lo ha candidato in ben 4 categorie ai prossimi Oscar. Il film, come tutti sappiamo, è ispirato a uno fra i romanzi di maggior successo di Andrè Aciman, scrittore statunitense ma originario di Alessandria d'Egitto. Per molto tempo le major avevano tentato di mettere le mani su questo piccolo capolavoro della letteratura moderna, senza riuscire a trovare uno sceneggiatore che potesse tratteggiare i temi e le sensazioni del libro. Poi è arrivato James Ivory e la magia si è compiuta. Il risultato finale è un film intenso e romantico, triste ma sagace, un'immortale storia d'amore fra due giovani ragazzi che prende vita in una calda estate dei primi anni '80. Luca Guadagnino dirige un quadro in movimento dove la piccola città di Crema fa da sfondo all'incontro/scontro fra Elio e Oliver, diciassettenne il primo, audace ventiquattrenne il secondo. Ovviamente quando si tratta di un'opera cinematografica ispirata a un romanzo di successo, si tende spesso a mettere a confronto il libro e il film, anche perché di norma è alquanto difficile trasformare in immagini le parole. A volte al cinema l'intreccio è totalmente diverso dal racconto di riferimento, altre se ne stravolge l'essenza e le intenzioni finali, il film di Guadagnino invece riesce, con grazia e maestria, a rendere tremendamente giustizia al "testo sacro" di Aciman. Nonostante siano comunque due prodotti diversi, il lungometraggio lascia immutati gli odori, il batticuore e i sentimenti di due giovani che stanno esplorando l'amore nella sua forma più pura e universale.

Benvenuti al Nord

Se la Riviera Ligure faceva da sfondo alle vicende del romanzo, i comuni del cremasco sono la cornice del film, nonostante il cambio di location però la narrazione non ha perso né la sua forza né tantomeno la sua incisività. È uguale il sentimento che divampa fra Elio e Oliver, un sentimento che cresce minuto dopo minuto, fatto di giochi di sguardi, allusioni e teneri incontri al chiaro di luna. Sono quei paesaggi così brillanti, fotografati dalla mano sicura di Guadagnino, gli spettatori inermi di una storia d'amore proibita, intensa, vibrante, universale, come se i vicoli di Crema si fondessero con i dubbi, le paure e i sogni di due giovani innamorati.

Il batticuore della prima volta e la celebrazione dell'arte

Sono certamente molte le libertà che la sceneggiatura si è presa nei riguardi del romanzo, ad esempio il regista ha regalato molto spazio alla politica dell'epoca, alla musica, ai costumi degli anni '80, ha fotografato la bellezza dell'arte greca e latina e le sonate di Bach, e ha rielaborato gli incontri clandestini di Elio e Oliver. Più incisivi nel romanzo, tanto da sfiorare la pornografia, il film riduce le scene erotiche all'osso (sono due quelle di vitale importanza), dando libero spazio ai sentimenti dei due personaggi coinvolti. Traspare infatti con più veemenza la sicurezza e la spavalderia di Oliver, così come sono maggiormente pronunciate le paure di Elio nei riguardi del sesso e del suo rapporto con un altro uomo. Se nel romanzo il tutto veniva letto attraverso un lungo flusso di coscienza del giovane protagonista, il film ha analizzato entrambi i punti di vista, rendendo la visione più fluida e comprensibile.

Il week-end d'amore si sposta da Roma a Bergamo, ma le emozioni restano

Nella terza parte del romanzo, la penultima prima del triste addio di Oliver, c'è un momento di grande comunione che i due amanti impossibili vivono con tutte le loro forze. Si tratta di un viaggio a Roma, un weekend, che in poco tempo si trasformerà in un ricordo che Elio e Oliver non dimenticheranno mai. Nel film manca tutta la parte di una lunga cena con la borghesia romana, come cambia anche il luogo dell'azione, ma questo non vanifica le sensazioni e gli umori che vivono i protagonisti. Bergamo fa da sfondo a quel bacio impossibile scambiato fra i vicoli della città antica, nel quale si rincorrono i sogni e le speranze di una gioventù che ha voglia di vivere, esplorare, conoscere il mondo, senza sapere l'arduo destino che li attende. È forse una fra le parti più esplicative di tutto film, che fa trasparire le debolezze e la caducità di Elio e Oliver. Manca poi il lungo salto temporale in avanti in cui i due amanti si incontrano più di 20 anni dopo la fatidica estate, ma la telefonata nel giorno di Natale è rimasta, simbolo di un'unione che il tempo non potrà mai scalfire. "Oliver, Oliver, Oliver, neanche io ho dimenticato".

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