Cartoni Disney: tutti i 60 film d'animazione dal 1937 a oggi

Riviviamo insieme tutta la storia dei Classici Disney: da Biancaneve alla Sirenetta, da Bambi a Frozen, ecco tutti i cartoni animati della Disney.

Cartoni Disney: tutti i 60 film d'animazione dal 1937 a oggi
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Le prime tracce dell'animazione risalgono alla preistoria del cinema, a quel prassinoscopio di Émile Reynaud sviluppato sul finire del 1880 che era in grado di proiettare sullo schermo una serie di immagini disegnate e animate da centinaia di strisce capaci di restituire una vera e propria storia con personaggi, azioni e ambienti di sfondo.
Col progredire delle tecniche del cinema live-action chiaramente lo stesso fecero le tecnologie sulle quali si basava quello animato che, passando per certi versi da Georges Méliès, fiorì definitivamente negli Anni Trenta sia da un punto di vista commerciale che per quanto riguarda l'attenzione della critica.
È a questo punto che emerge l'opera di Walt Disney, che spiccò in mezzo all'agguerrita concorrenza di altri animatori di successo come i fratelli Fleischer, Paul Terry e Walter Lantz: mentre a Hollywood si veniva a creare per l'animazione un vero e proprio mercato, Disney arrivò a erigere le fondamenta di un impero industriale che - in maniera per niente dissimile da quanto accade oggi - già allora abbracciava tutti gli ambiti della cultura pop, dal cinema ai fumetti, dall'oggettistica ai giocattoli.
Nel 1928 Walt Disney, che si guadagnò il meritatissimo soprannome di "Esopo del grande schermo", fondò la sua casa di produzione omonima: dopo la bellezza di 113 cortometraggi sulla figura della mascotte Topolino e 69 film del filone Silly Symphonies, nel 1937 avviò la produzione dei lungometraggi animati. A oggi sono ben sessanta e in questo articolo-odissea vogliamo riscoprirli insieme a voi.

Biancaneve e i sette nani (1937)

Il film il cui successo ha spinto Disney a indirizzare la propria produzione prevalentemente verso il lungometraggio, Biancaneve è il primo Classico dello studio d'animazione e fin dalla sua uscita fu accolto come un capolavoro indiscusso e assoluto grazie alla sua tecnica animata realistica, sviluppata e perfezionata dalle Silly Symphonies, alla caratterizzazione dei sette nani e ai giochi di ombre sulle scenografie e i fondali.
Lanciò anche la tradizione della Principessa Disney, a volte abbandonata nel corso degli anni ma destinata ad assumere un ruolo centrale nella produzione dello studio, e ancora oggi è uno dei titoli più amati dell'intera produzione disneiana - nonostante recenti polemiche sui baci non consenzienti.

Pinocchio (1940)

Basato sul popolare romanzo di Carlo Collodi, e oggi considerato un capolavoro al pari del precedente Biancaneve, fa quasi sorridere sapere che all'epoca Pinocchio venne etichettato come flop: rivoluzionario negli effetti animati, soprattutto per gli elementi naturali e l'animazione dei volti, nonché vincitore di due Oscar (il primo film d'animazione a vincere agli Academy Awards), incassò pochissimo per via della Seconda Guerra Mondiale (che aveva escluso la distribuzione nei mercati esteri) e gettò Walt Disney in un misto tra panico e depressione. Vanta su Rotten Tomatoes un raro 100%, condiviso con Paddington 2.

Fantasia (1940)

Terzo capolavoro di fila per la Disney, il primo a mescolare tre diverse tecniche di realizzazione (animazione tradizionale, live-action e narrazione episodica), è ancora oggi il più spregiudicatamente artistico dei Classici e anche il più lungo in termini di minutaggio.
"Diretto", diegeticamente, da Leopold Stokowski e cantato dall'Orchestra di Filadelfia, fu un insuccesso ancora più pesante di Pinocchio, uscito nello stesso anno. Ma le sorti della compagnia si risollevarono presto.

Dumbo (1941)

Basato su un giocattolo pronto per essere lanciato sul mercato, la cui storia venne ideata da Helen Aberson e illustrata da Harold Pearl, Dumbo fu prodotto allo scopo dichiarato di recuperare tutte le perdite accumulate da Pinocchio e Fantasia.
Venne realizzato appositamente con uno stile più semplice e asciutto, una durata brevissima e nacque tra le polemiche: Herbert Sorrell, il capo del sindacato degli animatori, guidò uno sciopero contro Disney del quale si ha traccia anche nel film stesso, con i clown che esigono un aumento da parte del loro principale. In tempi recenti è stato notoriamente al centro di estemporanee accuse di razzismo.

Bambi (1942)

Tratto dal romanzo Bambi, la vita di un capriolo, scritto dall'autore austriaco Felix Salten, racconta la storia del giovane Bambi, iconico cervo dalla coda bianca, costretto a passare dall'infanzia all'età adulta attraverso la dura vita della foresta: nominato a tre premi Oscar, fu il film col più alto incasso dell'anno e anche quello che concluse la prima era della Disney, conosciuta oggi come "Epoca d'Oro".

