Bumblebee, aspettative e speranze sullo spin-off di Transformers

Il film diretto da Travis Knight racconterà il passato dell'Autobot senza nome, alla fine degli anni '80, nel vivo della Guerra su Cybertron.

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È tempo di spin-off, in casa Transformers. Michael Bay si è soffermato a lungo sulla trasposizione cinematografica dei famosi giocattoli Hasbro, tenendo occupata la sua carriera per dieci lunghi anni con il franchise a marchio Paramount, ma è arrivato ora il momento di voltare pagina. Non solo per gli scarsi incassi dell'ultimo Transformers: L'ultimo cavaliere, che con un budget di 205 milioni di dollari (escluse spese di marketing) si è portato a casa soltanto 605 milioni nel mondo, ma anche perché la curatela bayiana è giunta al termine, questa volta veramente, senza pericolosi ritorni di fiamma dettati da cachet di una certa rilevanza.
Il punto è: la saga cinematografica dei Transformers è divenuta terribilmente esagerata, non sempre in positivo. Connessioni storiche tra il ridicolo e il forzato, sceneggiature senza né capo né coda ricolme di catch phrase o dialoghi fin troppo ironici - improntanti al non sense o alla battuta facile e sciocca - o anche l'utilizzo degli attori protagonisti. Nelle mani di Bay viene tutto fagocitato dalla spettacolarizzazione puntuale della scena, compresa la storia, che vuole apparire grande ed epica e si rivela invece - almeno nella sua generalità - un bel disastro.
Allora è tempo di cambiare e puntare su qualcosa di uguale ma diverso. È tempo di Bumblebee.

Un passo indietro per andare avanti

Quello che risulta chiaro, guardando il materiale promozionale di Bumblebee, è che la Paramount abbia voluto distanziarsi almeno in parte dall'impronta stilistica di Michael Bay, tornando con prepotenza al focus iniziale della saga cinematografica: l'amicizia interspecie. Sì, quella che tanto abbiamo amato proprio in capolavori degli anni '80 come E.T. di Steven Spielberg o Navigator di Randal Kleiser - per citarne due tra i più amati. E quale modo migliore di tornare indietro per andare avanti se non raccontare la storia di Bumblebee, parte aliena nella tematica dell'amicizia già a partire dal primo film?

Nessuno, ovviamente, per accontentare i fan di lunga data dei Transformers sia la sceneggiatrice Christina Hodson che il regista Travis Knight hanno scelto come ambientazione per questa nuova storia proprio gli anni '80, così da cavalcare anche il tanto blasonato effetto nostalgia che Hollywood ha già domato da tempo.
A quanto pare, la storia parte da Cybertron, dove infuria la guerra tra Autobot e Decepticon. Il look dei Transformers "da battaglia" sembra già eccezionale, ispirato e molto fedele alle prime edizioni dei giocattoli Hasbro, così come la ricostruzione del pianeta d'origine di Optimus Prime e Bumblebee, certamente non nel suo periodo più florido ma neanche in versione post-apocalittica. Non è chiaro se la trama si svilupperà tramite una narrazione lineare o sfasata, il che potrebbe porre la guerra su Cybertron e l'arrivo di Bumblebee sulla terra nel bel mezzo del film - con l'utilizzo di lunghi flashback -, così da iniziare il lungometraggio con il primo incontro tra l'Autobot già senza voce e l'adolescente appassionata di macchine Charlie Watson (Hailee Steinfeld).
L'amicizia, come spiegavamo, sembra giocare un ruolo centrale nel film, che appare molto più intimo rispetto a Transformers e incentrato sul rapporto di reciproco aiuto e crescita dei protagonisti. Sia Bumblebee che Charlie sono infatti dei "reietti", per così dire: il primo si ritrova in un mondo sconosciuto, ferito e senza voce, mentre la seconda è la classica ragazzina emarginata e incompresa, anch'essa alla ricerca del suo posto nel mondo. Da qui, poi, si svilupperanno le storyline della ricerca dell'AllSpark e quella della difesa di Bumblebee dalle grinfie dal governo, rappresentato nel film dall'Agente Burns (John Cena), elemento che lo pone più di tutto vicino ai cult degli anni '80 sopraccitati.
Auspicabile anche un cambio di rotta in termini di regia. La puntualità esplicativa dell'azione di Bay è sempre un bene, sia chiaro, perché in pochi riescono come lui a gestire tanti effetti e tanti cut in un solo film, confezionando un prodotto pieno di CGI e VFX dalle scene sempre comprensibili, ma adesso servirebbe la stessa grinta messa al servizio della costruzione "elegante" della scena. In quest'ottica, la scelta di Travis Knight sembra vincente.
Il regista viene infatti dal mondo dell'animazione in stop-motion, che richiede occhio clinico, visione e tanta pazienza, tutte virtù necessarie al confezionamento di sequenze action sì spettacolari, ma anche raffinante nella loro esagerazione.
Il connubio che Bumblebee sembra insomma promettere - lo stesso che vogliamo - è proprio quello tra intimità della storia e spettacolarizzazione dell'azione. Poi si sa: tra il promettere e il rispettare...

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