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Captain Marvel, i migliori momenti del cinecomic con Brie Larson

Approfondiamo la storia di origini di Carol Danvers attraverso le sue parti più riuscite, narrative o d'azione che siano.

speciale Captain Marvel, i migliori momenti del cinecomic con Brie Larson
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Guardando alle prime reazioni di pubblico e critica, l'atteso Captain Marvel si sta rivelando in verità un film estremamente divisivo. La stampa e i portali più famosi ne riconoscono il buon impianto della sceneggiatura e le ottime interpretazioni del cast, su tutti di Brie Larson, che veste il costume della supereroina titolare, ma entrano in disaccordo comunque nel sottolinearne tendenzialmente l'inconsistenza o la validità strutturale. I più critici parlano di poco nerbo nella narrazione, solida ma ridotta a una buona efficienza dei dialoghi piuttosto che della storia, mentre la spettacolarità di un cinecomic viene a mancare per la maggior parte del tempo. I più soddisfatti la considerano una produzione valida e una delle migliori storie d'origini della Marvel.
Le reazioni del pubblico sono più o meno simili, ma tutto trascende in due poli ancora più estremisti quando il discorso tocca vette culturali e politiche in relazione alla tematica femminista: c'è chi la considera ben approfondita e inserita nella storia e chi, invece, un mero pretesto per ingigantire l'hype del film - oltre che elemento di odio contro i maschi bianchi -, il che andrebbe anche a ricadere sulla qualità generale del progetto.
Il clima non è onestamente dei migliori, tra le tante polemiche che hanno accompagnato l'uscita del cinecomic, ma questa accoglienza mediamente polarizzata è di per sé un buon motivo per correre in sala a vedere Captain Marvel, per farsi innanzitutto un'idea sul perché di tale divisione, ma anche per godere di un film importante nell'economia della mitologia del MCU. E se questo non bastasse, oggi siamo qui per darvi altri buoni motivi per non perdere il titolo di Anna Boden e Ryan Fleck in sala, approfondendone i momenti migliori.
[ATTENZIONE, IMPORTANTI SPOILER A SEGUIRE]

The Best Of...

Provando a procedere con ordine, iniziamo proprio dall'incipit già approfondito nella nostra recensione. Perché funziona ed è tra i migliori momenti del film? Perché si apre su un pianeta, Hala, a noi sconosciuto (nel MCU), mostrandone anche sprazzi di vita quotidiana. È una scenografia in CGI ricchissima di dettagli che dà anche carattere all'Impero Kree.
Sempre nell'introduzione, si avverte subito il senso di "focus" sulla protagonista, Carol Danvers, e sul suo passato, elemento preponderante del cinecomic. Sembra poi di essere all'interno di un film di Star Wars, che si sposta velocemente da una Galassia all'altra e passa con uno schiocco di dita (non quello di Thanos) a pianeti con caratteristiche completamente differenti. Prende nota da Guardiani della Galassia e struttura da lì un discorso narrativo spaziale con connotati drammatici e sci-fi significativi, che trascinano di peso la storia dove deve andare, senza mai perdere tempo.
Da qui si passa alla sequenza dell'Interrogatorio Skrull, che si sviluppa in verità all'interno della mente della Denvers, in una sorta di navigazione artificiale tra i ricordi della protagonista, alla ricerca di un indizio su Mar-Vell (Annette Bening). La voce di Talos (Ben Mendelsohn) ci guida in questo viaggio nel passato di Carol, costretta a rivivere alcuni momenti più e più volte, mentre le indicazioni dello Skrull si fanno sempre più decise ("Adesso zooma", "Ora torna dov'eri"). È una sequenza forse un po' troppo lunga, quando però comincia a giocare con il labirinto cognitivo, sensoriale e psicologico della Denvers diventa estremamente efficace e intrigante, in un ripetersi di situazioni che si fanno man mano sempre differenti e hanno come unico scopo l'identificazione di Mar-Vell nella vita di Carol.
Captain Marvel riesce a liberarsi e comincia una fuga rocambolesca a piedi scalzi nella nave avversaria, mettendo uno dopo l'altro fuori gioco i vari nemici. Curioso come, al funzionare della fuga, obiettivamente ben ideata, non riesca a colpire la tecnica di ripresa dei vari e piccoli scontri all'interno di questa macro-sequenza, il che è decisamente paradossale.