Saludos Amigos (1942)

Un mediometraggio al quale viene storicamente associato l'inizio del secondo periodo della Disney, l'Epoca della Guerra: nel mezzo del Secondo Conflitto Mondiale la gran parte dei collaboratori di Walt Disney erano o arruolati o comunque reclutati dal governo statunitense per la realizzazione di film di propaganda, quindi nacque una nuova serie di film collettivi tutti composti da diversi segmenti-cortometraggi.
Saludos Amigos è il primo esperimento, è ambientato nell'America Latina e ha per protagonisti Paperino, Pippo e José Carioca, celebre pappagallo brasiliano qui alla sua prima apparizione.

I tre caballeros (1945)

Lungometraggio a tecnica mista con famosi attori latino-americani e le nuove stelle Disney Paperino e José Carioca, ai quali si aggiunge Panchito Pistoles, è il secondo film - dopo Saludos Amigos - che lo studio d'animazione realizza con scopi poco velatamente propagandistici, con finanziamenti del Dipartimento di Stato pensati per favorire la vicinanza tra il governo USA e l'America Latina. Proprio come l'opera precedente presenta una struttura a episodi, il cui totale questa volta sale a sette.

Musica maestro (1946)

Seguendo la via tracciata da Saludos Amigos e I tre caballeros, Musica maestro porta a dieci il numero di cortometraggi che compongono l'ossatura del film ma non si distingue dal resto della produzione recente, se non per i rimandi evidenti a Fantasia.
Con le tensioni in Europa che andavano finalmente scemando, però, l'opera riuscì a partecipare alla prima, storica edizione del Festival di Cannes, che nel rinnovato spirito di pace assegnò ben undici Grand Prix a film di altrettante nazionalità e insignì Musica maestro del Gran Premio Internazionale per il disegno animato.

Bongo e i tre avventurieri (1947)

Bongo e i tre avventurieri si distinse leggermente dai tre film collettivi precedenti, in particolare per la presenza di Topolino (al fianco di Pippo e Paperino) e per la sua natura di doppio mediometraggio.
A differenza di Saludos Amigos, I tre caballeros e Musica maestro, infatti, Bongo e i tre avventurieri è composto da due lunghi segmenti per un totale di 70 minuti.
Paradossalmente più che l'episodio di Bongo, primo in montaggio e citato già nel titolo del film, è rimasto celebre il secondo mediometraggio, Topolino e il fagiolo magico, ispirato alla storia di Jack e la pianta di fagioli.

Lo scrigno delle sette perle (1948)

Stiamo arrivando alla fine dell'Epoca della Guerra: Lo scrigno delle sette perle è il Classico Disney più vicino in assoluto al capolavoro Fantasia (e infatti il titolo della versione originale è Melody Time, che ben definisce il contenuto musicale dell'opera) ma resta imparagonabile al capolavoro del '40 per mezzi espressivi e forza visiva. Il decimo Classico è anche il quinto e penultimo film collettivo dello studio d'animazione.

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad (1949)

L'ultimo film collettivo della Disney, che chiuse l'Epoca della Guerra, è anche uno dei più riusciti del periodo: pure questo composto da due segmenti, entrambi adattamenti (il primo cortometraggio è basato su Il vento tra i salici, il secondo sul celebre racconto La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving), nel Bel Paese Le avventure di Ichabod e Mr. Toad viene ricordato soprattutto per essere il primo Classico Disney a non essere arrivato nei cinema italiani.
Sarebbe uscito solo per il mercato home-video, addirittura nel 2004: tale destino sarà condiviso con un solo altro film, che incontreremo più avanti.

Cenerentola (1950)

Con Cenerentola, dodicesimo Classico, la Disney si lasciò finalmente alle spalle l'Epoca della Guerra e aprì un nuovo, fortunato ciclo, che riportò lo studio agli antichi fasti dell'Epoca d'Oro.
Non a caso ribattezzata dagli storici come "Epoca d'Argento", questa fase della Disney si contraddistinse per il ritorno al lungometraggio elaborato, pieno di talenti dietro le quinte e una sfrigolante fantasia a schermo, brillante come l'abito di Cenerentola (non a caso argentato).
Il parallelo con Biancaneve è immediato: altro film basato su una favola europea e con protagonista una principessa, fu un clamoroso successo al botteghino e - sebbene ancora "acciaccato" dalla quasi non attività che lo studio ha dovuto sopportare negli anni della Guerra - valse a Walt Disney un premio speciale al Festival di Venezia.

Alice nel paese delle meraviglie (1951)

Cenerentola ha scoperchiato un vaso di Pandora per la Disney, che da qui in avanti non cesserà più puntare sulle principesse della tradizione letteraria europea.
Prendendo in prestito storia e personaggi di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie attirò su di se non poche critiche (quando non addirittura polemiche) per i numerosi stravolgimenti apportati al romanzo originale dell'autore britannico. Fu anche un flop commerciale (incassò 2,5 milioni a fronte di un budget di oltre 3) sanato però dalla ridistribuzione nel 1974, durante la quale incassò quasi 4 milioni.

