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Black Widow, Scarlett Johansson e Florence Pugh: Vedove Nere a confronto

Compariamo psicologia caratteriale e azioni sul campo delle due protagoniste del cinecomic Marvel Studios diretto da Cate Shortland.

Black Widow, Scarlett Johansson e Florence Pugh: Vedove Nere a confronto
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Sfruttando un percorso d'analisi retroattiva del personaggio, il Black Widow di Cate Shortland è andato a scavare a fondo sulla psicologia emotiva di Natasha Romanoff, regalandoci più di una delucidazione sul suo passato. Nomi come "Dreykov" o "Stanza Rossa" fanno parte della lore del Marvel Cinematic Universe da ormai 10 anni, sin dall'uscita del primo Avengers di Joss Whedon al cinema, ma per forza di cose non sono mai stati approfonditi a dovere, anzi, si sono affastellati insieme ad altri elementi da sviscerare, uno su tutti "quello che successe a Budapest". Lo stand-alone dedicato allora alla Nat di Scarlett Johansson è stato ideato come una sorta di prequel esplicativo e titolo di formazione sulle origini della Vedova Nera, anche se a dire il vero sarebbe meglio dire "delle Vedove Nere", essendo molte e sparse in tutto il mondo per missioni stealth e delicate.

Il frangente d'interesse narrativo ha permesso a Jac Schaeffer (soggetto) ed Eric Pearson (sceneggiatura) di confezionare una storia che fungesse da filo conduttore concettuale con Avengers: Endgame, forse il titolo che più di altri ha scoperchiato in tutta la sua emozione la fragilità dell'anima di Natasha, lasciando emergere il suo lato effettivamente più delicato. Una Vedova Nera, in sostanza, meno assassina ed action ma più "umana"; una dimensione scalfita in Black Widow anche e soprattutto grazie al rapporto e al confronto con "la sorella" Yelena Belova interpretata da una magnetica Florence Pugh, quella che dovrebbe essere a tutti gli effetti e nel prossimo futuro la nuova Vedova Nera del MCU.

Spie, amiche, sorelle

Introdotta per la prima volta in Iron Man 2 da Jon Favreau, il personaggio di Natasha Romanoff ha subito nel corso degli anni un'evoluzione drastica e molto importante, passando da personaggio secondario a una delle sei figure fondanti dei Vendicatori.

Presentataci come spia e assassina defezionista e arruolatasi nello S.H.I.E.L.D. di Nick Fury, la Romanoff è riuscita a creare legami di vario tipo con più o meno ogni membro degli Avengers, divenendo amica e confidente con il Captain America di Steve Rogers, compagno d'armi e alleato tra i più preziosi, degno di fiducia, rispetto e ammirazione da parte di Natasha. Un personaggio, quello della Johansson, maturato molto nel tempo, accostatosi con titubanza e poi con determinazione al lato più tenue e amorevole della sua personalità, smussando gli angoli più appuntiti di quel vecchio carattere forgiato nella Stanza Rossa.
Natasha Romanoff è "l'assassina divenuta eroina", la Vedova Nera che ce l'ha fatta per prima a liberarsi dal controllo di Dreykov e scegliere per se la propria strada, trovando lungo il percorso amici e compagni d'armi che ha presto imparato a considerare la sua famiglia, qualcosa per cui lottare condividendo insieme l'ideale della pace e del sacrificio per un bene superiore. Quello che non sapevamo fino a Black Widow è che almeno una parte della sua infanzia è stata però felice, pur essendo una bugia. Durante una missione negli anni '90 in America, infatti, Dreykov aveva inviato negli USA i suoi agenti migliori per un compito di grande rilevanza, lasciandoli spacciare per una vera famiglia, anche se poi di base lo diventarono davvero, affezionandosi gli uni agli altri.

Nonostante la Romanoff prese distanza da quei momenti, archiviandoli come artificiosi e superando nel crescere la cosa, Yelena Belova, la bambina cresciuta con lei in America, no.

Al contrario di Nat, Yelena è infatti cresciuta senza amici da considerare come famiglia, sottoposta al controllo chimico-mentale della Stanza Rossa da parte di Dreykov, consapevole ma dispersa nei meandri della sua coscienza e obbligata a missioni ad alto rischio in giro per il mondo.

Liberatasi dal controllo, per Yelena si apre un mondo di possibilità prima inafferrabili, come anche il solo scegliere che vestiti indossare o cosa effettivamente ricordare, come vivere le proprie emozioni.

Al contrario di Natasha, però, conosciuta in tutto il mondo come una delle Avengers paladine della giustizia, idolo delle più piccole, figura da prendere in esempio, la Belova resta inizialmente un'assassina, tanto da prendere in giro pose e atteggiamenti di Nat. Il ritrovato legame con lei, Alexei e Melina, però, scalfisce la sua corazza e lascia esplodere i suoi sentimenti per l'unica famiglia che abbia mai avuto, tanto da essere la sola a gridare chiaro "che tutto quello che c'era stato era vero per lei". Un personaggio magnificamente sfaccettato inserito in un contesto capace di lasciarla crescere in modo uguale ma dissimile da quello di Natasha in appena due ore, comunque lasciandole rifiutare decisamente il ruolo da supereroina tout court per renderla qualcos'altro, sicuramente la nuova Vedova Nera ma in chiave più originale e personale, senza imitare dunque il percorso della sorella.

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