Buddy Cop Movies: i migliori 5 titoli di sempre

Ora che con Bad Boys for Life torna la magica coppia Will Smith/Martin Lawrence, ecco una classifica dei migliori 5 Buddy Cop Movies di sempre.

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Sparatorie, vicoli fumosi, criminali spietati, colleghi poco collaborativi, battute fulminanti, incomprensioni, caratteri agli antipodi, inseguimenti, colpi di scena... ma in mezzo sempre loro due, sempre i due piedipiatti inseparabili, sempre Martin Lawrence e Will Smith, che tornano una terza volta con la Buddy Cop Saga di Bad Boys. Al di là del successo del duo, il Buddy Cop Movie è un sottogenere cinematografico consolidato da decenni, una formula vincente adattabile a più generi cinematografici, in cui la presenza di due caratteri agli antipodi, due personaggi totalmente diversi ma complementari, ha sempre incontrato i gusti del pubblico.
Anche il genere fantascientifico, quello puramente action e persino i cinecomic del nuovo millennio ne hanno copiato la struttura, ma i Buddy Cop Movies rimangono inimitabili per efficacia, non solo per aver sublimato il concetto di "bromance" cinematografica, ma anche per il numero elevatissimo di romanzi noir, gialli, di graphic novel a cui sono connessi.
In occasione dell'uscita del terzo capitolo della saga di Bad Boys, ecco per voi la selezionatissima lista dei migliori 5 Buddy Cop Movies di tutti i tempi.

5) Bad Boys

Anno del Signore 1995, un tornado si abbatte sui botteghini di tutto il mondo, un blockbuster come non se ne sono mai visti: si tratta del primo lungometraggio di un regista californiano che si è fatto un nome nel mondo dei videoclip, che stanno portando MTV a livelli di popolarità mai visti prima.
Si chiama Michael Bay e ha deciso di fare un Buddy Cop Movie con protagonisti due stelle del piccolo schermo, fino a quel momento non molto considerate in sala: Will Smith e Martin Lawrence, nei panni rispettivamente di Mike Lowrey e Marcus Burnett, sgangherati detective della narcotici di Miami.
I due sono agli antipodi. Mike è il classico donnaiolo, scavezzacollo, impavido ma pure narcisista e indocile, Marcus invece aspira a essere un tranquillo padre di famiglia, un poliziotto onesto e senza problemi disciplinari, ma è sempre trascinato dall'amico in grossi guai.
Primo di tre film (se il terzo avrà lo stesso successo degli altri due lo sapremo presto) che hanno fatto la fortuna di Bay e dei due attori protagonisti, Bad Boys ha tutto per stare tra i primi cinque. Scene d'azione adrenaliniche, un montaggio e una regia tra le più innovative degli anni '90, e soprattutto l'aver messo da parte il cliché del detective bianco (quasi sempre il vero protagonista) e detective nero (spesso relegato nella parte del comico e un po' buffone).

Qui invece, per la prima volta e con un successo che nessuno poteva prevedere, Bay riscrisse i canoni della "Buddy Cop Comedy", non solo esteticamente, ma anche narrativamente, mettendo assieme due sbirri afroamericani sui generis, amici da molto prima di entrare in polizia e dotati di una doppia personalità molto interessante.
Mike, infatti, dietro l'aria da latin-lover di una Miami modaiola e adrenalinica, nasconde un'indole ben più romantica e idealistica di quanto sembri, mentre Marcus è in realtà un maniaco del controllo, stressato, sempre sul punto di esplodere.
Assieme i due danno vita ad alcuni sketch e intermezzi comici assolutamente irresistibili, ma senza rinnegare l'anima action o il tema dell'amicizia virile.
Sicuramente tra i migliori blockbuster degli anni '90, soprattutto grazie alle loro frequenti liti e discussioni, parodia e decostruzione di tanti cliché del genere poliziesco.

4) Men in Black

Direttamente collegato per molti aspetti a tanti Buddy Cop Movies storici (tra cui diversi in questa classifica) ma capace di portare il tutto su un piano fantascientifico e fantasy, troviamo uno dei film più cool dei Nineties, meraviglioso omaggio ai monster movies e sci-fi anni '50, al poliziesco e al mondo dei fumetti, primo di una saga con due seguiti e un dimenticabilissimo reboot.
Men in Black, diretto da Barry Sonnenfeld, ha come protagonista inizialmente il duro, freddo e determinato Agente K (Tommy Lee Jones), parte dei Men in Black, un'agenzia segreta che ha il compito di regolare il traffico degli extraterrestri sul nostro pianeta. K ha bisogno di trovare un altro partner, visto che il precedente si è dovuto ritirare per l'età troppo avanzata.
Contravvenendo a ogni logica, il selezionato risulta essere il ribelle, sardonico e super-atletico agente della Polizia di New York James Edwards (Will Smith), che ha da poco avuto un incontro ravvicinato con un extraterrestre.
In breve i due si troveranno alle prese con un pericoloso alieno, armi da fuoco alquanto singolari e incontri ravvicinati del terzo tipo davvero sui generis.

