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Captain Marvel e l'enpowerment femminile nella casa delle Meraviglie

La supereroina MCU interpretata da Brie Larson è pronta a portare al cinema il potere dell'emancipazione e della piena consapevolezza di sé.

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Il mondo ha bisogno di più supereroine. La storia ha visto grandi nomi femminili succedersi nel corso degli anni, legati a scoperte scientifiche importantissime (Marie Curie, Rita Levi-Montalcini), a cambiamenti socio-culturali di impatto rivoluzionario (Rosa Parks, Aung San Suu Kyi) e alla lotta per il riconoscimento della parità dei diritti delle donne (Clara Zetkin). Una lotta che si è sempre prefissata - tre le molte altre cose - l'obiettivo di modificare e soprattutto convalidare civilmente e umanamente il ruolo della donna nella società contemporanea, che oggi più di ieri sembra quantomeno più consapevole e aggiornata sulla disparità in essere e soltanto recentemente in fase di mutamento.
In questo grande rinnovamento uscito da poco dalla sua fase embrionale, parte del cinema e diversi produttori - nel loro piccolo - hanno saputo leggere attentamente le esigenze non solo delle minoranze, ma anche del rinvigorito potere femminile e femminista, lavorando con coscienza (almeno, nella maggior parte delle volte) per dare pieno sostegno ai diritti paritari, che si tratti di un equo compenso o di una rappresentazione realistica della donna.
Si tratta di superare concezioni vecchio stampo di una cultura maschilista radicatasi prepotentemente nella storia, che ha saputo fare tanto male al sesso cosiddetto "gentile" e che oggi si ritrova al centro di un processo di eradicazione etica e morale senza precedenti nel mondo dell'intrattenimento. È sacrosanto, insomma, che le donne ricevano giusta rappresentanza in ambito artistico e una valida rappresentazione in termini qualitativi sul grande schermo, in televisione, nei libri e in qualsiasi altro media.

Superpotere alle donne

È per questo che, come Wonder Woman, la Captain Marvel del MCU arriva nel 2019 per riscrivere parte della genetica cinecomic, andando a raddoppiare il cromosoma X messo spesso in ombra dal compagno Y, rafforzando in un processo di transazione la potenza e la presenza femminile nel genere. A differenza della compagna DC, il personaggio dei Marvel Studios non ha alle spalle una spinta importante dai movimenti mee too o time's up, nati proprio nel 2017 in seguito a tutti gli scandali sessuali e di disparità portati alla luce dai quotidiani o dai magazine americani.
In quel caso - forse involontariamente - Wonder Woman ha cavalcato fin troppo quell'onda di rabbia rivoluzionaria, rappresentando più per tematica che per valenza qualitativa un efficace strumento cinematografico nel quale riconoscersi e sentirsi valorizzate in quanto donne, basato soprattutto sull'emancipazione e sulla piena decisione delle proprie azioni.
A prescindere dal risultato finale, comunque, c'è da dire che il cinecomic DC ha saputo condensare con intelligenza e lungimiranza tutto un discorso femminista in ambito hollywoodiano, mettendo alla regia di un cinecomic Patty Jenkins e raccontando con consapevolezza la storia di una donna, amante e guerriera, emotiva e brillante, bellissima e saggia.

Ha introdotto con cognizione di causa la donna come protagonista sfaccettata di un cinecomic, genere fin lì presieduto da protagonisti maschili e accompagnati da figure femminili quasi sempre male abbozzate, da salvare o maldestre salvatrici, cioè considerate insufficientemente capaci di combattere intellettualmente o anche fisicamente contro qualsivoglia cattivo e utilizzate invece come ancore morali o emotive dei personaggi principali - vedi Amy Adams ne L'Uomo d'Acciaio o anche Rachel McAdams in Doctor Strange.
In un periodo dove invece l'inclusività sembra ormai prerogativa primaria degli studios - a volte ipocritamente -, l'accento è adesso posto proprio sulla donna anche in ambito cinecomic, sia dietro che davanti alla macchina da presa, e Captain Marvel ne è un esempio lampante.

Alla regia e alla co-sceneggiatura c'è un duo, formato da Anna Boden e Ryan Fleck, ma all'intero dello stesso è proprio la Boden a plasmare la Carol Danvers (Brie Larson) donna e quindi a modellarne la struttura psicologica da un punto di vista prettamente e onestamente femminile. La Larson sembra al contempo una protagonista carismatica, decisamente forte, sicuramente preparata a un ruolo così importante, volto in particolar modo all'affermazione della donna supereroina in un universo cinematografico che ha finora visto soltanto donne super co-protagoniste.
Anzi, Captain Marvel va anche oltre, perché fa di Carol Danvers la donna più potente dell'Universo, regalandogli un ruolo di estrema importanza anche nel prossimo Avengers: Endgame, dove la sua rilucente forza energetica potrebbe essere forse la scintilla di speranza definitiva contro una nuova minaccia in arrivo, più grande persino di Thanos (almeno così sembrerebbe). L'apice massimo - per ora - dell'enpowerment femminile in ambito cinecomic.

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