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Black Widow uscirà in streaming come Mulan? Ecco perché non succederà

Breve analisi del perché Disney ci penserà più di una volta prima di distribuire anche il cinecomic Marvel in formato Premier Access.

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Causa Pandemia e crisi del settore cinematografico, Disney ha recentemente deciso di lanciare il live-action di Mulan diretto da Niki Caro sia al cinema - dove possibile - che in formato Premier Access su Disney+, introducendo un piccola e forse duratura rivoluzione nel mercato dell'intrattenimento audiovisivo. Il classico in versione live-action non sarà integrato nell'abbonamento della piattaforma streaming ma uscirà come un "a parte", un vero e proprio acquisto digitale da 29,99 dollari senza limitazioni di tempo, da rivedere a piacimento. Una soluzione ragionata per sopperire alla necessità di distribuire un prodotto già in ritardo di sei mesi sulla tabella di marcia della major, uno dei pochi studios che non ha posticipato nessuno dei suoi film in uscita sotto Pandemia per più di 7 mesi, perché altrimenti costretto a modificare radicalmente una scaletta di release fin troppo complessa da ricomporre da capo.

Ora, al riguardo, è importante capire che tenere fermo un kolossal come Mulan costa a Disney migliaia di dollari a settimana, senza contare poi le spese promozionali aggiunte dato il fermo obbligato del marketing. Più concretamente, la major ha scelto di rischiare una via mediana tra cinema e streaming, senza rinunciare a nessuno dei due dando così a Mulan una doppia locazione e tentando anche di arrivare al parterre di pubblico più ampio possibile in era Covid-19. Un caso unico o destinato a ripetersi? Una rivoluzione che darà l'esempio o - come dichiarato da Bob Chapeck - "un'uscita una tantum"? Questo ancora non lo sappiamo, ma siamo confidenti che, se qualcuno seguirà, quel film non sarà quasi certamente Black Widow con Scarlett Johnasson, e vi spieghiamo il perché.

Club differenti

È vero: di per sé l'uscita di Mulan su Disney+ in formato Premier Access sancisce un grosso precedente a cui potrebbero appellarsi in futuro molti fan o che potrebbe impugnare la stessa compagnia. Detto questo, all'interno di una conglomerata come Disney convivono tanti diversi studios che giocano a campionati relativamente differenti. I primi titoli a slittare in differita in streaming sono stati allora quelli prodotti dalla Pixar e i cosiddetti originali Disney, cioè Onward (da noi arriverà comunque in sala), Artemis Fowl e il prossimo Il solo e inimitabile Ivan (uscirà l'11 settembre in Italia). Film di una certa rilevanza che però in termini di successo e incassi non competono con i live-action dei classici, con i cinecomic Marvel o con i vari progetti di Star Wars.
Campionati diversi, dicevamo, di cui Disney è ampiamente consapevole e a cui dà di volta in volta l'attenzione e la visibilità che meritano. Mediamente, un film Pixar incassa sugli 850 milioni di dollari - con alcune miliardarie eccezioni -, mentre gli originali Disney sono più propensi al flop (Nelle pieghe del tempo, Tomorrowland) salvo rari casi come Pirati dei Caraibi - di cui l'ultimo capitolo ha comunque deluso le aspettative. Diciamo che siamo a cavallo tra serie A e serie B della major league cinematografica Disney, con alcuni titoli in zona retrocessione e altri in promozione, in uno scambio continuo di parti.

Bene: i classici in versione live-action e i cinecomic sono la punta di diamante della lega, le "squadre" che il pubblico vuole vedere giocare e per cui è disposto a pagare per vederle rigorosamente nello "stadio" più grande possibile, che nello specifico è proprio il grande schermo. Questo significa che l'investimento proporzionato della società è direttamente correlato alla proiezione cinematografica, che prevede determinati introiti miliardari e, se non sicuri, in molti casi ampiamente auspicabili. E nonostante tutto, ci sono comunque differenze tra i classici live-action e i cinecomic Marvel, proprio in termini di rischio e concetto.