Le avventure di Peter Pan (1953)

Le avventure di Peter Pan, nel bel mezzo dell'Epoca d'Argento, rappresentò un momento storico per la Disney: fu infatti l'ultimo film al quale lavorarono insieme tutti i Nine Old Men, ovvero i nove animatori storici dello studio, Las Clark, Ollie Johnston, Frank Thomas, Wolfgang Reitherman, John Lounsbery, Eric Larson, Ward Kimball, Mila Kahl e Marc Davis.
Il soprannome gli venne affibbiato da Walt Disney, che era solito paragonarli ai nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Lilli e il vagabondo (1955)

Anche Lilli e il vagabondo rappresenta una tappa fondamentale per la Walt Disney Productions (com'era nota allora la società), dato che, dopo Le avventure di Peter Pan, fu il primo film d'animazione Disney a essere distribuito dalla Buena Vista Distribution, l'azienda oggi nota come Walt Disney Animation Studios.
La Buena Vista venne creata da Walt e da suo fratello Roy Disney dopo una disputa con la RKO, che fino ad allora aveva distribuito tutti i film dello studio d'animazione. La leggendaria scena della cena a base di spaghetti di Lilli e Biagio fu opera di Frank Thomas.

La bella addormentata nel bosco (1959)

Altra principessa, altra classica fiaba popolare mitteleuropea, ma anche altro flop per la Disney: La bella addormentata nel bosco, infatti, nonostante l'indubbia qualità tecnica superiore a tanti altri film d'animazione di quel periodo (e infatti destinato a essere rivalutato negli anni fino ad essere considerato oggi un altro capolavoro) all'epoca uscì acciaccato dallo scontro con la critica e ancor più malconcio da quello col botteghino.
Allora il più costoso film di sempre per la Disney, con un budget di 6 milioni, ne incassò "solo" 7, che però, nel corso di diverse ridistribuzioni tra gli anni '70 e il 2000, lievitarono fino a oltre 51, accompagnando gradualmente la rivalutazione dell'opera.

La carica dei cento e uno (1961)

Lo scarso successo de La bella addormentata nel bosco spinse la Disney a stare lontano dalle principesse per i successivi trent'anni, quando nell'89 uscì La sirenetta: La carica dei cento e uno diede il via, sul finire dell'Epoca d'Argento, a un nuovo filone per lo studio d'animazione, incentrato principalmente sugli animali.
Fu anche il primo film animato a implementare la tecnica xerografica per la colorazione e l'inchiostrazione, tecnica che sarà portata avanti fino all'era della colorazione digitale, e ancora oggi è celebre per la presenza di Crudelia De Mon, considerata una dei migliori villain di sempre nonché protagonista dell'atteso Crudelia con Emma Stone.

La spada nella roccia (1963)

Altro capolavoro indiscusso e della bellezza commovente, forse il film più complesso e vivo dell'Epoca d'Argento nonché uno dei migliori di tutta la storia Disney, La spada nella roccia si rifà alla tradizione del racconto europeo adattando il romanzo di TH White, uscito nel 1938 e a sua volta rielaborazione del leggendario ciclo arturiano.
Oggi, oltre alla sua indubbia qualità che ne fece un successo già all'epoca, è tristemente ricordato anche per essere l'ultimo film dello studio a essere distribuito prima della morte di Walt Disney, avvenuta il 15 dicembre 1966.

Il libro della giungla (1967)

Il libro della giunga è l'ultimo film a essere prodotto da Walt Disney, scomparso durante la sua lavorazione: ancora diretto da Wolfgang Reitherman, nome importantissimo per lo studio che fu già regista de La bella addormentata nel bosco, La carica dei cento e uno e La spada nella roccia, è il celebre adattamento dell'omonimo romanzo di Rudyard Kipling, uno straordinario successo da ben 205 milioni di dollari in tutto il mondo.
Oggi, tenendo conto dell'inflazione, è il 29esimo film col maggior incasso cinematografico di tutti i tempi negli Stati Uniti, ed è considerato l'ultimo atto dell'Epoca d'Argento.

Gli Aristogatti (1970)

Senza più Walt Disney, spetta ancora a Wolfgang Reitherman, uno dei leggendari Nove, traghettare lo studio in quella che gli storici hanno ribattezzato Epoca del Bronzo, ancora incentrata su avventure con protagonisti animali più o meno antropomorfizzati. Ne Gli Aristogatti l'aura del maestro Walt è ancora presente (il progetto fu approvato da lui stesso quando era ancora in vita) ma il film fu il primo a essere interamente realizzato dopo la sua morte.
Racconta la storia di una famiglia di gatti, abitanti della lussuosa casa di un'anziana aristocratica, cacciati dal maggiordomo della padrona, intenzionato a diventare l'unico erede dell'ingente fortuna: ad aiutare i felini a riconquistare la magione ci penserà il gatto randagio Romeo insieme ad altri animali dei bassifondi.

Robin Hood (1973)

Tra i più famosi film animati della Disney, ma anche tra gli adattamenti della leggenda di Robin Hood, c'è il 21esimo Classico della casa di produzione, nonché ulteriore prova del talento del regista Wolfgang Reitherman.
È anche il primo Classico dello studio a essere stato realizzato senza alcun tipo di coinvolgimento da parte di Walt Disney, e anche per questo motivo alla sua uscita lasciò indifferente la critica: come successo a tanti altri titoli di questo articolo, nel corso degli anni sarebbe stato rivalutato.

