Biancaneve, Cenerentola e La Bella Addormentata: tre classici senza tempo

Analizziamo tre classici film d'animazione senza tempo con protagoniste alcune delle principesse Disney più iconiche di sempre.

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La Walt Disney Company è senza ombra di dubbio una delle aziende più importanti del mondo per quanto riguarda l'intrattenimento, ancora oggi in costante espansione. Negli ultimi anni, infatti, la Disney è riuscita ad acquistare numerosi brand e marchi prestigiosi, come la Marvel o la Lucasfilm, solo per citarne un paio.
In questo susseguirsi di acquisizioni e rilanci di saghe storiche (quali ad esempio Star Wars), si è però forse andata a perdere un po' la magia delle origini, in cui l'adattamento di fiabe classiche era una pratica molto comune. Per comprendere al meglio il nuovo corso della Disney, è quindi necessario fare un tuffo nel suo passato, andando a scoprire, o perché no riscoprire, tre classici d'animazione entrati ormai di diritto nell'immaginario collettivo.

Specchi, scarpette e draghi

I tre Classici Disney per eccellenza, cioè Biancaneve, Cenerentola e La bella addormentata nel bosco, rappresentano se vogliamo l'essenza della Disney stessa, capaci, in un modo a tratti unico, di segnare in maniera indelebile la storia dell'animazione e non solo.
Biancaneve, il film animato diretto da David Hand nel 1937, vanta vari primati, tra cui quello di essere il primo lungometraggio animato a colori della storia del cinema, nato dalla testardaggine di Walt Disney nel voler compiere un'impresa semplicemente folle per l'epoca, dato che arrivò addirittura a ipotecare la propria casa pur di veder ultimato il suo progetto forse più ambizioso di sempre.
La trama del cartone si basa sull'omonima fiaba popolare europea che, seppur rivisitata sotto vari aspetti, presenta comunque numerose analogie con l'opera originale.
Ciò che infatti accomuna i tre classici Disney con le principesse più famose è il racchiudere al loro interno alcuni aspetti se vogliamo cupi e dai risvolti a tratti dark, grazie soprattutto a dei villain estremamente crudeli che non lasciano spazio a nessuna forma di ironia.
Per quanto nei tre lungometraggi la dicotomia bene/male sia quantomai netta e priva di sfumature, particolare che potrebbe far storcere il naso a più di qualcuno rivedendo oggi queste opere, in realtà tutto è perfettamente funzionale per il tipo di storia raccontata.
Parliamo infatti di adattamenti riguardanti fiabe popolari classiche, in cui il ruolo di ogni personaggio deve essere perfettamente chiaro e codificabile così da far comprendere in modo cristallino la morale di fondo dell'opera.

Le belle (e moralmente impeccabili) protagoniste rappresentano infatti il candore e la purezza dell'animo umano che, inevitabilmente, entra in conflitto con il diabolico carattere di personaggi negativi come Grimilde, Malefica o Lady Tremaine e le sue figlie.
Gli antagonisti di questi classici non sono quindi mai raffigurati in modo buffo o divertente e, alla fine, la loro sorte è spesso tragica e priva di alcun tipo di redenzione, perché legati alla tradizione delle fiabe popolari dei Fratelli Grimm o di vari altri artisti come Charles Perrault, in cui il cattivo è destinato a soccombere in malo modo.
Il principe azzurro, che arriva in soccorso della sua amata svolgendo la funzione di un vero e proprio deus ex machina, così da giungere al tanto agognato lieto fine, rappresenta un ideale romantico legato a tutta una serie di archetipi caratteristici di numerose opere cavalleresche del passato, capace di risvegliare da uno stato di morte apparente la propria amata grazie alla forza dell'amore universale.
Quella proposta da questi tre Classici Disney è quindi una visione del mondo semplice (figlia anche dell'epoca in cui sono stati concepiti), specialmente se visti con gli occhi del disincanto postmoderno, ma comunque ancora oggi capaci di creare una forte empatia con lo spettatore, per via di alcune dinamiche e sequenze dal forte impatto emotivo.
Diventa quindi molto difficile non parteggiare per le protagoniste delle tre opere prese in esame, visto che la loro straordinaria bontà (e spesso anche ingenuità) le porta ad assumere il ruolo di vere e proprie vittime inconsapevoli fin troppo facili da sopraffare.
Il cacciatore (che riceve da Grimilde l'ordine di uccidere Biancaneve), nel momento decisivo sceglie di tirarsi indietro, perché incapace di fare del male a una persona che incarna in tutto e per tutto la purezza d'animo incontaminata.

