Captain Marvel: un passo indietro, due in avanti

Con il film Marvel Studios ormai da qualche giorno nelle sale, in questo articolo parliamo nel dettaglio dei suoi aspetti negativi e di quelli positivi.

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La mossa di introdurre un nuovo personaggio durante l'attesa di Avengers: Endgame è incredibilmente coraggiosa e ammirevole, e ribadisce - qualora ce ne fosse bisogno - la precisione svizzera con cui Kevin Feige sta portando avanti il suo Marvel Cinematic Universe.
Tutto il mondo sta aspettando di vedere come Iron Man, Captain America, Thor e gli altri eroi rimasti riusciranno (o meno, chissà) a sconfiggere Thanos e ribaltare le sorti dello scontro narrato in Avengers: Infinity War, e che i Marvel Studios decidano retroattivamente non solo di inserire una nuova pedina sulla scacchiera (Carol Danvers) ma addirittura anche di rivisitare l'origine stessa della formazione di supereroi (è grazie all'amicizia con Captain Marvel, scopriamo nel film, che Nick Fury deciderà di creare l'iniziativa Avengers) la dice lunga su quanto Feige abbia saggiamente (e finalmente) deciso di puntare sulla figura della donna, finora un po' lasciata da parte nel contesto del Marvel Cinematic Universe ma che nei prossimi anni sarà preponderante.

Il fatto che in tutti questi anni, da Iron Man 2, la compagnia abbia procrastinato un film stand-alone sulla Vedova Nera potrebbe davvero essere considerata l'unica macchia di un meccanismo di produzione pressoché perfetto: per la prima volta da questo punto di vista i Marvel Studios sono arrivati dopo la DC Films, che nonostante sia considerata l'eterna seconda in ambito cinecomic (o meglio, in ambito Universi Condivisi), paradossalmente è stata in grado di vedere per prima oltre l'orizzonte, sfornando Wonder Woman con due anni d'anticipo rispetto alla concorrenza.
È qui che si trova Captain Marvel al momento della sua uscita: nel fuoco incrociato fra l'inevitabile confronto con Wonder Woman e l'intermezzo che separa Infinity War ed Endgame; una posizione a dir poco scomoda, che può sì contare sulla popolarità del franchise di riferimento (MCU) per superare gli incassi stratosferici del film di Patty Jenkins con Gal Gadot, ma che contemporaneamente proprio dai fan del suo stesso franchise rischia di essere bollato come "film di passaggio". Forse perché, difatti, lo è.

Un nuovo modello di origin story

Se per Alejandro Jodorowsky un buon film è in grado di restituire un'immagine che resti con lo spettatore per tutta la vita, allora Captain Marvel potrebbe non essere un gran lavoro: a livello visivo, l'opera di Anna Boden e Ryan Fleck non sposta di una virgola il linguaggio cinematografico, manca completamente di idee o guizzi di regia che possano vantare un minimo di originalità, alternandosi fra una copia edulcorata di Guardiani della Galassia (già solo la trovata con cui James Gunn portò gli anni '80 in una space opera futuristica supera ogni semplicistico rimando agli anni '90 di cartapesta che si vedono nel film con Brie Larson) e puerili omaggi a immagini suggestive provenienti da altre opere (senza fare spoiler, c'è un passaggio identico a Interstellar).
Anche la scena nella quale l'eroina arriva finalmente alla piena consapevolezza di sé, rappresentata dal cambio di colore della sua uniforme, è completamente svuotata dall'enfasi epica che invece caratterizzava le migliori sequenze di Wonder Woman: al di là della sempre evidente e innegabile godibilità delle produzioni griffate Marvel Studios, Captain Marvel semplicemente non fa nulla per distinguersi, per avere una sua peculiarità, e fatta eccezione per l'encomiabile lavoro digitale sul volto di Samuel L. Jackson (una tecnologia già stata utilizzata in passato ma che qui viene portata al suo massimo potenziale) ha pochissimo da dire. A livello visivo, almeno. Perché dal punto di vista narrativo, invece, le cose cambiano diametralmente: è infatti la sceneggiatura il punto forte di questo episodio del Marvel Cinematic Universe, che finalmente dopo oltre venti film ha saputo rinfrescare la formula dell'origin story, rivedendola in ogni singolo aspetto.
Attenzione, non stiamo parlando in modo stretto dei dialoghi (a tal proposito i difetti sono tantissimi) ma della struttura: già l'inizio in medias res - mutuato da Infinity War - è del tutto inedito rispetto ai vari Iron Man, Hulk, Thor, Captain America, Ant-Man, Doctor Strange, Black Panther, e imposta il ritmo di un film che, strutturalmente, è molto originale nel suo genere. Lo spettatore è accompagnato passo dopo passo nella storia della protagonista, che inizia come Vers e diventa Danvers nel corso di 120 minuti serrati, pieni di sorprese, che coinvolgono chi guarda perché condivide il punto di vista di Carol. Quando il film inizia la protagonista ha già i suoi poteri, ha già una missione, conosce il suo posto nell'universo... poi però scopre (e noi con lei) che quel posto forse è sbagliato, che la sua missione potrebbe essere un'altra, che i suoi poteri le sono stati dati in circostanze completamente diverse rispetto a quelle che ha sempre creduto.

Da questo punto di vista, il film può essere considerato il contraltare perfetto di Doctor Strange: l'opera di Scott Derrickson con Benedict Cumberbatch, infatti, inanellava spunti visivi e idee filmiche in sequenza, ma non aveva così tanto da dire sul piano narrativo, con una sceneggiatura talmente impostata sulla falsa riga del primo Iron Man da sembrarne a tutti gli effetti un remake (fatta eccezione per la geniale risoluzione del terzo atto).
Quella del Marvel Cinematic Universe è stata la prima saga cinematografica a impostarsi su un modello prettamente televisivo ed è fisiologico che, con tre film all'anno, di tanto in tanto arrivi quello che in tv chiameremmo "episodio riempitivo", che non vuol dire privo di una sua dignità, anzi: piazzato così, fra Infinity War ed Endgame, infiammerà ancora di più l'hype per il nuovo film dei Russo, ed evidentemente fungerà da (ulteriore) propellente per gli incassi, così come l'anno scorso i neo-fan di Black Panther si fiondarono nelle sale per seguire l'eroe nel primo dei due film crossover.
Dal punto di vista commerciale, la mossa è ineccepibile: fossimo in un ristorante di eccellente qualità, dove abbiamo sempre mangiato benissimo e nel quale stiamo aspettando, dopo un pasto lunghissimo e pieno di pietanze prelibate, il dolce finale per il quale già abbiamo l'acquolina in bocca, Captain Marvel potrebbe essere associato a quel boccone di pane che mandiamo giù più per l'attesa che per un'effettivo e irresistibile appetito.

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