Le avventure di Winnie the Pooh (1977)

Ecco il misterioso titolo già citato nel paragrafo dedicato a Le avventure di Ichabod e Mr. Toad: anche Le avventure di Winnie the Pooh, infatti, non è mai arrivato nei cinema italiani, e nel Bel Paese è stato distribuito per la prima volta nel 1997 tramite VHS.
Ancora diretto da Reitherman, è il meno accattivante dei suoi lavori ed è composto da una serie di cortometraggi incentrati su Winnie the Pooh e i suoi celebri amici.

Le avventure di Bianca e Bernie (1977)

Basato sulla serie di libri omonima di Margery Sharp, celebre scrittrice inglese, Le avventure di Bianca e Bernie riscontrò talmente successo da passare alla storia come il primo Classico Disney a proseguire in un sequel ufficiale (pensato per il cinema, a differenza dei vari "sequel ufficiosi" realizzati per il mercato home-video).
Fu applaudito dalla critica, incassò la bellezza di 50 milioni in tutto il mondo a fronte di un budget di 7 e ottenne anche una nomination agli Oscar per la miglior canzone.

Red e Toby nemiciamici (1981)

Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Daniel Mannix, Red e Toby nemiciamici racconta la storia dell'incontro tra Red, una volpe rimasta orfana e Toby, un curioso cane da caccia.
Grande metafora della vita, fatta di strade che portano alla separazione nel passaggio dall'età dell'infanzia a quella adulta, rappresenta uno dei punti più alti dell'Epoca di Bronzo della Disney (ma acquistò maggior rilevanza nel corso degli anni) e segna un vero e proprio passaggio di consegne tra due generazioni di cineasti, dato che Thomas e Johnston, gli ultimi rimasti dei Nine Old Men, collaborarono per l'ultima volta a un film dello studio e "svezzarono" i nuovi e giovanissimi arrivati Brad Bird, John Lasseter, Henry Selick e Tim Burton.

Taron e la pentola magica (1985)

Il più controverso dei cartoni animati della Disney, Taron e la pentola magica rappresenta un vero e proprio unicum nell'intero body-of-work dello studio cinematografico.
Fu il primo film d'animazione Disney con un rating PG, tempestato da atmosfere tenebrose e inquietanti, immagini violente e riferimenti sessuali (con perfino una leggendaria scena di nudo, ovviamente tagliata), ma anche il primo a non utilizzare nessuna canzone e a implementare l'uso della CGI per le animazioni.
Insomma l'ennesimo capolavoro destinato a essere considerato tale solo decenni dopo la sua uscita, all'epoca criticatissima.

Basil l'investigatopo (1986)

L'Epoca di Bronzo, dopo i picchi raggiunti con Red e Toby e l'incompreso Taron e la pentola magica, si avviò alla sua fase finale con Basil l'investigatopo, in parte una riproposizione delle atmosfere di Bianca e Bernie (anche loro topolini) e in parte parodia della saga di Sherlock Holmes.
Il film convinse tutti, suscitò addirittura un discreto entusiasmo e registrò notevoli incassi (50 milioni come Bianca e Bernie, ma col doppio di budget) e soprattutto riportò la Disney lontana anni luce dalle atmosfere lugubri che tempestavano Taron.

Oliver & Company (1988)

L'ultimo titolo dell'Epoca di Bronzo è Oliver & Company, altra divagazione nel mondo dei gatti questa volta ispirata a Oliver Twist di Charles Dickens. Un'accoppiata che si dimostrò vincente, dato che Oliver & Company ottenne un successo stratosferico che ne fece il primo film animato a superare i 100 milioni di dollari di incasso a livello globale.
L'impatto che ebbe sulla compagnia fu tale che, da quel momento, la Disney decise di iniziare a pubblicare un film all'anno, strategia che è rimasta ancora oggi. L'Epoca del Bronzo non poteva risolversi in un modo migliore.

La sirenetta (1989)

Con La sirenetta la Disney si tuffa, letteralmente, nel periodo più fruttuoso della sua storia, non a caso oggi etichettato come Rinascimento Disney.
Il film, diretto da Ron Clements e John Musker e basato sull'omonima fiaba di Hans Christian Andersen, rappresenta il ritorno delle Principesse Disney (che da adesso non se ne andranno più, anzi) e anche un successo senza precedenti per lo studio, che incassò la bellezza di 211 milioni di dollari polverizzando i numeri di Oliver & Company.
Fu anche il primo passo della Disney verso il digitale, con l'utilizzo del CAPS, uno strumento per la colorazione sviluppato per lo studio dalla neonata Pixar.

Bianca e Bernie nella terra dei canguri (1990)

Ecco il primo Classico Disney non originale ma sequel di un altro Classico: Bianca e Bernie nella terra dei canguri, ancora basato sui romanzi della Sharp e secondo capitolo de Le avventure di Bianca e Bernie, non ha ottenuto il successo del film originale né tantomeno quello ottenuto l'anno prima da La sirenetta, ma rimane importante nella storia della compagnia in quanto implementò ulteriormente il già citato CAPS della Pixar, diventando il primo film lavorato completamente in digitale.

