ROMA 2010

Speciale Burke&Hare - Intervista a John Landis

John Landis ci parla di Burke & Hare, la sua ultima macabra commedia

Speciale Burke&Hare - Intervista a John Landis
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Festival internazionale del film di roma, sala Petrassi. Abbiamo l'onore di incontrare, a fine proiezione stampa, il regista John Landis, in sala per parlare alla platea di giornalisti del suo nuovo lungometraggio, Burke & Hare. Con l'ironia e la brillante intelligenza che da sempre lo contraddistingue, l'autore di Animal House e Un lupo mannaro americano a Londra si apre e ci racconta, senza mezzi termini, il suo modo di fare cinema.

D: Lei è da sempre apprezzato per il suo stile cinico e per la sua capacità di fondere l'horror e la commedia con risultati eccellenti. Ci dica, come crede che venga accolto il cinema di genere nell'ambito cinematografico?

John Landis: Gli horror vengono da sempre considerati film di serie b. Per quanto tutti amino parlare del cinema di genere in termini entusiasmanti raramente capita che un horror o una commedia vincano qualcosa. I critici in particolar modo sono presuntuosi, guardano sempre con occhio distaccato un film che non racconti con fare pomposo un storia introspettiva, il pubblico è il vero metro di paragone, è per questo che facciamo cinema. Io ed Annie è l'unico film che abbia vinto un oscar, facciamocene una ragione.

D: Lei ha esordito con un film Horror ed è ormai chiaro il suo affezionamento al genere, abbiamo notato che nel film i costumi vengono dall'Italia, è una scelta casuale o possiamo farcene un vanto?

JL: Chiaro che amo il genere, ne ho fatto una carriera. Riguardo ai costumi è vero, Italiani ed Inglesi sono i migliori nel settore ed è strano che le altre nazioni europee non riescano ad avere un livello altrettanto alto nell'ambito quindi si, potete farvene vanto.

D: Come ha avuto l'idea di girare Burke & Hare?

JL: La sceneggiatura era in una scrivania ferma da ormai sei anni, conoscevo già da tempo la storia vera della coppia di assassini e fino ad oggi tutti i film a loro dedicati avevano dei toni seriosi ed alcuni erano davvero ben realizzati. Come saprete amo le commedie con un sottotono dark e quindi io e la sceneggiatura abbiamo immediatamente convolato a nozze. Burke ed Hare erano persone terribili, la verità è molto più cruda del film, volevo rendere dolce una storia davvero atroce.

D: Lei ha lavorato spesso per la televisione (Masters of horror, serial e titoli non accreditati, ndr), che rapporto ha con il piccolo schermo?

JL: Gli studios oggi sono in mano ad imprenditori assetati di soldi, preferiscono puntare a format già usati per il cinema in modo da assicurarsi guadagni facili. La tv permette molta più creatività ma non credo che cinema e televisione siano in competizione tra loro, sono culture profondamente differenti.

D: Per quale motivo non gira spesso nuovi film?

JL: Il motivo è più semplice di quello che sembra: raramente qualcuno mi permette di girare i film che voglio e troppo spesso mi chiedono di prendere comando di film che invece non intendo girare. Io amo fare film.

D: Lei dice che i personaggi sono terribili ma il film a volte sembra dare l'idea che gli squartatori siano meglio dei committenti, è così o siamo in errore?

JL: Nel cinema ognuno vede quello che vuole e di certo non spetta al regista dare indicazioni su cosa bisogna o non bisogna interpretare. Personalmente non era mia intenzione giustificare le gesta dei due protagonisti. Nel padrino due c'è una scena meravigliosa in cui De Niro dice, parlando dei delitti orrendi commessi in vita: è il nostro business, siamo noi che l'abbiamo scelto. Io volevo che i due personaggi sembrassero simpatici.

D: Simon Pegg non fa una bella fine, è così perché fedele alla storia vera?

JL:Anche nella realtà le colpe sono state tutte attribuite ad Hare, la condanna è stata l'impiccagione seguita da una dissezione pubblica all'università di Edimburgo, la realtà è stata davvero molto cruda.

D: Aneddoti interessanti sul film?

JL: E' stato interamente girato in esterni, con l'eccezione di un solo giorno di riprese fatto sul set. Gli attori erano davvero nelle intemperie, amo girare in questo modo, è la mia maniera di fare cinema. Non sono un maniaco della post produzione, anzi, credo che quando possibile sia molto meglio sbrigare tutto sul set: per esempio in un'inquadratura del film entrava in campo un condizionatore, il direttore della fotografia insisteva per non preoccuparci sostenemmo che l'avremmo eliminata in post al computer. E' bastato spostare un attore sulla destra e il suo cappello ha coperto il condizionatore: con una mossa così semplice abbiamo girato la scena alla perfezione e risparmiato cinquemila euro.

D: A breve gireranno un film su John Belushi, cosa ne pensa?

JL: Penso che trovo agghiacciante l'idea che qualcuno interpreterà me. La morte di John fu uno shock ma bisogna parlar chiaro, era tossico e alcolizzato fino al midollo, ecco perché è successo. Ciò non toglie che fosse una persona meravigliosa e un grande amico, quella notte in casa con lui c'era anche Robin Williams, avevano fatto le stesse cosa ma a John è andata male, può capitare.


Burke and Hare Landis si riconferma un grande, non resta che ringraziarlo ed invitare i lettori a leggere la recensione del film Burke and Hare, recensito in occasione del festival qui su movieye

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