Bond 25, da Edgar Wright a Jean-Marc Valleé: si riapre il toto regista

L'abbandono di Danny Boyle ha costretto la produzione a cercare un nuovo regista, tra nomi altisonanti e altri realmente disponibili.

Bond 25, da Edgar Wright a Jean-Marc Valleé: si riapre il toto regista
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Il criticato e curioso idillio Danny Boyle-James Bond non è durato neanche tre mesi, quelli necessari allo sviluppo di una sceneggiatura o quantomeno di una bozza, una parvenza di quello che sarebbe stato poi il prodotto finale.
Come ormai noto, il regista di Trainspotting e Steve Jobs ha deciso di abbandonare l'attesissimo nuovo capitolo della serie cinematografica di 007, come spesso accade "per divergenze creative", formula che contiene al suo interno diversi significati.
Nel caso di Boyle, ad esempio, questa è traducibile come un'ingerenza molto forte da parte degli storici produttori Barbara Broccoli e Michael G. Wilson e la star del film, Daniel Craig, che a quanto pare ha accettato di tornare nei panni dell'Agente al servizio di Sua Maestà soltanto con un lauto cachet e un potere decisionale nella fase creativa non di poco conto.
La sceneggiatura era infatti stata affidata allo stesso Boyle, sviluppata poi a quattro mani con James Hodge, ma il risultato non avrebbe convinto neanche un po' la produzione e lo stesso Craig, che sarebbe addirittura arrivato a sbattere i piedi mettendo un veto sulla scelta del villain, un russo - almeno stando ai rumor trapelati.
La storia edificata dal regista e Hodge vedeva al centro del racconto una sorta di moderna Guerra Fredda tra Russia e Inghilterra, con questa nemesi della Grande Madre che sarebbe stata interpretata da tale Tomasz Kot, attore rifiutato da Craig - questo per capire quanto la star abbia potere all'interno del franchise. Il risultato? Lo scarto totale della sceneggiatura, l'addio del regista e un sicuro rinvio della data d'uscita. In attesa di avere nuove conferme, il toto regista riprende ora a impazzare.

Inglese o non inglese?

Esistono regole non scritte che vanno comunque osservate. Nel panorama cinematografico una di queste è la seguente: mai scegliere un regista che non sia inglese (o naturalizzato tale) per dirigere James Bond. Non è assoluta ed è già stata scavalcata un volta con l'assunzione di Marc Forster alla regia di Quantum of Solace, ma per quieto vivere e soprattutto per una questione di conoscenza del franchise e attaccamento patriottico, è preferibile rispettarla. Così com'è impensabile vedere uno 007 che non sia di origini britanniche: gli inglesi ci tengono e lo hanno fatto capire molte volte.
Dopo la Regina, la spia partorita dalla mente di Ian Fleming è probabilmente il personaggio più amato del Regno Unito e deve onorare diversi canoni quali eleganza e caparbietà. Nel tempo, comunque, il franchise ha subito un fisiologico cambiamento, legato sia alle diverse iterazioni del protagonista che ai vari registi che si sono susseguiti al comando dei vari film. Se così Sean Connery è ancora oggi considerato la vera incarnazione di Bond e i suoi film - al pari di quelli con Roger Moore - sono contraddistinti da una compostezza stilistica raffinata, in cui l'azione non era mai ipercinetica e la cura dei dettagli e la caratterizzazione dei protagonisti era eccelsa, nei capitoli con Pierce Brosnan si marcava molto sull'esagerazione e l'esasperazione dei canoni Bondiani, senza contare situazioni action estreme e spesso ai limiti dell'impensabile.
Con la penultima incarnazione di 007 è invece cominciata una fase di revisionismo stilistico del franchise, che fa capo a Martin Campbell e ai suoi due ottimi GoldenEye e Casino Royale. Il regista ha sostanzialmente agito in due fasi diverse del brand cinematografico come grande exemplum, confezionando due capitoli ancora oggi tra i più apprezzati e fungendo in definitiva da metro di paragone per le stagioni filmiche Brosnan-Craig.
È importante ricordare che i film di 007 non devono rispettare dei canoni specifici in termini di costruzione scenica o scrittura (eccetto le caratteristiche di vari personaggi). Nel tempo, infatti, di regista in regista, la serie ha raggiunto elevati picchi qualitativi per poi scadere a volte nel ridicolo o dimenticabile, riprendendosi poi sotto l'egida particolarmente autoriale di Sam Mendes, che è comunque riuscito a inanellare una serie di errori particolarmente goffi con l'ultimo Spectre.
Non c'è, insomma, un vero criterio nella scelta dei registi di Bond se non quello della nazionalità, elemento al quale tenteremo di rifarci il più possibile nel seguente toto regista, che comunque rispetterà anche altri due importanti criteri: la reale disponibilità dei nomi citati e la caratura artistica degli stessi.