La bella e la bestia (1991)

Basato sulla fiaba omonima di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, e debitore del capolavoro omonimo di Jean Cocteau uscito nel 1946, La bella e la bestia è ancora oggi uno dei più famosi e amati Classici Disney, a ragion veduta considerato uno dei massimi picchi della compagnia, in grado di portare l'Epoca del Rinascimento al suo apice.
Fu il primo film d'animazione (in assoluto) a ottenere una nomination all'Oscar come miglior film, e fece incetta di candidature nelle categorie di colonna sonora, montaggio sonoro e canzone, nella quale ne accumulò addirittura tre.
Alla fine tornò a casa con due Oscar, il primo per la colonna sonora di Alan Menken e il secondo per la canzone Beauty and the Beast, firmata da Céline Dion e Peabo Bryson.

Aladdin (1992)

31esimo Classico Disney, al pari de La bella e la bestia Aladdin conquistò subito un nutritissimo numero di fan fin dalla sua uscita: ispirato al famoso racconto persiano di Aladino, presente nella leggendaria raccolta de Le mille e una notte, incassò oltre 500 milioni di dollari in tutto il mondo, vinse altri due Oscar e fu acclamato soprattutto per l'interpretazione di Robin Williams nei panni del Genio della Lampada, che definì un nuovo standard per il doppiaggio hollywoodiano (al punto che l'attore fu addirittura premiato con un Golden Globe Speciale dedicato proprio a questa pratica).

Il re leone (1994)

32esimo Classico Disney, quinto film dell'Epoca del Rinascimento e terzo successo stratosferico consecutivo, Il re leone è una sorta di rivisitazione dell'Amleto di William Shakespeare e fin da subito ottenne lo status di capolavoro anche grazie allo sviluppo di personaggi complessissimi come Mufasa, Simba e soprattutto il villain Scar, tra le star più celebri di sempre della Disney.
Anche lui premiato con due Oscar, fece impallidire tutti i film animati venuti prima incassando una cifra mostruosa di 968 milioni di dollari in tutto il mondo, un numero che lo rende ancora oggi il film ad animazione tradizionale col più alto incasso della storia. Record che probabilmente rimarrà suo per sempre, considerato ormai il superamento del disegno animato in favore della CGI.

Pocahontas (1995)

Primo film d'animazione in assoluto per la Disney a essere basato su eventi reali (la storia è quella nota di un'indigena Powhatan che nella Virginia del 1607 salvò la vita del colono John Smith), Pocahontas non riuscì a stare dietro al successo debordante de Il re leone (incassò "solo" 350 milioni di dollari da un budget di 55 milioni) ma soprattutto attirò su di sé parecchie critiche per gli stereotipi razziali inseriti nella trama e nelle descrizioni degli indiani. Rimane tuttavia uno dei film più maturi della Disney, insieme a Bambi e Taron e la pentola magica.

Il gobbo di Notre Dame (1996)

Dopo la storia vera di Pocahontas, per il 34esimo Classico la Disney guardò a Victor Hugo e al suo Notre-Dame de Paris.
La storia de Il gobbo di Notre Dame, con protagonista il tormentato Quasimodo e il suo amore impossibile per la bella Esmeralda (un rimando evidente a La bella e la bestia) è uno dei meno fortunati tra i film animati dell'Epoca del Rinascimento (fatta eccezione per il sequel di Bianca e Bernie) ma da tutti loro si distingue per le atmosfere gotiche e i temi forti, come la lussuria e la dannazione, arrivando addirittura all'infanticidio.

Hercules (1997)

Ottavo titolo prodotto durante l'Epoca del Rinascimento, Hercules è il 35esimo Classico Disney ed è basato sulle leggendarie gesta dell'eroe greco Eracle, il figlio di Zeus.
Incassò relativamente poco rispetto ai successi del periodo, e con 249 milioni di dollari "deluse" le aspettative dello studio piazzandosi dietro anche a Il gobbo di Notre Dame, ma la critica lo esaltò lodando non tanto le animazioni, perfettamente nella media, quanto per le interpretazioni del cast vocale: indimenticabili, fra tutti, Danny DeVito come Filottete e soprattutto James Woods come Ade, senza dimenticare il grande Charlton Heston nel ruolo di narratore.

Mulan (1998)

Dei tanti film ispirati alla leggenda di Hua Mulan, il 36esimo Classico Disney è il più famoso di tutti: perfetto nei suoi novanta minuti di avventura, musical e addirittura guerra, Mulan non fece i fuochi d'artificio al botteghino (305 milioni di dollari, su un budget di 90 milioni) ma strappò il consenso unanime della critica, nonché la bellezza di dieci premi Annie, incluso quello al miglior film.
Rappresenta anche, a tre anni da Pocahontas, l'esordio di una nuova principessa Disney, per la prima volta vera e propria eroina action dalla forte carica femminista e destinata a diventare un simbolo d'emancipazione.

Tarzan (1999)

Tratto dal romanzo Tarzan delle scimmie di Edgar Rice Burroughs, Tarzan è un trionfo di ritmo e di vivacità di animazioni e porta a compimento tutta una serie di innovazioni stilistiche avanzate dalla Disney nel corso dell'Epoca del Rinascimento.
Non a caso ne rappresenta l'ultimo atto, e con quasi 500 milioni di dollari di incasso, un premio Oscar (per la miglior canzone a Phil Collins) e un Golden Globe (idem) è la chiusa ideale di un'era gloriosa per la compagnia.

