Buon compleanno Harry Potter: i migliori momenti della saga di J.K. Rowling

Oggi, 31 luglio, celebriamo il compleanno del maghetto più famoso di sempre ricordando i migliori momenti della sua avventura.

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La notte del 31 luglio, in Privet Drive, un anziano dal naso aquilino e dai capelli argentati si aggirava tra i vicoli del quartiere residenziale londinese. Sottraeva al quartiere le flebili luci dei lampioni circostanti col suo Deluminatore, prima di congiungersi a una figura che, dalle sinuose forme di un gatto randagio, si tramutò in una signora. Pochi minuti dopo, una motocicletta volante con in sella un bestiale energumeno atterrò in Privet Drive, portando con sé un fagottino con dentro un bebè. Il piccolo era appena sopravvissuto ad una tragedia: poche ore prima, in Godric's Hollow, la famiglia Potter veniva trucidata da Lord Voldemort, e il Bambino che è Sopravvissuto respinse la Magia Oscura dell'assassino destinando se stesso ad una vita di sofferenze e responsabilità.

Non solo: quella notte, il 31 luglio, era anche il primo compleanno del piccolo Harry Potter. Una ricorrenza che il protagonista, prima di aver compiuto 11 anni, avrebbe trascorso rinchiuso in un sottoscala, patendo in silenzio un'esistenza ingiustamente sfortunata. Oggi è quindi il compleanno di Harry Potter: una festività che, nei romanzi e nei film tratti dalle storie di J.K. Rowling, ha sempre avuto una valenza simbolica, soprattutto perché proprio oggi festeggiamo anche la nascita dell'autrice stessa, la quale fece coincidere i natali del protagonista con i suoi.
Per commemorare insieme il maghetto più famoso del mondo, abbiamo quindi deciso di ripercorrere i momenti più memorabili di tutta la saga, tra libri e adattamenti cinematografici. La storia ambientata nel Mondo Magico britannico rappresenta, per milioni di fan, un ventaglio di emozioni diverse e, per questo motivo, ci rendiamo conto che sarà difficile accontentare tutti in questa nostra rassegna. Abbiamo però cercato di mantenerci quanto più obbiettivi possibile, ripercorrendo le fasi topiche attraverso i 7 anni trascorsi nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Harry e la sua prima partita di Quidditch

"Non vado in cerca di guai. Di solito sono i guai che trovano me". Harry è sempre stato un ragazzo prodigio, nel bene e nel male. Tutti gli occhi della Scuola, d'altronde, sono stati puntati su di lui per gran parte del suo percorso accademico ad Hogwarts: suo malgrado, Potter era sulla bocca di tutti e qualunque suo gesto - positivo o negativo che fosse - veniva amplificato dagli echi della sua fama.
Uno dei momenti più significativi ne La pietra filosofale, prima avventura del maghetto undicenne, è il trionfo dei Grifondoro durante la prima partita di Quidditch dell'anno scolastico.

Una vittoria arrivata proprio per mano di Harry, conquistatosi un posto da Cercatore in squadra in modi non propriamente "legali". La sequenza in cui il protagonista, con grande coraggio, si incaponisce per catturare il boccino d'oro, arrivando addirittura ad ingoiarlo pur di acciuffarlo e guadagnare i punti necessari alla vittoria, è ancora memorabile.
La caparbietà del nostro emerse già in questa fase centrale della storia, tanto nei libri quanto nei film: un momento in cui l'autrice volle ribadire a chiare lettere che il suo giovanissimo eroe meritava appieno la fama che lo precedeva, un piccolo guerriero che non smette mai di arrendersi.

Sono io, Lord Voldemort

Il fascino di un capitolo come La Camera dei Segreti risiede, a parer nostro, in un'atmosfera dai toni horror, impreziosita da una scrittura in stile murder mystery. È questo, d'altronde, il cuore pulsante di tutta la trama del secondo episodio di Harry Potter, ben trasposto a nostro parere nell'adattamento cinematografico di Chris Columbus. Sono tanti i momenti marchiati a fuoco nei pensieri e nei cuori dei potterhead, a cominciare dalle terrificanti sequenze in cui il Basilisco mieteva vittime tra i corridoi oscuri di Hogwarts.

La scena madre del libro/film, però, è nel combattimento finale all'interno del covo di Salazar Serpeverde, quando una proiezione corporea di un giovane di nome Tom Riddle rivelava ad Harry la sua vera identità. Le scritte fiammeggianti, composte da rapidi movimenti di bacchetta di Riddle, rivelavano l'orrenda verità. Tom Orvoloson Riddle diventava, infatti, una tremenda frase di senso compiuto: Sono io, Lord Voldemort.

La rivelazione sul villain, oltre che sulle sue origini e sul legame che ha intessuto con Silente, diventeranno la base per una serie di retroscena futuri estremamente importanti nella lore di Harry Potter. Senza contare che il colpo di scena ci rese consapevoli di una verità ben peggiore: Lord Voldemort, già comparso in forma non esattamente umana ne La pietra filosofale, è ben più che un antagonista fisico.

È un'idea che perdura nel tempo, è un tarlo insidioso ed oscuro che si insinua nella mente altrui con una perfidia tale da incutere timore al solo pronunciarne il nome; è capace, infine, di ordire uno sterminio di massa semplicemente manipolando le persone attraverso i ricordi di un vecchio diario dimenticato.

Expecto Patronum!

Il lavoro svolto da Alfonso Cuaròn sull'adattamento de Il Prigioniero di Azkaban è probabilmente uno dei migliori dell'intera saga cinematografica. Il regista messicano seppe mantenersi fedele all'immaginario di base, immergendolo in un'atmosfera dai toni decisamente più cupi rispetto alle due pellicole precedenti. Una precisa scelta stilistica, che andava di pari passo con la crescita dei protagonisti e le conseguenti tinte sempre più dark con cui la Rowling dirigeva il racconto.