Primo: i classici non fanno parte di un universo cinematografico condiviso. Sono divisibili, dislocabili, più maneggevoli. Secondo: a livello creativo, Disney ha già prodotto e direttamente pensato una traduzione live-action di un classico per lo streaming con Lilli e il Vagabondo, e in futuro altri ne arriveranno. Terzo: l'amore che lega il grande pubblico a queste traslazioni moderne "in carne e ossa" delle storie de Il Re Leone, Aladdin o Il Libro della Giungla è totalmente differente da quello che lo lega al Marvel Cinematic Universe, che ha imparato a conoscere e seguire sempre e solo al cinema. In aggiunta, Mulan è sempre stato un rischio sin dal suo annuncio, essendo stato ragionato per eliminare totalmente il pericolo white washing, girato con una precisa visione orientale tra cappa e spada e qualche elemento occidentalizzante che guarda in ogni caso al pubblico orientale.

E indovinate un po'? In Cina, al momento, i cinema sono perfettamente operativi e il problema del Premier Access su Disney+ neanche si pone, dato che il servizio streaming non è ancora approdato nella Repubblica Rossa. Questo significa che il mercato più importante (che genera da solo profitti milionari a nove cifre) è salvaguardato e che, pur non potendo registrare incassi record, Mulan potrebbe "rientrare nei" e "superare" i costi di produzione, questo anche grazie al Premier Access in streaming in territori martoriati dal Coronavirus come gli Stati Uniti d'America o alcuni Paesi del Sud America.

E allora perché Black Widow non dovrebbe seguire l'esempio di Mulan? Perché non è necessario e, al contrario del collega, avrebbe solo da rimetterci. Con il Premier Access non genererebbe gli introiti sperati perché molta più gente rispetto ai fan dei classici rifletterebbe seriamente se spendere 30 dollari per un acquisto del film senza limitazioni. Molta ma non tutta, comunque, dato che tanti abbonati Disney+ sono in verità casual viewers, che entrano cioè in sala solo per vedere determinati titoli per una sola volta, per partecipare e continuare il percorso del MCU al prezzo di 10 o massimo 15 dollari una tantum, quattro o cinque volte all'anno, senza impegni. I profitti sarebbero insufficienti per il film apripista della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe e questo creerebbe proprio come Mulan un precedente, solo questa volta negativo, perché inficerebbe non solo l'uscita cinematografica e la fruizione (e gli introiti) in sala ma anche la futura release in home video e addirittura sulla piattaforma streaming in abbonamento.
Non è un caso che per Disney+ la major abbia solo ed esclusivamente pensato a un tipo di narrazione seriale da 20-30 minuti a episodio anche per i prodotti a marchio Marvel Studios. Altrimenti perché non produrre neanche un lungometraggio? Ovviamente a causa degli elevati investimenti e della necessità di vedere una risposta economica forte, ma anche un po' per abitudine e per mantenere intatto il mercato cinematografico e l'esperienza della sala, che oggi come oggi vive quasi esclusivamente di questi titoli.

Far uscire Black Widow in Premier Access significherebbe rompere tutta questa catena e rischiare di mettere seriamente la parola fine al cinema per come lo intendiamo oggi, quello criticato da Scorsese e da altri esimi autori che però vive solo di cinecomic e blockbuster. Per giunta, il film di Cate Shortland è stato posticipato per necessità al 6 novembre in uno slancio di lungimiranza e ottica esclusivamente cinematografica, mentre Mulan è stato sempre in forse per Disney+. Ecco: qui si nota il trattamento differente che Disney riserva ai suoi progetti e l'importanza degli stessi. Dunque sì, Mulan è un grosso precedente, ma dovessimo puntare al prossimo grande titolo distribuito anche in premier access, allora volgeremmo lo sguardo oltre la barricata cinecomic, al Jungle Cruise con Dwayne Johnson ad esempio, che ci sembra l'originale Disney da tenere d'occhio per questo tipo d'operazione.

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