Fantasia 2000 (1999)

Uscito nello stesso anno di Tarzan, e vero e proprio film di passaggio tra l'Epoca del Rinascimento e la successiva Epoca Sperimentale, Fantasia 2000 è una sorta di rivisitazione/celebrazione del capolavoro Fantasia, prodotto per festeggiare tanto il sessantesimo anniversario del film del 1940 quanto l'appropinquarsi del nuovo millennio.
Esattamente come il film originale è composto intorno a una costante dialettica tra musica e immagini, e sviluppato attraverso otto cortometraggi musicati: nella colonna sonora anche la Quinta sinfonia di Beethoven, Concerto in pianoforte n.2 in Fa maggiore di Sostakovic e il ritorno de L'apprendista stregone di Paul Dukas, che accompagna lo stesso cortometraggio con Topolino già presente nel film originale e divenuto il simbolo di entrambi.

Dinosauri (2000)

Agli albori del nuovo millennio la Disney cambia nuovamente faccia, e cinque anni dopo l'avvento della Pixar e del prodigio digitale di Toy Story, lo studio cinematografico si apre a un periodo noto come Epoca Sperimentale.
Il primo film di questo ciclo è Dinosauri, realizzato tramite una curiosa tecnica ibrida che vede i protagonisti animati al computer ma gli sfondi ripresi dal vivo, tra il Parco nazionale di Canaima in Venezuela, l'Australia e le Hawaii.

Le follie dell'imperatore (2000)

Il primo successo dell'Epoca Sperimentale della Disney fu Le follie dell'imperatore, dalla cui produzione impervia (nacque dopo un parto di ben sei anni, e inizialmente venne concepito da Roger Allers de Il re leone come un musical epico con un titolo totalmente diverso) arrivò un gran successo di critica e il primo Oscar della compagnia nel XXI secolo.

Atlantis - L'impero perduto (2001)

A ben altro genere appartiene invece Atlantis - L'impero perduto, incompresa epopea fantascientifica basata sulla leggenda di Atlantide del filosofo Platone e sul romanzo di Jules Verne 20.000 leghe sotto i mari.
Realizzato su pellicola da 70mm, che la Disney aveva usato per l'ultima volta nel 1985 con l'altrettanto bistrattato Taron e la pentola magica, è tra le opere in assoluto più "alla Miyazaki" della Disney, e gli stessi autori Gary Trousdale e Kirk Wise citarono non a caso Laputa - Castello nel cielo come fonte d'ispirazione principale.

Lilo & Stich (2002)

Probabilmente il più famoso Classico Disney in assoluto dell'Epoca Sperimentale, Lilo & Stitch ottenne un successo strepitoso e fu il primo lungometraggio dello studio cinematografico a ricevere una nomination al neonato Oscar per il miglior film d'animazione, istituito nel 2002 e fino ad allora vinto solo da Shrek.
L'opera diretta da Dean DeBlois e Chris Sanders, tuttavia, agli Oscar 2003 dovette arrendersi all'appena citato Hayao Miyazaki, che vinse col suo capolavoro La città incantata.

Il pianeta del tesoro (2002)

Altro flop commerciale per la Disney, che tuttavia a differenza di Taron e la pentola magica e il quasi contemporaneo Atlantis venne immediatamente abbracciato dalla critica.
Il pianeta del tesoro, che ha l'intuizione geniale di rileggere l'omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson in chiave steampunk e fantascientifica (ancora si trovano le tracce di Miyazaki) è anche il terzo adattamento dello stesso romanzo realizzato dalla Disney, dopo il film live-action del 1950 diretto da Byron Haskin e I Muppet nell'isola del tesoro diretto nel 1996 dal grande Brian Henson.

Koda, fratello orso (2003)

Altra nomination all'Oscar come miglior film d'animazione, che gli valse la distribuzione in Italia con un anno di ritardo rispetto all'uscita statunitense, Koda, fratello orso è difficilmente il Classico Disney preferito di qualcuno.
È anche il peggiore di sempre in termini di recensioni, con un miserabile 38% di gradimento sul celebre portale Rotten Tomatoes.
Quasi una riproposizione animata dal capolavoro L'orso di Jean-Jacques Annaud, oggi è ricordato soprattutto per le aspre polemiche che attirò su di sé da parte di alcuni gruppi di fondamentalisti cristiani, poco avvezzi all'idea di uguaglianza tra uomini e animali promossa dal film e sostanzialmente in contrasto con quella della Bibbia.

Mucche alla riscossa (2004)

Mucche alla riscossa, sgangherato e folle western con protagoniste tre mucche da latte la cui missione è quella di catturare un famigerato fuorilegge per intascare la taglia e salvare la fattoria in cui vivono dal pignoramento, non ha lasciato una grande traccia di sé nell'immaginario della Disney ma ha segnato un importante precedente, essendo stato - almeno per un breve periodo - l'ultimo film dello studio a essere realizzato con le tecniche dell'animazione tradizionale.

