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Capitan Bretagna e il MCU: i tempi sono maturi per un debutto in grande stile?

In dieci anni hanno corso rischi, macinato consensi e grandi incassi: è ora che i Marvel Studios diano una possibilità anche al Guardiano dell'Omniverso.

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Ian Fleming nel 1953 scrive il primo romanzo dedicato al suo James Bond. È la nascita di un leggenda della letteratura, l'arrivo di quella che sarà conosciuta come la Spia al servizio di Sua Maestà, inglese fino al midollo, elegante, signorile, maschilista (ma negli anni '50 era normale) e uomo d'azione e di grande intuito.
Il panorama letterario trova quindi nella figura dell'Agente 007 uno dei suoi grandi eroi britannici per eccellenza, forse secondo solo a Sherlock Holmes, ma non è il figlio artistico di Fleming a interessarci oggi, quanto invece il modello fumettistico di supereroe inglese introdotto dalla Marvel nel 1976 con Capitan Bretagna.
A ideare questa sorta di prototipo di supereroe dotato di superpoteri totalmente Made in England ci hanno pensato Chris Clermont, già dietro agli X-Men, e il disegnatore Herb Trimple, prendendo soprattutto spunto dal lavoro di ricodificazione stilistica e concettuale dei "super" conclusosi pochi anni prima nella Silver Age.
Nella sua essenza, secondo le intenzioni dei creatori, Capitan Bretagna doveva rappresentare la perfezione morale e fisica inglese, un po' come era stato Captain America per gli Stati Uniti, ovviamente tipicizzando il personaggio secondo alcuni canoni comuni nazionali.
Il fumetto è stato inizialmente distribuito nel solo territorio britannico, ma dato il successo si è cominciato ben presto a esportarlo e a far incrociare le varie trame tra Capitan Bretagna e gli altri supereroi Marvel, lasciando al personaggio di Clermont e Trimple un ruolo molto importante come protettore dell'Omniverso, uno dei tanti universi della Casa delle Idee. Un "luogo" questa volta magico e antico, estremamente sensibile come quello spaziale e il Multiverso protetto invece da Doctor Strange.
Un personaggio, insomma, che meriterebbe assolutamente un posto tra le fila del Marvel Cinematic Universe, per il quale i tempi sono finalmente maturi.

"Not so mutant", con le vocali aperte

Vero nome del nostro beneamato supereroe al servizio di Sua Maestà è Brian Breddock ed è un mutante, o meglio, è un magi-mutante. Significa che non è un personaggio dotato sin dalla nascita di un particolare gene X, ma soltanto un umano al quale sono stati donati dei particolari poteri tramite la magia.
Nasce e cresce nell'Essex da una famiglia aristocratica, non così ricca ma abbastanza altezzosa da non permettere a Brian di legare con ragazzi della sua età appartenenti a classi sociali inferiori.
Ha un fratello maggiore e una sorella gemella, Elizabeth Braddock: sì, la futura Psylocke, che in X-Men: Apocalisse è già stata portata sul grande schermo con il volto di Olivia Munn. Data la sua natura "mutante ma non troppo", Capitan Bretagna non è mai appartenuto alla Fox ma è sempre rimasto tra le salde mani dei Marvel Studios, che però non lo hanno mai sfruttato dato il suo bacino di lettori, non così imponente neanche tra i super "minori" nel mercato mainstream.
Con il rientro degli X-Men e dei Fantastici Quattro a casa, il momento adesso è davvero propizio per lanciare il supereroe inglese al cinema, magari in un film stand-alone dedicato alla sua storia d'origini.
Si parlava di magia, ma non fraintendete: non ciò che abbiamo visto in Doctor Strange, con le tecniche e le filosofie orientaleggianti che prendono il sopravvento su un'arte tipicamente fantasy-medioevale. Proprio questo ultimo ambito si confà a Capitan Bretagna, che infatti diventa tale grazie a dei poteri donatigli nientemeno che da Merlino - sì, quello di Re Artù e la Tavola Rotonda - e dalla diretta discendente, Roma, Guardiana dell'Omniverso.
A Brian viene proposta una scelta: divenire un guerriero di prima classe, di spirito feroce e fisicamente potentissimo, optando per la "Sword of Might", la Spada del Potere, o un Guardiano illuminato, superdotato, abile e con grandi poteri magici scegliendo invece "l'Amulet of Right", l'Amuleto della Giustizia.
Non sentendosi uno spirito guerriero, Brian decide di rimettersi all'Amuleto, divenendo così Capitan Bretagna, uno dei Guardiani dell'Omniverso magico, una sorta di grande agglomerato di dimensioni del creato, ognuna protetta da un Capitan Bretagna differente. L'insieme di tutti forma il Corpo dei Capitan Bretagna.
Cosa sarebbe però successo se avesse scelto la Spada del Potere? Beh, sarebbe divenuto il Cavaliere Nero, personaggio nei cui panni si sono succedute cinque diverse iterazioni, con il solo punto in comune di essere caduti tutti in una spirale di follia dettata dal potere incredibile della spada.
Ci fa essere molto felici scoprire in questi giorni che, ormai a corto di personaggi importanti da lanciare su grande schermo - oltre ai sicuri reboot degli X-Men e dei Fantastici 4 e, forse, del bel Moon Knight -, la Marvel pare abbia finalmente optato per un adattamento di Capitan Bretagna.

I rumor in realtà si spingono ben oltre, affermando come gli Studios abbiano già prenotato i Pinewood Studios per le audizioni di un progetto conosciuto come Captain Britain and the Black Knight, il che farebbe chiaro riferimento alla natura d'origini del progetto e al focus sui due personaggi protettori dell'Omniverso, che sarebbero lanciati insieme in un unico film.
A quanto pare, inoltre, ai provini dovrebbe essere presente Guy Ritchie (Sherlock Holmes, King Arthur), uno dei registi inglesi più talentuosi, pop e scatenati mai apparsi sulla scena cinematografica britannica. Questo renderebbe le cose ancor più interessanti, dato che Ritchie sta già lavorando con la Disney al live-action di Aladdin, quindi la società potrebbe avergli proposto il progetto durante la lavorazione del film, magari ammirando l'operato svolto durante le riprese.
Il progetto permetterebbe inoltre a Ritchie di potersi prima dedicare alle riprese di Sherlock Holmes 3, anche se non è ancora detto sia lui a sedere dietro la macchina da presa, rendendo in questo modo i prossimi tre o quattro anni della sua carriera ben occupati da progetti davvero importanti.
Nel nostro piccolo, non sappiamo pensare a un regista migliore per portare sul grande schermo un idolo inglese come Capitan Bretagna, al quale hanno anche dedicato parte del loro talento scrittori come Alan Moore e disegnatori del calibro di Alan Davis. Un'icona che, proprio come James Bond, non può essere affidata che a un regista di origini insulari.