Blade Runner 2049: le ragioni dietro a un flop annunciato

Grandi nomi, un regista brillante e un investimento milionario non sono bastati a portare al successo quello che era uno dei film più attesi dell'anno.

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Più si arriva in alto, più diventa facile cadere. E il problema è che in molti, forse in troppi, puntano dritti e decisi alla vetta senza tenere conto di pericoli e ostacoli lungo la scalata. Stiamo vivendo un periodo cinematografico dove sono i cosiddetti blockbuster a dettere le regole del mercato, per tematiche mainstream e cospicui investimenti, e sono infatti titoli come Star Wars o i cinecomic Marvel a imporsi anno dopo anno ormai da più di un decennio nei boxoffice internazionali.
Hanno le loro formule e le loro regole, tra le quali la più importante è forse quella di adattarsi perfettamente ai gusti di un pubblico il più eterogeno possibile, così da preventivare già in fase di sviluppo un sicuro successo commerciale, evitando il flop. In questo mare di squali si aggirano poi produzioni indipendenti che tentano anche in parte di imitare nelle loro possibilità i cugini economicamente più evoluti, e se vogliamo titoli come Split o Colossal rappresentano la branca indipendente e semi-autoriale dei blockbuster, che è un po' un ossimoro. Capite bene che titoli più piccoli si rivolgeranno a un'audience molto più ridotta rispetto a uno Spider-Man: Homecoming, ma il target è ricercato e studiato quasi a tappeto, tanto che difficilmente si andrà in perdita una volta usciti nelle sale.
Diversificazione e fasce di pubblico scelte, insomma, sono la base della costruzione di un successo, elementi che sono palesemente mancati al Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve, probabilmente uno dei flop più annunciati degli ultimi anni ma comunque doloroso per ogni cinefilo che si rispetti.

Quando la realtà supera l'ambizione

E forse la caduta non era neanche evitabile. Alla base di un insuccesso come quello del film con Ryan Gosling e Harrison Ford ci sono infatti mancanze produttive e strutturali, che hanno a che vedere al contempo con ambizioni altissime unite a un'analisi fallace della realtà.
Il fatto di voler sviluppare un sequel di Blade Runner era infatti più che ovvio, quasi scontato, dopo anni di commenti e sui progetti in merito. La strategia è stata, insomma, un po' attendista: la major ha aspettato che fosse la stessa utenza a chiedere un sequel, aumentando quindi la domanda e ponendosi come unica fonte per l'offerta. Il fatto è che il target richiedente era soprattutto composto dai fan del film originale e non dalle nuove generazioni, assuefatte alla fomula Marvel, ai litigi con la DC e alla nuova trilogia di Star Wars, cosa che lo studio a quanto pare non ha saputo comprendere in tempo. Già di per sé, il Blade Runner di Ridley Scott era all'epoca della release innovativo in quanto a tematiche ed effetti speciali; un film sci-fi mai visto prima tra le produzioni americane, molto più vicino al cinema d'atmosfera che al puro action muscolare. Un titolo, insomma, che pur conosciuto da tutti è in verità amatissimo da pochi. E sembra assurdo dire una cosa del genere per Blade Runner, ma questa è la realtà.
Volete forse negare di conoscere persone che hanno trovato il film di Scott noioso e poco avvincente? Personalità con le quali si entra in netto disaccordo, certo, ma che esistono e sono tra noi, le stesse poi alle quali del 2049 di Villeneuve importava meno di zero. Ed è esattamente questo uno dei problemi del flop: l'aver sbagliato target e "genere", impostando un titolo sofisticato e complesso, audace e autoriale come Blade Runner 2049 in stile blockbuster, per definizione mainstream e rivolto ad ampie fasce di pubblico. Abbassando un attimo la mira e i costi di produzione si poteva puntare ugualmente in alto, ma con lungimiranza.

Ma è un po' l'errore dei nostri tempi: si vuole tutto e subito e si pensa che i soldi portino dritti al traguardo. Che poi il film di Villeneuve di qualità ne ha da vedere, dalla regia monumentale alla fotografia di Roger Deakins fino alle sonorità potenti di Hans Zimmer, ma a vincere, purtroppo, non è stata la meritocrazia, almeno non al boxoffice. Insomma, un titolo come Blade Runner non doveva essere trattato come un blockbuster, tra l'altro dai tempi dilatatissimi e con un ritmo molto lento.
Anche la durata, infatti, è un malus per lo spettatore generalista, che mai riuscirà a digerire senza problemi 2 ore e 40 minuti di film senza storcere il naso a più riprese. Sorge allora la questione se sia giusto fare i film per chi ama il cinema a tutto tondo o per chi lo vede solo come mero intrattenimento, e la risposta è che sono entrambe opzioni valide e necessarie. Il vero quesito è capire quali titoli sviluppare nella prima o nella seconda area, un quesito a cui 2049 non ha saputo dare risposta.

Numeri alla mano

Trascendendo però l'aspetto autoriale della faccenda, è importante anche parlare dell'elemento produttivo, nel caso del film di Villeneuve davvero ingente. In questo contesto è innanzitutto doveroso sottolineare come il regista abbia accettato il lavoro solo a patto di un totale controllo creativo, che si traduce poi nel più semplice "o fate come dico io e mi date quel che chiedo oppure non se ne fa nulla". E le richieste di Villeneuve erano davvero elevate! Con l'obiettivo di citare e rilanciare un modo di fare cinema che sta pian piano scomparendo, vi basti sapere che l'autore ha deciso di costruire interamente pezzi di set, per non lasciare i suoi interpreti immersi nel colorato nulla del green-screen. Per non contare la scelta degli attori e della grande troupe, dalla fotografia alle musiche tutti mestieranti esperti e rinomati. Per esaudire le richieste ci sono voluti ingenti capitali, e consapevoli di aver scelto un rinomato cineasta ma inconsci delle riprecussioni future, la Alcon Entertainment e i vari soci hanno scelto di darglieli, per un ammontare stimato di circa 155 milioni di dollari. Non bastassero, ai costi di produzione si devono aggiungere anche quelli del marketing, che quasi mai vengono rivelati precisamente. Ebbene, solo per andare in pari con le spese, gli introiti necessari sarebbero dovuti arrivare a 400 milioni. Purtroppo, a quanto pare tutto è andato per il verso sbagliato.
Nel solo week-end d'apertura, infatti, Blade Runner 2049 ha incassato la tristemente ragguardevole somma di soli 30 milioni di dollari in patria, dove ormai, dopo un mese di proiezioni, il film non ha superato neanche i 90 milioni. E nel mondo non è andata altrettanto bene, anche se meglio, perché ormai a fine corsa 2049 si è portato a casa soli 155 milioni, per un totale complessivo di 241 milioni di dollari. Le perdite stimate sono adesso di 80 milioni, dato che i restanti 110 li verserà alla Alcon direttamente la Sony, come da accordi presi. L'investimento, è il caso di dirlo, è stato più azzardato che oculato, incentrato interamente sulla natura di cult capolavoro del film originale. Forse per la gioia di fan e cinefili il gioco è senz'altro valso la candela, ma in purissimi termini economici parliamo di un disastro praticamente dichiarato.

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