Chicken Little - Amici per le penne (2005)

Chicken Little ha rappresentato la "prima volta" della Walt Disney Pictures nel campo della computer grafica.
A un anno dall'acquisizione della Pixar, il regista Mark Dindal sbroglia i dubbi della compagnia (che aveva già lavorato pesantemente con la CGI in Dinosauri, utilizzando però come detto una tecnica mista) e tiene fede a quell'approccio di sperimentazione che stava costituendo l'Epoca Sperimentale. Ancora una volta, però, l'Oscar al miglior film d'animazione rimane un miraggio.

I Robinson - Una famiglia spaziale (2007)

Il regista Stephen J. Anderson, passato da director ad animatore (dirigerà solo un altro Classico, prima di lasciare la regia per dedicarsi alle animazioni di Frozen, Zootropolis e Frozen II), è il responsabile di uno dei film moderni meno celebri della Disney: I Robinson - Una famiglia spaziale, 47esimo Classico ispirato al libro per bambini A day with Wilbur Robinson di William Joyce nonché ultimo "capitolo" dell'Epoca Sperimentale.

Bolt - Un eroe a quattro zampe (2008)

Con Bolt - un eroe a quattro zampe, esordio alla regia di Chris Williams (già dietro a Mulan e Le follie dell'imperatore) i Classici Disney entrano in quello comunemente noto come Secondo Rinascimento, settima era dello studio cinematografico.
Vagamente meta-cinematografico e sorta di apripista per l'ossessione dei supereroi che sarebbe scoppiata di lì a poco nello stesso anno di Iron Man di Jon Favreau, fa registrare l'ennesima nomination all'Oscar per il miglior film animato, ma perde contro il capolavoro Wall-E di Andrew Stanton: il complesso di inferiorità della Disney nei confronti della Pixar, ora sua sussidiaria, aumenta.

La principessa e il ranocchio (2009)

Con il 49esimo Classico, il secondo del Rinascimento 2.0, la Disney decide di ripiegarsi su se stessa e tornare alle proprie origini: fuori la CGI e dentro l'animazione tradizionale (abbandonata dopo Mucche alla riscossa), stop ai soggetti originali in favore delle un tempo predilette fiabe mitteleuropee (Il principe ranocchio dei Fratelli Grimm), no agli avventurieri o ai cani col complesso del supereroe e sì al ritorno delle principesse (la prima afroamericana).
Addirittura con La principessa e il ranocchio tornano le atmosfere musical e le canzoni tipiche del primo Rinascimento Disney, e la scommessa in un certo senso paga: tre nomination agli Oscar, incluso quello ambito per il miglior film d'animazione, ma niente da fare... la Pixar vince ancora con Up, tra l'altro nominato addirittura a Miglior film, in un anno di prim'ordine che vede La principessa e il ranocchio in cinquina anche con Coraline, Fantastic Mr. Fox e The Secret of Kells.

Rapunzel - L'intreccio della torre (2010)

A questo punto la Disney, indecisa tra l'inseguire la Pixar nei mondi di CGI o rimanere fedele alla tradizione, le prova tutte: per il 50esimo Classico, cifra tonda e importante, torna alle principesse e alle fiabe dei Grimm ma sforna un budget mostruoso da 260 milioni di dollari per la CGI.
Il film più costoso di sempre per lo studio, Rapunzel - L'intreccio della torre ripaga il rischio con la bellezza di 600 milioni di dollari e il consenso unanime della critica, rimarcato anche dalle celebri lodi di Quentin Tarantino.

Winnie the Pooh - Nuove avventure nel bosco dei 100 acri (2011)

Considerati gli incassi stratosferici di Rapunzel e la propensione hollywoodiana per la CGI, alla fine la Disney si arrende e con Winnie the Pooh - Nuove avventure nel bosco dei 100 acri saluta per sempre l'animazione tradizionale.
Il film del già citato Anderson, qui alla sua seconda e ultima regia prima del ritorno alle animazioni, è non solo un revival de Le avventure di Winnie the Pooh ma anche l'ultimo film Disney a essere realizzato tramite animazione tradizionale.
Un taglio netto col passato (e c'è del poetico che il 51esimo Classico sia così legato al 22esimo) che può far davvero ingranare la marcia al Secondo Rinascimento.

Ralph Spaccatutto (2012)

Quasi come una sorta di versione digitale del mondo giocattoloso di Toy Story, Ralph Spaccatutto racconta cosa succede ai personaggi dei videogiochi quando i giocatori spengono console e cabinati e li lasciano soli.
L'opera è un successo di critica, un enorme campione di incassi per come riesce a rivolgersi anche agli appassionati di videogame e soprattutto l'ennesima nomination Oscar al miglior film d'animazione. La vittoria per Disney sarà rimandata ancora una volta, ma i tempi adesso sembrano davvero maturi per un trionfo epocale.

Frozen - Il regno di ghiaccio (2013)

Finalmente, dopo anni di dominio della Pixar, anche la Disney riesce ad arrivare all'ambita statuetta.
Lo fa con una felice commistione fra tradizione e innovazione, che raggiunge l'apice del Secondo Rinascimento. Incentrato su due nuove principesse, che si bastano senza principe azzurro, il film è basato sull'ennesima favola europea (La regina delle nevi, di quell'Hans Christian Andersen che era stato anche l'ispirazione principale de La sirenetta), Frozen - Il regno di ghiaccio più che un successo diventa un fenomeno globale, ottiene ben due Oscar (miglior film d'animazione e miglior canzone) e si toglie anche un grosso sassolino dalla scarpa diventando il film d'animazione col maggior incasso nella storia del cinema, togliendo il record a Toy Story 3 della Pixar. I Walt Disney Animation Studios sono finalmente e definitivamente sul tetto del mondo.

