Cate Blanchett si racconta in clip: il nostro incontro con la star

L'attrice premio Oscar era ospite a Roma per la Festa del Cinema, occasione per raccontarsi come interprete e donna al grande pubblico.

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Il direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, Antonio Monda, racconta un piccolo aneddoto che lo ha visto protagonista in compagnia della splendida Cate Blanchett, esattamente a Cannes. Sempre nella cornice dell'Auditorium Parco della Musica, due anni fa era stato presentato Truth, film di James Vanderbilt che la vedeva protagonista, ma l'attrice due volte Premio Oscar non era presente per motivi famigliari. Da qui la rincorsa per invitarla fino alla croisette di quest'anno, dove Monda, salutandola, le ha chiesto di esserci, ricevendo come risposta un "sì, lo devo a te e a Roma".
Così il curatore della Festa del Cinema capitolina presenta una solare e disponibile Cate Blanchett a un pubblico visibilmente eccitato nell'incontrare una delle star più talentuose, amate e premiate di Hollywood, di origini australiane. L'interprete viene accolta da scroscianti applausi, che sembrano farle molto piacere senza troppo disturbarla: si intuisce subito la sua caratura "da diva", abituata agli elogi senza per forza ricercarli, amata dai riflettori. L'attrice è a Roma per presentare Il mistero della casa del tempo di Eli Roth, che in realtà - se vogliamo - è stato un piccolo pretesto per averla nella capitale e regalarla all'affezionato pubblico italiano, che infatti ha mandato soldout l'incontro. E come ogni meeting curato e mediato da Monda, anche questo con la Blanchett è stato una sorta di passeggiata nella carriera di un'interprete unica e straordinaria, attraverso alcune clip dei film che più di tutti tratteggiano la vita della star, come donna e come attrice.

L'esperienza antropologica del lavoro di interprete

Dall'incontro è così emersa una certa umanità nelle parole della Blanchett, che citando in modo colto Thomas Eliot o sfruttando la sue conoscenze teatrali e letterarie ha saputo toccare con tatto e ironia anche tematiche molto attuali, tenendo ovviamente sempre al centro del dialogo il cinema come forma espressiva.
Il viaggio nella vita dell'interprete è così cominciato con Il Curioso Caso di Benjamin Button, che come rivelato "ha accettato di girare per molti degli elementi in gioco": "C'erano David Fincher alla regia, Eric Roth alla sceneggiatura e poi beh, ovviamente Brad Pitt, che era così orrendo che è stato davvero difficile girarci insieme delle scene romatiche [scherza]. È stata un po' la tempesta perfetta. Poi da madre, una volta letto lo script, mi ha molto commosso la scena finale, dove il mio personaggio, Daisy, stringe tra le mani un Benjamin ormai neonato e morente. L'ho trovata profondissima e delicata e ho pensato alla famosa citazione di Thomas Eliott, "nella mia fine, c'è anche il mio inizio"."
Da qui si è poi passati al meraviglioso Carol di Todd Haynes, dove la Blanchett ha interpretato il ruolo di una donna omosessuale. La domanda di Monda è stata ovvia, se da etero ci sia stata qualche difficoltà nell'interpretare una donna lesbica, mentre la risposta dell'attrice è stata perfetta: "Sapete, questa è stata la domanda più frequente durante il press tour del film di Todd. Ed è strano, mi ha sconvolto, perché quando ho interpretato una donna con poteri psichici non mi hanno chiesto se fossi in grado di fare quelle cose nella realtà, o se fossi in verità immortale dopo aver indossato i panni di un'elfa."

Continua: "Come persona, non mi sono mai interrogata sul mio gender, a meno che questo non potesse chiudermi determinate porte. Vedo i personaggi come esseri umani. Sapete, lotto da sempre con tutta me stessa per rompere la barriera di incredulità nei film. Soprattutto in America c'è questa credenza che sia necessario provare affinità con il personaggio, ma per quanto mi riguarda è più un'esperienza antropologica, studiare cosa motivi le persone, cosa le muova. Così posso interpretare anche dei personaggi che sono il mio esatto opposto senza per questo identificarmici o provare affinità".
Poi la frecciatina all'esubero della critica maschile, argomento già toccato da altre star femminili: "Carol era poi una storia che ho sempre amato, con questa donna lesbica negli anni '50, quando era tabù. Oggi meno, ma chissà cosa ne pensano i critici maschi su Rotten [ride e ammicca]".

