Casinò Royale: l'importanza della scena d'inseguimento iniziale

La prima scena di inseguimento presente in Casinò Royale è una delle migliori sequenze action della mitologia bondiana recente. Scopriamone i motivi.

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La saga cinematografica di James Bond, basata sull'omonimo personaggio creato da Ian Fleming, è tuttora uno dei franchise cinematografici più longevi di sempre, dato che fin dal 1954 si è tentato di trasporre il personaggio sia in TV che al cinema.
Partendo dal 1962, anno di uscita di Agente 007 - Licenza di uccidere (con la spia inglese interpretata da Sean Connery) il brand ha periodicamente continuato a proporre sempre nuove avventure al pubblico, facendo interpretare il protagonista via via ad attori diversi in un vero e proprio passaggio di testimone che vede oggi al timone Daniel Craig, che farà il suo ritorno anche nel nuovo film della saga, No Time to Die.
Ed è proprio il rilancio della saga avvenuto con Casinò Royale (uscito nel 2006) ad aver dato nuovo lustro al brand, capace di attualizzare la figura di James Bond per farlo conoscere anche alle nuove generazioni.
Andiamo quindi ad analizzare una delle sequenze action migliori dell'intero franchise, cioè l'inseguimento iniziale presente in Casinò Royale.

Il parkour al servizio di sua maestà

Il primo grande merito del soft reboot della saga è quello di aver voluto puntare non tanto su un Bond già "bello e fatto" - e quindi a tratti impeccabile - quanto su un personaggio ancora in via di formazione, determinato più che mai ad arrivare fino in fondo ai compiti assegnatigli in qualsiasi modo e, spesso, a qualsiasi prezzo.
Il protagonista, dopo essere riuscito a ottenere la licenza di agente "doppio zero" eliminando alcuni bersagli chiave a Praga, si reca in Madagascar per affrontare una nuova e pericolosa missione.

Qui, anche in seguito ad alcune sviste di un suo collega, si ritrova a inseguire un pericoloso mercenario incaricato di compiere un attentato.
La sequenza, girata in modo chiaro e preciso, mette in contrapposizione l'irruenza di Bond con l'estrema agilità del suo bersaglio, che non esita a utilizzare il parkour per sfuggire al suo inseguitore.
Il momento in cui vediamo il mercenario scalare velocemente la recinzione, seguito da un Bond sì allenato ma a tratti goffo in alcune movenze, setta in modo chiaro la differenza di mobilità tra i due.
Da questo momento in poi viene ci viene così mostrata la grande abilità di adattamento di 007; l'agente, infatti, seppur in realtà in leggero svantaggio, riesce a sopperire al suo deficit sfruttando al meglio tutto ciò che trova intorno per non rimanere indietro.

Bond, che non perde mai di vista il suo bersaglio, non esita a inseguirlo neanche sopra un ponteggio, arrivando ad affrontare addirittura il mercenario sopra una gru in un avvincente, seppur breve, combattimento corpo a corpo.
Nonostante i personaggi siano restii a dialogare tra loro durante l'intera scena, la colonna sonora riesce comunque a donare alla sequenza un grande livello di pathos, che arriva al suo culmine proprio nella parte della gru, in cui ogni salto nel vuoto compiuto da Bond riesce davvero a tenere lo spettatore con il fiato sospeso in maniera impeccabile.
Il momento, già molto soddisfacente fino a questo punto, prosegue con il protagonista - sul cui corpo intanto iniziano a vedersi i segni della fatica - determinato più che mai ad acciuffare il suo elusivo bersaglio.
Ancora una volta lo spettatore viene messo di fronte alla differenza di approccio alle difficoltà dei due personaggi; se da una parte il mercenario continua ad attuare manovre d'evasione sfruttando la sua agilità quasi sovrumana - come nel caso in cui sorpassa un ostacolo sfruttando una piccola strettoia molto difficile da raggiungere -, Bond decide semplicemente di sfondare la parete impiegando la sua forza bruta.
La grandi doti d'improvvisazione di Bond gli tornano utili anche quando decide di utilizzare una chiave inglese per azionare il macchinario che lo porta velocemente a un livello inferiore del cantiere, un breve momento capace ancora una volta di rimarcare il grande spirito di adattamento dell'agente anche in situazioni di forte stress, sia fisico che emotivo.

Metà monaco e metà sicario

Una volta all'interno dell'ambasciata, la sequenza prosegue con Bond intento a portare il suo bersaglio in un altro luogo, compito sicuramente non facile dato che in breve tempo scoppia il caos all'interno della struttura.
La scena d'inseguimento muta in breve tempo trasformandosi in una sequenza con le armi da fuoco, in cui l'agente, ovviamente sempre al centro dell'azione, fa sfoggio delle sue straordinarie doti di tiratore per uscire fuori da una situazione senza apparente via d'uscita.

Il protagonista, capace di ragionare in modo lucido di fronte a qualsiasi difficoltà, decide di tentare il tutto per tutto prendendo di sorpresa i militari dell'ambasciata effettuando una mossa imprevedibile che lo porta a completare con successo l'obiettivo.
Nonostante la missione sia quindi riuscita, l'irruenza di Bond lo porta in realtà a essere momentaneamente sospeso dalla sua stessa agenzia, dato che si è fatto riprendere dalle telecamere dell'ambasciata durante la sua violenta irruzione, generando un enorme polverone mediatico.

Il regista, nel caos della sequenza d'azione, è comunque riuscito a mostrare allo spettatore le telecamere "incriminanti", così da non lasciare nulla al caso per focalizzarsi sull'estrema delicatezza delle missioni in cui si ritrova invischiato l'agente, dove una semplice svista può tramutarsi in un problema di scala internazionale nel giro di pochi secondi.
In questo modo, la sequenza iniziale di Casinò Royale non è solo un'ottima scena d'azione, quanto un vero e proprio manifesto della personalità sfaccettata di Bond, abilissimo nel suo lavoro seppur non ancora perfettamente cosciente delle conseguenze generate dalle sue azioni.

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