Tratto dall'omonimo fumetto di Lowell Cunningham, Men in Black portò la Buddy Cop Comedy a un livello assolutamente inedito, fissò ancor di più i punti cardine nel classico duo sbirro-serio sbirro-divertente, e in questo rappresentò sicuramente un'evoluzione di film come 48 ore o Cane randagio di Kurosawa.

Attraversato da uno humor irresistibile e originalissimo, Men in Black in realtà nasconde riflessioni tutt'altro che secondarie sul mondo in cui viviamo, sul rapporto tra mass-media, verità e opinione pubblica, nonché sulla solitudine dell'individuo nella società moderna.
Con trucchi ed effetti speciali rivoluzionari per l'epoca (ma dosati con cura), scene d'azione originali e una colonna sonora diventata leggenda, diverte e appassiona per l'eccezionale capacità da parte dei due protagonisti di creare enorme equilibrio e complicità.
Tommy Lee Jones (rilanciato in toto da questo film) è perfetto nel suo stare sotto le righe, ottimo supporto per un Will Smith raramente così irresistibile e simpatico, viaggiatore dentro il suo stesso mondo, di cui scopre poco a poco il vero volto.

3) 48 ore

Ancora oggi Walter Hill gode di grande credito e rispetto per le sue opere, quasi sempre incentrate su malinconici uomini d'azione, fuorilegge, rinnegati, gente dei bassifondi della società, ma sempre pronti a onorare la parola data.
48 Hours è stato, per quello che riguarda il botteghino, il suo film di maggior successo, che contribuì a lanciare la carriera di Eddie Murphy e, soprattutto, pose le basi per il "Buddy Cop Movie" come lo conosciamo oggi, in cui azione, thriller, poliziesco e commedia coesistono in modo formidabile.
Protagonista è inizialmente il roccioso ed esperto Jack Cates (un Nick Nolte d'annata), ispettore del Dipartimento di una San Francisco caotica e bellissima, sulle tracce dell'evaso Albert Ganz (James Remar) e del suo socio, l'indiano Billy (Sonny Landham), che lasciano dietro di loro morte e caos.
Jack li rintraccia in un hotel ma nel tentativo di arrestarli due suoi colleghi vengono uccisi e Jack privato dell'arma dai criminali. Per fermarli il duro detective decide di ricorrere all'aiuto dell'ex partner di Ganz: Reggie Hammond (il nostro Eddie).

Reggie è tanto estroso, imprevedibile e brillante, quanto invece Jack appare cinico, duro e sovente intollerante (e razzista in più di un'occasione), ma per 48 ore (tanto il tempo a disposizione) i due faranno fronte comune, visto che Reggie è stato tradito dai suoi ex complici.
La sceneggiatura di Roger Spottiswoode, dello stesso Hill, Larry Gross e Steven E. de Souza, fu perfetta nel creare il giusto mix tra poliziesco, action, commedia e (appunto) un buddy movie, visto che durante l'avventura entrambi i protagonisti (totalmente agli antipodi) avranno modo di capirsi meglio, di imparare a rispettarsi e di diventare addirittura amici.

Splendido nella fotografia, che esalta una Frisco fumosa e caotica, 48 ore vive della perfetta alchimia tra i due comprimari, il loro essere sia agli antipodi che sostanzialmente uguali, due emarginati, due uomini soli ma con un codice d'onore e un senso tutto sommato simile della parola data.
A conti fatti, apparve evidente che Hill omaggiasse un grande del cinema come Kurosawa e soprattutto il suo Cane randagio, capolavoro del genere poliziesco, secondo alcuni forse il primo vero Buddy Cop di sempre.
Altro elemento interessante è la figura della donna, desiderata, usata, anelata, ma con cui nessuno dei protagonisti riesce ad avere realmente un rapporto sereno.

2) Arma letale

Inutile dire che se si nomina un Buddy Cop Movie, tutti pensano immediatamente alla saga che ha reso punto di riferimento del genere il magico duo formato da Mel Gibson e Danny Glover, senza ombra di dubbio uno dei migliori mai visti nella storia del cinema.
Il primo Arma letale cambiò tutte le regole del gioco, stravolse la struttura base non solo del Buddy Cop Movie, ma del poliziesco e dell'action, regalandoci due tra i personaggi più interessanti del grande schermo.
Da una parte l'esperto e bonaccione Detective Roger Murtaugh (Danny Glover), poliziotto irreprensibile, ormai vicino alla pensione, buon padre di famiglia e marito, che continua a ripetere di "essere troppo vecchio per queste stronzate".
Dall'altra, forse il poliziotto più tormentato di sempre: Martin Riggs (Mel Gibson).
Reduce delle Forze Speciali in Vietnam, ha perduto la moglie in un incidente tre anni prima, è affetto da disturbo da stress post-traumatico, ha manie ossessivo-compulsive, tendenze suicide e soffre di depressione.

