Cara Delevingne la regina dei flop al cinema, da Pan a Valerian

Dalla moda al cinema, la Delevingne ha avuto un passaggio turbolento in termini qualitativi, pur collaborando con autori stimati.

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Ci sono categorie del mondo dello spettacolo che sembrano destinate al cinema. Prendiamo il caso del grande palcoscenico del wrestling americano: alcuni dei più famosi lottatori sono oggi delle affermate star del grande schermo. Pensiamo ad Hulk Hogan, Dwayne "The Rock" Johnson, Dave Bautista o John Cena. C'è chi ce la fa, sceglie i film giusti e vince la partita con se stesso diventando un idolo delle masse, e chi purtroppo fallisce un titolo dopo l'altro, inanellando una serie di insuccessi difficili da dimenticare. Nel caso dei muscoli e della finzione del wrestling prestati al cinema ci viene soprattutto in mente Triple H (in Blade Trinity la parte più importante), ma è guardando alla moda couture e alle supermodelle che esce fuori un nome che cinematograficamente parlando ha sbagliato praticamente quasi ogni film e ruolo: Cara Delevingne.

Considerando la messa in onda di Valerian e la città dei mille pianeti questa sera (11 aprile 2020) su Rai 2, alle 21:05, vogliamo brevemente addentrarci nella finora fallimentare carriera attoriale della star, dando particolare risalto proprio all'epopea sci-fi di Luc Besson, che ne ha drammaticamente affossato l'immagine e l'ha allontanata per anni dal mondo dei lungometraggi, rivelatosi per lei un'arma a doppio taglio.

La doppia faccia della fantasia

Tolto Anna Karenina di Joe Wright, dove aveva appena un accenno di ruolo come Contessina Sorokina, il debutto reale della Delevingne come co-protagonista è in Meredith - The Face of An Angel di Michael Winterbottom, adattamento cinematografico dell'omicidio di Meredith Kercher. Niente di eccezionale: film piccolo e senza ambizioni macroscopiche, giusto con la pretesa di dedicare spazio e tempo al ruolo dell'informazione e dei media nella vicenda. La britannica Delevingne si comporta comunque discretamente e riceve persino una candidatura ai British Independent Film Awards come miglior esordiente, comunque senza vincerlo. Insieme a quello meno meritocratico di Elle Style del 2015, è l'unico riconoscimento in sei anni anni di carriera, per giunta per un film tendenzialmente superficiale e dimenticato da tutti.
Comincia ad essere notata ed è lo stesso Wright che decide di riutilizzarla come sirena nel suo scombussolato Pan, ancora oggi punto più basso e inspiegabile della carriera di un regista dall'occhio sopraffino come lui. Il film è un disastro economico che non rientra neanche nell'alto budget di produzione, di base il primo flop commerciale di un blockbuster nella carriera dell'attrice. Si risolleva leggermente con Città di Carta di Jake Schreier, anche se il merito del successo del film va al trasporto che il grande pubblico e il target di riferimento hanno con i romanzi di John Green, non tanto all'interpretazione della star, comunque la migliore della sua carriera. E infatti da qui in poi c'è l'abisso.

La franata comincia con Suicide Squad di David Ayer, dove Cara Delevingne interpreta la villain Incantatrice. Un ruolo terribile inserito in un contesto produttivo problematico e inizialmente spacciato come pensato e strutturato "con metodo". Davvero: Ayer e l'attrice hanno più volte ripetuto come la star abbia dovuto fare "cosa assurde" per il provino, tipo ulalare o correre nuda nei boschi. Una follia, se pensiamo all'inutile risultato in uno dei cinecomic peggiori della storia Warner Bros/DC Films, dove soprattutto Incantatrice era la nota più stonata di una partitura già problematica.

Commercialmente parlando, il film non è stato un flop, avendo incassato 746 milioni di dollari, ma lo è stato in termini qualitativi, per critica e pubblico, che hanno sottolineato tra le altre cose l'evidente overacting dell'attrice e la sua incapacità di mantenere intatta la sospensione dell'incredulità dello spettatore e della storia. Troppe faccette e troppo atteggiarsi in una parte brutalmente sbagliata che in scena non funziona mai, in un cinecomic che ha comunque contrariato tutti, tanto da arrivare a rebootarlo sotto forma di sequel appena tre anni dopo.

Siamo alla seconda e grande delusione blockbuster ma l'attrice e il suo manager non demordono e guardano avanti, a Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson, nel 2017 il film più costoso mai prodotto in Europa (più di 200 milioni di dollari con le spese di marketing). Il film è divisivo: tanti lo preferisco anche ad alcuni Star Wars e altri ancora non riescono ad andare oltre tutto quel green screen e quelle dinamiche fin troppo "francesi" inserite in un contesto blockbuster di questo tipo.

Besson voleva fare un nuovo Quinto Elemento e invece gli è venuto fuori un buon adattamento del fumetto originale, che però con quell'investimento avrebbe dovuto essere grandioso. Curiosamente, in contesto, la recitazione della Delevingne non è neanche così pessima, accompagnata dal ben più bravo Dane DeHaan, ma il problema del film è stato che - detta in soldoni - non è interessato davvero a nessuno, né in Europa né all'estero, lasciandogli appena raggiungere al botteghino i numeri del budget, senza però rientrare nelle elevate spese totali - divenendo dunque un insuccesso da milioni di dollari. Non solo Valerian e la città dei mille pianeti è stato il terzo flop consecutivo per l'attrice, è stato anche quello che ha mandato all'aria l'Europa Corp. di Besson, già in crisi e adesso con troppi debiti da gestire per continuare a sopravvivere.

Ed è così che con capacità recitative non proprio entusiasmanti, una serie di insuccessi clamorosi e la partecipazione a un progetto che ha segnato la fine di una casa di produzione Europea di grande importanza, sono ormai tre anni che Cara Delevinge continua soprattutto con il suo lavoro di supermodella, recita in piccolissimi film indipendenti e prova la strada delle serie in streaming con Carnival Row, per ora con discreto successo. Per ora.

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