Una sequenza che ci è rimasta particolarmente impressa, al di là delle poderose incursioni orrorifiche dei Dissennatori, è il momento in cui Harry capisce che deve essere lui a lanciare il Patronus che salverà il se stesso del passato dalla morsa degli aguzzini di Sirius Black.

Proprio in questa scena, che già fu descritta egregiamente dalla Rowling del romanzo, sono da elogiare le ottime intuizioni visive di Cuaròn, che a sua volta giocò molto bene con la regia e con gli sguardi, in modo da rendere la figura di Harry del tutto confondibile ed eterea nel momento in cui lancia il suo potentissimo Expecto Patronum.
La parte finale del terzo capitolo di Harry Potter fu eclettica anche per il tema del viaggio nel tempo, una dinamica con cui l'autrice seppe destreggiarsi in maniera lucida e coinvolgente.

La rinascita di Voldemort

Forse l'adattamento de Il Calice di Fuoco risulta, per molti fan, uno dei più scialbi della gestione Warner Bros. Eppure il quarto capitolo delle avventure del giovane mago rimane cruciale ai fini degli sviluppi successivi dell'opera: le scene memorabili sono molte, dalla rocambolesca battaglia contro l'Ungaro Spinato all'incredibile seconda prova negli abissi del Lago Nero (una sequenza produttivamente sontuosa, in cui gli attori protagonisti dovettero recitare quasi interamente all'interno di enormi vasche d'acqua).

Lo snodo cruciale dell'opera, però, avviene sul finale, quando assistiamo alla scioccante resurrezione di Lord Voldemort. Al di là dell'impatto di questa sequenza - Riddle rinacque al termine di un macabro rituale in cui vennero fuse le ossa di suo padre, il sangue di Harry e la mano di Codaliscia - la rinascita di Colui Che Non Deve Essere Nominato, tornato in forma umana ma con un terrificante e mortifero aspetto serpentino, segnò una direzione narrativa completamente nuova per la saga: un clima di terrore nel Mondo Magico che si ripercosse soprattutto nel quinto capitolo.

Il sacrificio di Sirius Black

Un addio, quello dello sfortunato prigioniero di Azkaban, che fa ancora male ai cuori spezzati di tutto il fandom di Harry Potter. Al termine de L'Ordine della Fenice si consumò uno spettacolare duello tra Voldemort e Silente, negli androni del Ministero della Magia: prima, però, Harry fu costretto a dire addio al suo amato padrino, che scelse di sacrificarsi pur di salvare il figlio dei suoi migliori amici.

Una morte giunta per mano di sua cugina, la perfida e folle Bellatrix Lestrange: un delitto che rimane impresso a fuoco nella mente di Harry, il quale cerca in tutti i modi di vendicare la morte del povero Sirius.

La drammatica morte di Albus Silente

Forse Il Principe Mezzosangue non è tra i film più brillanti della saga, ma i suoi avvenimenti rappresentano un cruciale e doloroso antipasto a I Doni della Morte. La penultima avventura di Harry Potter segna l'inizio di nuove turbe adolescenziali, ma al tempo stesso getta le basi per l'oscuro intreccio che coinvolge il capitolo finale della saga: la caccia agli Horcrux.

Anche in questo caso il momento più importante dell'opera risiede in una morte: quella di Albus Silente, giunta per mano di Severus Piton. Le rivelazioni sul docente di Pozioni, giunte proprio durante il sesto anno, furono scioccanti e crudeli: solo in seguito i fan avrebbero scoperto la verità sul suo comportamento, oltre al fatto che fu Dumbledore in persona a ordinargli di scagliare l'Avada Kedrava.
La lenta caduta di Silente dalla torre dell'orologio del castello fu drammatica e dolorosa: forse, in questo caso, l'adattamento non fu del tutto all'altezza della controparte cartacea, che scelse di mostrarci anche i toccanti funerali del saggio e potentissimo mago.

Dopo tutto questo tempo? Sempre.

I Doni della Morte è un'opera complessa, matura, per certi versi anche traumatica. Al punto che David Yates, attuale director di Animali Fantastici, scelse di dividere la trama in due parti. Volendo intendere il progetto come un'unica opera, al pari del romanzo, sono diversi i momenti che non dimenticheremo mai: le continue fughe dai Mangiamorte, il litigio tra Harry e Ron, l'incursione alla Gringott, le morti di Dobby, Lupin, Tonks e di Fred Weasley.

La battaglia di Hogwarts, Harry che torna in vita, il coraggio di Neville. Su tutte, però, è sicuramente il flashback che svela la verità su Piton a rappresentare il momento più importante.
La psicologia del personaggio, interpretato magistralmente dal grande Alan Rickman, viene messa a nudo, i suoi veri sentimenti nei confronti di Harry, Lily e James Potter vengono a galla, così come il suo piano per introdursi tra i Mangiamorte per conto di Silente e la sua incredibile fedeltà ad Hogwarts.

Non di meno, l'amore per Lily, la disperazione per la sua morte in quel tragico 31 luglio. Quel suo dolore, così forte da consumarlo, fino a trasformarsi in odio verso il figlio del suo più detestato rivale. Eppure un personaggio così vero ed umano, così tragico ed intenso da ritrovare lo sguardo della sua amata Lily negli occhi verdi di Harry.
Una figura così cruciale da svelarci, attraverso i suoi ricordi, anche la verità sulla Profezia di Harry, sul drammatico destino che il giovane capisce di dover compiere. Un antieroe che ancora oggi ci commuove. Dopo tutto questo tempo, direte voi? Sì: Sempre.