Riggs nasconde tutto questo sotto una coltre di irriverente follia e umorismo oltre la quale affiorano una disperazione e una rabbia immense.
Il film era pieno di azione, violento, disturbante per come ci mostrava dei poliziotti sovente alle prese con un mondo oscuro, pericoloso, torbido, ma allo stesso tempo era anche divertente, colpiva lo spettatore senza nessun preavviso con variazioni di ritmo e dialoghi originalissimi.
Arma letale, oltre a dare il via a una saga tra le più divertenti del genere, ebbe anche il merito di denunciare in modo palese (seppur funzionale alla trama) i maneggi della CIA e dei Servizi Segreti, il loro aiutare il narcotraffico per finanziare i gruppi anti-comunisti, la totale mancanza di moralità da parte dei suoi vertici, rappresentati dai villain di questo primo episodio.
Allo stesso modo, ricordò a tutti il dramma dei reduci del Vietnam, di quegli uomini tornati a casa spezzati e senza alcuna speranza per il futuro, alle prese con fantasmi e incubi da cui non riuscivano a liberarsi.

La chimica tra i personaggi di Roger e Martin ancora oggi è un punto di riferimento. Modello per innumerevoli altre sceneggiature, anche per l'aver totalmente capovolto l'assioma che voleva il bianco come più serio e il nero sopra le righe.
I due in realtà rappresentavano le dimensioni dell'american way of life, del sogno americano nell'accezione "idealistica", più vecchia e classica, e in quella più folle, imprevedibile e anarchica che imperava negli anni '80.
Un film che ridefinì gli action movie da quel momento in poi, portò adrenalina, energia e sperimentazione in un genere che viveva un grosso periodo di crisi e rimise al centro di tutto l'iter narrativo, l'intreccio.

1) Il braccio violento della legge

Senza ombra di dubbio il più importante Buddy Cop Movie di sempre, un capolavoro del cinema che ha cambiato per sempre la settima arte, posto le basi per fare del genere poliziesco qualcosa di più di una semplice storia su piedipiatti e criminali, influenzando il linguaggio cinematografico di moltissimi altri generi.
Ispirato a uno dei sequestri di eroina più famosi della storia e ai due investigatori della narcotici newyorkese che lo effettuarono (Eddie Egan e Sonny Grosso), Il braccio violento della legge ha nella regia di William Friedkin qualcosa di unico, irripetibile, con il suo dipingere in modo realistico e scevro da ogni retorica la realtà di quel mondo.
Dal taglio volutamente documentaristico, sceneggiato in modo perfetto da Ernest Tidyman, viveva della contrapposizione data dalle interpretazioni di Gene Hackman e Roy Scheider nel mostrare la moderna anima turbolenta della legge, il personificarne in tutto e per tutto pregi e difetti.
Con scene di inseguimento spettacolari e adrenaliniche, a cui sono contrapposte sequenze molto più cadenzate e riflessive, Il braccio violento della legge vive del continuo viaggiare sulla lama di un rasoio da parte dei due poliziotti, del loro confondersi con il contesto criminale con cui hanno a che fare.

Il film ha sicuramente un'abbondante dose di ironia, che però nulla toglie all'atmosfera cupa, violenta, degradata e ossessiva di un iter narrativo che ha in Hackman un mattatore magnifico, affiancato da uno Scheider che appare molto più controllato, astuto e freddo.
La concezione della violenza e il limite tra l'uso legale e illegale della stessa sono grandi protagonisti di un'opera di ammirevole bellezza e raffinatezza, in cui la cosiddetta "bromance" non è mai edulcorata o enfatizzata, ma mostrata per quello che è: il condividere una missione che diventa giocoforza stile di vita.

I cinque premi Oscar ottenuti (Miglior film, regia, attore protagonista, sceneggiatura non originale e montaggio) furono il giusto riconoscimento a un film che vive anche di prepotenti metafore visive, della perfetta contrapposizione tra luce e ombra, superficie e sotterranei.
In tutto questo si muovono due poliziotti che non mancano mai di infilare le mani nel mondo criminale, di odiarlo e allo stesso tempo di esserne attratti, senza però dimenticarsi di quanto il loro lavoro abbia come fine ultimo la legge.
Fantastico e coerente nel negare l'happy end classico che Hollywood ha sempre preferito, Il braccio violento della legge vive anche della misera condizione dei tutori della legalità, contrapposta alla ricchezza e al fasto proprio dei narcotrafficanti.
Da tutto questo in tanti hanno preso esempio, nel dipingere storie di malavita, crimine e umanità perduta, che sposavano realismo ed eleganza.

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