L'onere del comando

Cominciamo allora subito eliminando i due nomi più altisonanti a cui sicuramente molti di voi penseranno. Ci dispiace informavi che sia Christopher Nolan che Denis Villeneuve potrebbero non essere disponibili. Il primo per motivi creativi: Nolan vorrebbe infatti scrivere il progetto o quantomeno che sia il fedele fratello, Jonathan, a sviluppare lo script, ma i tempi di stesura sarebbero estremamente lunghi e non rispetterebbero lo stretto giro della produzione, che anche se rimandata dovrebbe comunque iniziare il prossimo anno.
Mettiamoci anche che Jonathan Nolan è occupato dal suo Westworld per HBO e il quadro, in questa situazione, risulta completo. Non è detto, ovviamente, che non si possa raggiungere un qualche tipo di accordo o che addirittura Broccoli & Company scelgano di rimandare a tempo indeterminato l'uscita, per permettere a Nolan di sviluppare il suo personale Bond, ma la vediamo molto difficile, specie con la già citata ingerenza di Daniel Craig.
Per Denis Villeneuve le motivazioni sono invece molto più semplici. Il regista è occupato con lo sviluppo del suo Dune, che sarà suddiviso in almeno due film che lo terranno impegnato per circa tre anni. Bond 25 è quindi fuori discussione per il regista canadese, la cui scelta alla redini del progetto sarebbe anche uno strappo alla regola di cui sopra, ma accettabile data la caratura del filmmaker e le sue reali capacità. Al prossimo giro, forse, potrebbe toccare a lui.
Arriviamo allora a quelli che, a nostro avviso, sono i nomi più papabili, tra l'altro alcuni già trapelati. Iniziamo subito con Edgar Wright, attualmente legato al solo sequel di Baby Driver, che potrebbe benissimo decidere di rimandare per dedicarsi a 007, franchise al quale si è sempre detto super interessato - da bravo inglese qual è.
Wright è anche un ottimo sceneggiatore e cura in dettaglio i suoi progetti, che si contraddistinguono per un utilizzo brillante dello british humor, un'azione martellante dalla costruzione ricercata e virtuosa, una direzione generale a tratti impeccabile. È giovane, amato dal grande pubblico e pronto a mettersi in gioco all'interno delle fila di un franchise così importante, ma ci sono purtroppo delle criticità, su tutte un controllo della produzione che potrebbe non andare giù al regista, esattamente come già accaduto per Ant-Man. Il suo stile, inoltre, potrebbe essere fin troppo pop e ricercato per il brand, anche se un'inconsueta ma comunque raffinata svecchiata al franchise non farebbe sicuramente male.
Da qui passiamo a Jean-Marc Valleé, che ha raggiunto il successo internazionale nel 2013 con il commovente Dallas Buyers Club, continuando poi il suo percorso su territorio drammatico confezionando le regie di Wild e Demolition - Amare e Vivere, entrambi titoli che non hanno convinto appieno critica e pubblico.
Valleé si sta quindi muovendo ultimamente in TV, dove ha diretto l'ottima Big Little Lies per HBO e la recente Sharp Objects con Amy Adams, dando nuovamente prova del suo talento. È di origini canadesi ma a quanto pare comunque apprezzato dalla produzione, tanto che è il nome attualmente più quotato per sostituire Boyle. Il problema, in questo caso, è l'inesperienza del regista con l'azione, comunque parte fondamentale di un franchise come James Bond. Eppure anche Sam Mendes aveva lo stesso problema, che ha poi superato egregiamente.

Spostandoci ancora oltre, un nome adatto alla regia di Bond 25 sarebbe Matthew Vaughn, che ha già dato prova di sé in un franchise action-spionistico come Kingsman e che doveva dirigere persino l'adattamento del romanzo Pilgrim, poi invece abbandonato per Il Cerchio d'Oro.
È Londinese DOC, affezionato a James Bond e amante dell'azione ipercinetica, potrebbe anche scrivere la nuova sceneggiatura, magari insieme alla collega Jane Goldman. Il fatto è che Vaughn è attualmente immerso nei lavori del Kingsman Universe, con un terzo capitolo del franchise, uno spin-off e una serie TV in sviluppo, senza contare che il filmmaker dovrebbe dirigere anche un nuovo progetto sci-fi, conosciuto come Courage. Dire no a Bond è difficile, è vero, ma quando gli impegni presi sono irrevocabili si è costretti.
Vale poi la pena ricordare che anche Ridley Scott è inglese e non ha al momento annunciato alcun film da regista. Scott non ha bisogno di alcuna presentazione e ultimamente ha diretto due produzioni sci-fi come The Martian e Alien: Covenant, tornando al thriller-drama con il controverso Tutti i soldi del mondo. Gli manca, insomma, un nuovo significativo sconfinamento nell'action-thriller di stampo spionistico, che magari potrebbe essere proprio questo Bond 25.
Concludendo, tra i nomi trapelati in questi giorni spiccano su tutti quelli di Christopher McQuarrie, regista di Missione: Impossibile - Fallout e Jack Reacher, e David Mackenzie. Il primo è di origini statunitensi e legato al franchise che più di tutti, negli anni, ha rappresentato una sorta di nemesi di Bond e che dopo il successo di Fallout continuerà sicuramente con McQuarrie alla regia - almeno per un altro capitolo -, mentre il secondo è britannico e già apprezzato per l'ottimo Hell or High Water e Starred Up.
Il problema con quest'ultimo è che, internazionalmente, non ha una grande cassa di risonanza, fattore da tenere comunque in considerazione con un brand come James Bond. In definitiva, tutti nomi validissimi che darebbero un contributo importante alla produzione di uno dei film su 007 più attesi e rimandati di sempre.

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