Il medesimo candore è riscontrabile anche in Cenerentola, continuamente vessata dalla sua matrigna (e dalle perfide sorellastre), costretta a lavorare come una schiava nella propria casa, pur cercando in tutti i modi di farsi forza nei momenti maggiormente critici, grazie al proprio animo gentile incapace di provare rancore.
La principessa Aurora viene invece colpita da una maledizione quando è ancora in fasce, particolare atto a rimarcare la crudeltà di Malefica, che non esita ad accanirsi su una vittima innocente, in questo caso addirittura neonata, che viene salvata solo grazie al potere di una fata protettrice.
Rifacendosi, come indicato in precedenza, alle fiabe della cultura popolare europea, in queste opere la dimensione esoterica è molto presente, rappresentata sia come forza benevola quanto come un'arte oscura e pericolosa.
Grimilde, la celebre strega di Biancaneve, non esita fin dal principio ad avvalersi della magia, rivolgendo al suo servo più fidato, lo specchio, la celebre domanda su chi sia la più bella del reame, così da mostrare allo spettatore la sua grande maestria nel padroneggiare le arti occulte per i più innumerevoli scopi.
Presente anche un forte richiamo all'alchimia nell'iconica sequenza della creazione della mela avvelenata, arrivando addirittura a fare dei rimandi espliciti alla morte con tanto di teschi (presenti nello scenario) e atmosfere cupe (se vogliamo impensabili da riproporre oggi nei nuovi Classici).

La sequenza finale de La bella addormentata non può che rimandare invece all'epica cavalleresca, con Malefica che, sfruttando i suoi immensi poteri magici, si trasforma in un drago sputafuoco in grado di mettere in seria difficoltà il principe.
Di natura benevola invece la magia effettuata dalla fata madrina in Cenerentola, in grado di regalare allo spettatore la sequenza se vogliamo più iconica del film d'animazione, con la zucca che si trasforma in carrozza e con la protagonista che si ritrova addosso il suo caratteristico abito azzurro e le immancabili scarpette di cristallo.

Sei metri di velo del colore del cielo

In questi ultimi anni, due dei tre classici Disney sopra analizzati sono stati oggetto di una trasposizione live action, con risultati se vogliamo diametralmente opposti.
Se Maleficent, con una vera e propria operazione di retcon ha cambiato la storia originale con un risultato sicuramente non all'altezza delle aspettative, con Cenerentola (film del 2015 diretto da Kenneth Branagh), si è invece optato per un vero e proprio adattamento dell'opera originale.
Ella, la protagonista delle vicende interpretata da Lily James, dopo la morte dei propri genitori si ritrova in balia della perfida Lady Tremaine, ricalcando gli eventi principali del Classico Disney.
In questa versione live action si è deciso di ridurre drasticamente il numero di canzoni presenti, tentando di focalizzarsi su un contesto maggiormente realistico, anche attraverso tanti altri piccoli dettagli.

I topini amici di Cenerentola ad esempio, seppur realizzati in computer grafica, non parlano direttamente tra loro in maniera comprensibile; lo stesso Lucifero, il viziato (e a tratti odioso) gatto di Lady Tremaine, ha in realtà l'aspetto di un gatto normale, particolare in grado di rimarcare l'intenzione del regista di dosare con attenzione il confine tra reale e cartoonesco.
Presente comunque il contesto fantastico, dato che anche in questa versione la scena clou è quella legata alla trasformazione della zucca in carrozza, con un occhio di riguardo anche per la scena del ballo tra il principe e Cenerentola.
I vari personaggi, per quanto rimarchino gli atteggiamenti e il carattere di quelli visti nel cartone originale, risultano tutto sommato credibili, perché inseriti in un contesto di stampo classico in grado di reggere benissimo il passare del tempo, per via di alcuni macrotemi universali quali l'importanza dell'amicizia e dell'amore che, se trattati in maniera oculata e senza alcun tipo di retorica, possono funzionare in qualsiasi contesto narrativo e in qualunque periodo storico.

Seppur il film con attori in carne e ossa non riesca a trasmettere la stessa magia del cartone originale, è comunque apprezzabile l'intento di non aver voluto stravolgere i punti cardine del Classico Disney del 1950, innovandolo/svecchiandolo dove necessario senza però esagerare con i cambiamenti.
La stessa Cenerentola risulta una protagonista credibile, dotata di un carattere molto forte che le permette di sopportare qualsiasi tipo di angheria, senza per questo rinunciare anche alle sue fragilità e alle sue debolezze, in grado di renderla un personaggio capace di empatizzare anche con il pubblico odierno.
Il film live action su Cenerentola è quindi la dimostrazione del fatto che ancora oggi, tutto sommato, le storie con un lieto fine di stampo classico possono ancora, fortunatamente, essere raccontante.

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