Si arriva così sulla Terra dove finalmente, dopo varie peripezie, inizia a svilupparsi il rapporto tra Carol e Nick Fury (Samuel L. Jackson), la parte più sostanziosa e riuscita del film. Tra i due interpreti si crea un feeling palpabile che riesce a renderli non solo credibili, ma anche estremamente legati emotivamente e amichevolmente, aiutandoli a dare spessore a ogni scambio di battute, da quelle più ironiche a quelle più serie. C'è questo preponderante tono alla buddy cop movie perché entrambi sono tutori della giustizia e la loro missione ha venature poliziesche, e nel mentre "delle indagini" il rapporto si evolve e si fa sempre più forte, più intimo: lei si dimostra una scavezzacollo aliena pronta a usare i suoi poteri per scoprire la verità sul suo passato e aiutare Fury, mentre lui, da umano senza poteri, cerca di fare comunque la sua parte, rimettendoci puntualmente, anche se poi ne esce vincitore.
Ottimo, poi, l'utilizzo degli Skrull all'interno della storia, così come quello dei Kree. Che l'Impero guidato dall'Intelligenza Suprema non sia tra "i buoni" è cosa risaputa, ma ribaltarne direttamente il ruolo e renderlo, in sostanza, il grande villain del film non era tra le cose più scontate. Nel farlo, inoltre, gli Skrull assumono il ruolo opposto, cioè degli oppressi, continuamente attaccati dai Kree nella loro ricerca di un nuovo pianeta dove vivere.

Questo è il più grande plot twist del film, che rende inoltre Talos un alleato magnifico, il capo di una razza di emarginati che tenta con ogni mezzo possibile - e generalmente in modo pacifico - di adattarsi ai nuovi mondi nei quali spera di mettere radici, vivendo in armonia con gli altri, in tranquillità, lontani dalla guerra. Notate qualcosa di familiare? La tematica dell'immigrazione, del clandestino e del dipinto mediatico che se ne fa, viene fuori d'improvviso e con una potenza concettuale inaudita: intere vite da debellare descritte come pericolose e inutili, senza guardare al quadro più ampio delle cose, senza provare empatia ma solo disgusto e paura per delle persone, che abbandonando ogni cosa, vogliono solamente sopravvivere, mimetizzando persino il loro vero Io.
Per chi non lo sapesse, gli Skrull non sono mai stati raccontati con questa umanità o queste caratteristiche nei fumetti, il che rende l'intuizione della Boden e di Fleck assolutamente unica e originale, una trovata che dà un senso più ampio a Captain Marvel, che fa prendere un'altra netta posizione agli Studios di Kevin Feige alla lotta contro l'odio nelle sue forme più infime e, purtroppo, attuali.
Passando all'azione, abbiamo già avuto modo di spiegare come il cinecomic non brilli sotto questo specifico aspetto, ma nel suo generale anonimato Captain Marvel riesce a regalare due scene abbastanza riuscite. La prima comincia dall'esplosione dei poteri di Carol, che si libera dai legacci dei Kree e concede anima e corpo alla sua parte umana, quella più forte, la stessa che l'ha sempre aiutata a rialzarsi. Da lì parte Just A Girl dei No Doubt, che accompagna la scazzottata tra lei e i membri della Star Force per un paio di esaltanti minuti. Poi, sempre più in alto e sempre più veloce, all'arrivo della Flotta Kree guidata da Ronan, Captain Marvel vola nello spazio e comincia a distruggere ogni singola navicella a colpi di energia fotonica. È un momento esaltante di per sé, senza bisogno di costruire un qualcosa intorno per funzionare o fare bene (certo, si può sempre fare meglio), con l'unica pecca di durare soltanto pochissimi minuti.
E infine Goose, che in quanto gatto e alieno, protagonista animale del film e compagno fidato tanto di Carol quanto di Nick Fury, è ufficialmente tra le migliori mascotte Marvel di sempre - insieme a Baby Groot, ovviamente.

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