Big Hero 6 (2014)

Nel frattempo la Disney "azienda" non molla niente, e mentre i Marvel Studios si stanno lanciando nella lunga cavalcata che culminerà con Avengers: Endgame, i supereroi sbarcano anche nel mondo animato.
Big Hero 6 è il primo Classico Disney basato sulla Marvel (letteralmente tratto da un fumetto Marvel Comics), e grazie alla sua commistione tra avventura, fantascienza, azione e - ovviamente - supereroi, porta a casa quello che è il secondo Oscar per il miglior film d'animazione consecutivo per i Disney Studios.

Zootropolis (2016)

Dopo un 2015 sabbatico, la Disney torna al cinema nel 2016 con ben due titoli: il primo a uscire, tra febbraio e marzo a livello globale, è Zootropolis, un felicissimo mix di azione, commedia buddy e noir investigativo pensato anche come grande omaggio all'Epoca di Bronzo della Disney e alla sua passione per gli animali antropomorfi.
Oltre al terzo Oscar per il miglior film d'animazione di fila, l'opera di Byron Howard e Rich Moore porta a casa anche la bellezza di sei Annie, inclusi quelli per miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior film.
Il mondo di Zootropolis tornerà su Disney+ grazie ai tanti progetti Disney in sviluppo per la piattaforma di streaming.

Oceania (2016)

L'altro Classico Disney del 2016, tecnicamente l'ultimo del Secondo Rinascimento (essendo stato distribuito tra novembre e dicembre, diversi mesi dopo Zootropolis) è Oceania, ribattezzato così nel mercato italiano per evitare imbarazzanti parallelismi tra il titolo originale Moana e la celebre pornostar nostrana.
Ispirato ai miti polinesiani e alle leggende del semidio Maui, sfiora i 700 milioni di dollari in tutto il mondo, riceve due nomination agli Oscar (inclusa quella per il miglior film animato, vinta però da Zootropolis), presenta al pubblico una nuova principessa (Vaiana) e un grande Dwayne The Rock Johnson canterino nei panni di Maui.

Ralph spacca internet (2018)

Nuovo raro Classico Disney che è anche un sequel di un Classico precedente, Ralph spacca internet si costruisce su un intreccio più debole del film originale ma propone riflessioni sociali particolarmente argute e trovate episodiche elettrizzanti.
A dir poco geniale l'autoironia metatestuale che la Disney usa per vendere se stessa e autocelebrarsi con la già leggendaria scena delle Principesse, e simpaticissima la stoccata indirizzata a Ribelle della Pixar, che qualche anno prima soffiò l'Oscar a Ralph Spaccatutto. Rappresenta anche il primo capitolo della New Era, l'Epoca dei Classici Disney che stiamo vivendo ancora oggi.

Frozen II - Il segreto di Arendelle (2019)

Il record di incasso del primo Frozen viene superato da Frozen II - Il segreto di Arendelle, a testimonianza di quanto il primo episodio si impose come fenomeno culturale.
Con quasi 1,5 miliardi di dollari Frozen II è a oggi il film d'animazione col più alto incasso nella storia del cinema ma anche decimo nella top 10 all-time dietro a Fast & Furious 7. E, considerato il successo della saga, è facile ipotizzare che la Disney possa mettere in cantiere anche un terzo capitolo, che in qualità di "sequel di un sequel" rappresenterebbe una storica prima volta per i Classici.

Raya e l'ultimo drago (2021)

Dopo il maledetto 2020, il Classico Disney più recente uscito al cinema è Raya e l'ultimo drago, arrivato nei pochi cinema riaperti ma visto prevalentemente sul servizio di streaming on demand Disney+ tramite accesso vip (e presto in arrivo in home-video e gratis su Disney+).
Doppiato da un cast interamente asiatico-americano, nel quale spiccano Kelly Marie Tran, Awkwafina, Daniel Dae Kim e Gemma Chan, vede anche il ritorno di James Newton Howard alla colonna sonora: il celebre compositore aveva già lavorato a tre Classici Disney in passato, ovvero Dinosauri, Atlantis e Il pianeta del tesoro.

Encanto (2021)

Encanto sarà il 60esimo Classico Disney, e attualmente ha una data di uscita fissata al 25 novembre 2021.
Diretto dal Byron Howard di Rapunzel e Zootropolis, è ambientato nelle montagne della Colombia e più precisamente nelle magiche terre di Encanto: si tratta di un posto incantato che ha dotato tutti i bambini della famiglia Madrigals di un superpotere diverso, tutti eccetto la giovane Mirabel. Proprio lei, senza alcuna abilità speciale, scoprirà che la magia che alimenta Encanto è in pericolo e dovrà trovare un modo per salvarla.

Quanto attendi: Encanto

Hype
Hype totali: 10
71%
nd