Le contaminazioni tra cinema e teatro

La carriera artistica della Blanchett comincia comunque in teatro, che resta ancora oggi il suo più grande amore. La clip di Bandits di Barry Levinson, dove la vediamo ballare scatenata in cucina, tra mestoli e farina, apre la questione contaminazioni tra cinema e teatro, tra differenti impostazioni e somiglianze: "Agli inizi, quando ero in Australia, non avrei mai pensato di fare cinema", rivela la star: "Poi la fortuna di fare due film con la Fox e successivamente questo Bandits con Levinson. Personalmente considero il cinema e il teatro due medium molto differenti, perché in teatro si ha la percezione del proprio pubblico, ce l'hai davanti, mentre al cinema c'è un certo distacco. Il cinema mi ha però portato a conoscere l'amore per gli spazi ampi, il grandangolo, le inquadrature larghe, mentre il teatro l'amore per i primi o primissimi piani". Subito, poi, parla di quale dei due ami di più: "Se me lo dovessero chiedere puntandomi una pistola alla tempia (vi prego, non fatelo!), direi il teatro. Sia per la questione del rapporto visibile e quantificabile con l'audience sia per una questione di lavoro di squadra, che c'è anche nel cinema, ma c'è più... elasticità, per così dire. Il fatto è però questo: se una volta andati a teatro si assiste a uno spettacolo mortalmente noioso, una vera schifezza, difficilmente gli si darà una seconda occasione, almeno il pubblico generalista. Al cinema, invece, si torna comunque. Al teatro ogni sera è tutto diverso perché il pubblico che hai davanti è diverso, quello che trasmette lo è. Il pubblico è implicato nello spettacolo, quasi complice. Il cinema, nella sua bellezza, è invece un oggetto finito in sé".

Continuando con le clip, si è passati all'ottimo Diario di uno scandalo, dove la Blanchett ha lavorato con Judi Dench, un vero mostro sacro di bravura, rivelando inoltre un piccolo aneddoto sulla collega: "Judi è fantastica, una donna molto forte, divertentissima, incredibile. È stata una fortuna poter lavorare con lei. Vi racconto un piccolo aneddoto per darvi l'idea della grandiosità di questa donna. Lei è molto appassionata di lavoro a maglia, e anche sul set si è messa tra una ripresa e l'altra a sferruzzare con l'uncinetto. Stava facendo un cuscino per il regista, Richard Eyre.
Bene, quando glielo ha consegnato, ce lo ha mostrato e sul cuscino c'erano cucite tre parole, "'fanculo, 'fanculo, 'fanculo". Che donna splendida!".

Gli Oscar e il film della vita

Per ultime ma non meno importanti, Monda ha poi mostrato le clip di Blu Jasmine, film scritto e diretto da Woody Allen, e di The Aviator di Martin Scorsese, entrambi film per i quali Cate Blanchett ha vinto l'Oscar come Miglior Attrice Protagonista. Gli è stato allora chiesto se fosse vera la storia che Allen dia poche informazioni ai suoi attori: "Beh, lui dirige già a partire dallo script", è stata la risposta dell'attrice, che continuando ha spiegato: "Già nella sceneggiatura ci sono molti indizi, tante spiegazioni. Sono grandi screenplay quelli di Allen. Nella sua Jasmine ho poi trovato delle forti connessioni con la Blanche DuBois di Un treno chiamato desiderio, che all'epoca stavo interpretando in teatro, tant'è che ho pensato fosse stata proprio lei la sua ispirazione, ma lui ha detto di no, di non voler neanche parlare di quel film. Ad ogni modo, ho sentito una forte connessione spirituale con questo personaggio, davvero molto forte, senza per questo averlo provato molto prima di portarlo in scena. Credo anzi che sia meglio arrivare sul set senza troppo riflettere sul ruolo, ma regalarlo alla telecamera in modo naturale, istintivo. C'è persino chi crede che provare una parta sia tornare indietro in termini di impulso creativo. Sono d'accordo."
Su The Aviator e la sua interpretazione di Katharine Hepburn, l'attrice ha spiegato: "Crescendo, ho visto tutto della Hepburn. Ho divorato il suo lavoro, ammirando anche lei come persona per ciò che ha rappresentato per noi donne, per me un grande modello. Sapete come ho ottenuto la parte? Il mio agente mi ha chiamata dicendomi che Martin Scorsese voleva parlarmi, spiegandomi che mi avrebbe chiamata più tardi. Io ho aspettato davanti al telefono facendo compulsivamente di sì con la testa, quasi avessi il Parkinson. Appena mi ha chiamata, ho detto sì, senza che sapessi nulla del film o della proposta. Ho detto subito sì. Poi, una volta capito cosa avrei dovuto fare, è arrivato il terrore". Comprensibile, in fondo, quando bisogna calarsi nei panni di un'icona così grande, no?

In conclusione, prima di svelare uno dei film della vita della Blanchett, Monda ha chiesto all'attrice di definire Woody Allen, Martin Scorsese e Steven Spielberg con un aggettivo a testa: "Enigmatico", ha detto l'interprete del primo, "Lessicale" di Scorsese - definito anche "esilarante" - e "Vorace" per Spielberg.
E infine è partita la clip di uno dei titoli che stanno più a cuore alla Blanchett, scelto da lei stessa: La sera della prima di John Cassavates. E non poteva essere altrimenti, guardando a quanto rivelato dalla star, perché questo struggente, immortale e sofisticato dramma non solo vede al centro del racconto un'attrice teatrale verso il viale del tramonto, ma è a suo modo un'incredibile sintesi artistica tra cinema e teatro, i due mondi in cui abita ormai stabilmente Cate Blanchett.

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