C'era una volta a Hollywood nel primo trailer: un canto d'amore al cinema

Il nono film di Quentin Tarantino si mostra in tutto il suo splendore anni '70, in un urlo appassionato alla Hollywood che fu, dentro e fuori gli studios.

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Più delle lodi e delle citazioni al cinema western (anche spaghetti) nei suoi Django Unchained o The Hateful Eight e oltre ogni inchino al pulp de Le Iene, il nono film di Quentin Tarantino sembra mostrarsi già come una grandiosa summa del suo incredibile lavoro. Che il regista di Bastardi senza Gloria sia un grande amante - oltre che conoscitore - dei generi lo sappiamo ormai da tempo, da quelli di serie B fino anche alla Z: un alfabeto cinematografico che sfoglia costantemente nel suo palazzo mentale, a servizio del caso. Miscela e unisce, disfa e rimonta i tasselli di questa straordinaria arte senza soluzione di continuità, creando sempre qualcosa di nuovo e a suo modo sbalorditivo, senza inventare nulla, eccetto quel suo modo di scrivere tanto imitato ma praticamente inimitabile.
Il suo talento risiede proprio nell'omaggio e nella derivazione, però illuminata dal genio e mai banale o scontata, perché rimessa strettamente al servizio della sceneggiatura, terreno fertile dove seminare virtuosismi per poi lasciarli sbocciare con stile su schermo, tra lunghi dialoghi pungenti e raffinati e una serie di intuizioni che mai lasciano a bocca asciutta lo spettatore.
Il cinema di Tarantino disseta l'anima: è una sorsata d'acqua limpida proveniente da una fonte arcaica e pura come quella della Hollywood che fu, dalla quale infatti non smette mai di attingere, anche per evitare di inaridire il suo estro. La storia è il corpo della sua creazione, poi curata e abbellita quasi alla perfezione nella forma, e il primo trailer di C'era una volta a Hollywood ci dà una chiarissima idea di quanto ambiziosa possa essere la sua nuova fatica.

Vite da star

Siamo sul set di quella che dovrebbe essere una serie TV, nel 1969. Stiamo per entrare negli anni '70, dopo la Summer of Love del 1967 e la Rivoluzione Hippy di fine decennio. Una delle star più amate della televisione è Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), che a quanto pare veste i panni di tale J. K. Healy in un programma di stampo evidentemente western dal titolo Bounty Low. La risoluzione è in 4:3, in un fantastico bianco e nero, e il protagonista è al centro di un'intervista al fianco della sua controfigura, Cliff Booth (Brad Pitt).
"Allora Rick, spiega al pubblico: che cos'è esattamente una controfigura?", chiede il giornalista. "Gli attori devono fare un sacco di cose pericolose", risponde Dalton, seguito da un montaggio che lo vede in azione in un paio di suoi progetti - uno solo a colori, gli altri tutti in bianco e nero. Una sparatoria, una scazzottata: "Cliff, qui, ha la parta più dura". E Booth acconsente, spronato dal giornalista: "Sì, ho la parte più dura e me ne vanto". Si intuisce da subito il rapporto amichevole e collaborativo tra i due personaggi del film: irriverente e scherzoso, ovviamente dinamico nel linguaggio come piace a Tarantino, sicuramente dissacrante a più riprese.
Li guardiamo e ci domandiamo: cosa sono disposti a fare pur di raggiungere il loro obiettivo? Perché hanno quell'aura da bravi ragazzi, da attori professionisti rodati, ma poi viene in mente che non può essere così facile e allora si aggrovigliano in testa tante ipotesi. La tv è per loro ormai obsoleta e il mondo del cinema li attende, ma la scalata è irta di ostacoli e scivolosa, specie quando le bocche da dover sfamare sono due. Si pugnaleranno alle spalle? Dalton avrà sempre bisogno della sua fidata controfigura? Booth vorrà fare il salto di qualità? Tutti interrogativi che per ora non possono trovare risposta, ma che danno quel piglio in più a un film che in pochissimi frame si rivela già un inno d'amore a Hollywood, a quei tempi così scalmanati e accesi, in cui si poteva essere chiunque.

Il focus del trailer si sposta allora dai due protagonisti a tutto il mondo che circondava il cinema anni '60 in quel di Los Angeles, una città piena di luci, di musica, di droga e di pericoli. Vediamo una sala che si chiama Pussycat Theatre, chiaro omaggio a Kill Bill, ma anche tanti altri luoghi realmente esistiti e funzionanti, tanto movimento hippy, iconografie e moda del tempo. La ricostruzione sembra assolutamente curata nei minimi dettagli, questo anche perché il background storico sarà molto importante, visto che tra i vari falsi tanto amati da Tarantino si racconteranno personaggi e situazioni che hanno segnato quell'epoca.
Su tutti, ovviamente, gli omicidi della Manson Family, il gruppo di ragazzi e ragazze guidati dal carismatico e affascinante Charles Manson, qui interpretato da Damon Herriman e che possiamo finalmente ammirare in tutta la sua somiglianza con il vero mandante degli omicidi. Vittima più celebre della follia di Manson fu Sharon Tate, moglie di Roman Polanski ritrovatasi nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo.

La vediamo interpretata nel trailer dalla splendida Margot Robbie, tra bagni in piscina, balli e divertimento. Si tratta di un teaser, quindi la parte che quasi certamente Tarantino curerà con gioia exploitation o gore è tenuta nascosta, guardando anche all'importanza centrale che avrà nell'economia dell'arco narrativo dedicato alla Tate, ma per ora ci accontentiamo di questo assaggio.
Dicevamo del canto d'amore a Hollywood, ai suoi eccessi e ai suoi protagonisti. Mentre passa in sottofondo Bring A Little Lovin' dei Los Bravos, il regista monta a pennello delle scene che ritraggono infatti Mike Moh nei panni del mitico Bruce Lee, in un divertente siparietto con Brad Pitt che si preannuncia già una delle scene più divertenti e iconiche del film.

A meno che in questo preciso punto C'era una volta a Hollywood non abbia subito un salto temporale di qualche anno, la presenza di Lee dovrebbe essere per il suo primo piccolo ruolo in America, nel film L'investigatore Marlowe, girato proprio nel 1969. Questo spiegherebbe anche perché Booth lo sfidi a combattere dopo avergli risposto a tono - sempre che non si tratti di qualche scena di un film.
Lo stacco ci catapulta altrove, fino ad arrivare allo "stop" del regista che chiama la fine delle riprese di un progetto che vede protagonista Dalton, questa volta probabilmente cinematografico. Ha capelli lunghi e baffi da redneck e si sta riposando. Una bambina si avvicina e gli fa: "Questa è stata la scena meglio recitata che abbia mai visto in tutta la mia vita". Rick guarda in aria, commosso e felice: "Rick bastardo Dalton!". La faccia di Leonardo DiCaprio è già da Oscar, quello che forse potrebbe addirittura prendersi il prossimo anno per questo C'era una volta a Hollywood.

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