Batman, l'icona fatta supereroe: perché amiamo così tanto il personaggio?

Un personaggio immortale: che si parli di cinema, fumetti o serie animate, Batman è unico. Ma perché lo amiamo tanto?

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Il mantello, il volto coperto da una maschera con due piccole orecchie a punta, il costume con il simbolo di un pipistrello sul petto, che nasconde a malapena un corpo in grado di sprigionare una forza quasi disumana ma allo stesso tempo veloce, silenzioso, che fa delle tenebre la sua casa, il suo habitat.
Fin dagli esordi, Batman ha affascinato e stregato intere generazioni, Bruce Wayne è diventato in pochissimo tempo uno dei supereroi più famosi e amati del mondo, simbolo di audacia, coraggio. Crociato contro il crimine, ma anche personaggio tra i più misteriosi, contraddittori e per questo affascinanti dei fumetti con il cinema che ne ha consacrato la statura di mito moderno. Ma perché Batman ci piace così tanto?

L'eccellenza fatta persona

Batman si collega a un numero sterminato di personaggi (reali e non) scolpiti e fissati nella nostra memoria in modo adamantino.
Deve molto della sua origine al personaggio di Phantom, ma soprattutto alla volontà da parte del grande Bob Kane di creare un eroe che fosse più umano, non così perfetto o invincibile come Superman, ma in compenso molto più sfaccettato, e soprattutto universale nella formazione.
Bruce Wayne, figlio di una famiglia ricca, potente e colta, fin da bambino è stato circondato da cultura e sapere, e negli anni si è dimostrato uno scienziato, ricercatore e inventore assurdo.
Il difensore di Gotham in effetti sembra unire le caratteristiche di un Leonardo Da Vinci, di un Tesla, o un Archimede. Insomma, è un genio, in grado di stupire sempre con gadget pazzeschi, armi e utensili a dir poco imprevedibili e avveniristici.
Egli rappresenta sicuramente una dimensione del sogno infantile della creazione: macchine del tempo, automobili volanti, mantelli invisibili, e chi più ne ha più ne metta. Un qualcosa che ci parla di fantasia, di libertà, di rendere la nostra vita regno di meraviglie.
Un caso che tra i film più apprezzati di Batman vi sia la sua versione Lego? Quel magico mondo di mattoncini dove tutto è possibile.

Seduzione e forza

Crescendo accade di sognare di essere i più grandi seduttori del mondo, in grado di conquistare chiunque.
Bruce Wayne è la realizzazione di quel sogno. È un playboy, nel senso più classico del termine. Inseguito dalle donne, ne colleziona a dozzine, le più desiderate, ma con stile, eleganza, con l'auto-assoluzione di non esser mai scortese, quanto piuttosto libero. E tra le sue relazioni non si contano quelle con altre supereroine o villain.
In più Batman è anche un guerriero eccezionale: nella Justice League sovente è lui a togliere le castagne dal fuoco, senza avere superpoteri, volo o simili.

Semplicemente con allenamenti terrificanti, forza di volontà, coraggio, astuzia e una dimensione tattico-strategica che rasenta il fanatismo, o almeno un cinismo armato di mania del controllo.
Ha poi capacità deduttive e investigative di poco inferiori a quelle di uno Sherlock Holmes o di un Poirot, il che lo rende un nemico terribile per chiunque. Da solo è in grado con la sua velocità di sgominare legioni di avversari, di vincere contro nemesi potentissime, con uno stile che ricorda quello di un ninja, di un incursore e allo stesso tempo di un killer professionista.

Il mio nome è Wayne... Bruce Wayne

Se uniamo tutte queste cose assieme ciò che otteniamo è un totem dalle molte facce, di cui una sicuramente assomiglia davvero tanto a quel James Bond che da decenni è il simbolo del "maschio alfa" per definizione.

Un passato oscuro, gadget, bellezza, fredda ferocia, cultura, seduzione, charme. Sono tutte caratteristiche che Bruce Wayne ha, a cui però si aggiunge il suo essere "il Cavaliere", il riunire quella qualità che da secoli poeti e narratori chiedevano a guerrieri, crociati, samurai, insomma a chi era (se non altro teoricamente) chiamato a difendere i più deboli e a servire la giustizia.
Come Bond, anche Batman poi è assolutamente diffidente, vive in un mondo fatto di ombre, di fantasmi, si fida solo di pochissime persone e non può in realtà legarsi quasi a nessuno. Ma la "fede" che lo muove, l'adamantino senso del dovere e spesso anche le avventure che vive sono quasi identiche per molti aspetti.

Nascondersi in piena luce

La maschera, la duplicità, il suo pirandelliano nascondersi in piena luce e rivelarsi invece quando la sua identità pubblica, "normale", sparisce, altro non è che la realtà esistenziale che tutti conosciamo, da sempre.
A volte non possiamo mostrare chi siamo, costretti dalle regole e imposizioni della società a interpretare un ruolo, a fingere emozioni, idee, comportamenti che intimamente non riconosciamo nostri.
Bruce Wayne, apparentemente, è solo un ricco, viziato, playboy scavezzacollo, uomo dell'alta società che pensa solo ad accumulare soldi e lusso, l'immagine di quel successo che l'occidente ci propone da decenni.
Poi però ecco che indossa una maschera, e paradossalmente con essa libera ciò che stava sotto l'altra, quella fatta di carne e sorrisi falsi, e diventa il Cavaliere di Gotham, il vendicatore dei deboli e degli oppressi.
Diventa soprattutto ciò che vorrebbe essere sempre. Il suo equilibrio morale, il suo camminare su una lama di rasoio che oscilla tra vendetta e senso di giustizia, la "fede" quasi religiosa che mette nella sua crociata sono un dogma anteposto a una Gotham in cui nessuno pare più credere in niente.
E nel farlo si appropria della dimensione del giustiziere che rimedia ai guai del sistema, diventa la prova vivente della differenza tra legge e giustizia.

La fede nell'umanità

Al contrario del Punitore, per esempio, la sua tenebra è connotata allo sprofondare in quegli abissi della moralità, allo "sporcarsi le mani" con cui cerca di aiutare la società a salvare sé stessa, non a una visione pessimista in toto dell'uomo e della collettività.
Egli piuttosto si vede al di sopra di essa per poterla sorreggere dall'alto, nel fare ciò che è giusto che non sempre coincide con ciò che è lecito. Pure in questo caso egli esprime qualcosa di sopito, eppure di così dichiaratamente anelato da tutti noi, quando leggiamo o veniamo a sapere di crimini impuniti o assassini a piede libero.
Egli serve la società, crede nell'uomo (crede persino nella redenzione possibile del Joker). Il suo più grande potere è la sua umanità, ed egli lotta affinché Gotham possa preservare la sua, ma (ed è in questo paradosso anche il suo fascino) è vista anche come una possibile debolezza.
"La notte e le tenebre non son fatte per le persone" ha detto spesso. E quando si mette la maschera egli si separa dall'umanità, la rinnega per proteggerla.

Uno Zorro dei tempi moderni?

Molti sono poi i legami tra Batman e Zorro, perché come Diego de la Vega anch'egli rappresenta uno spirito conservatore, paternalistico anche se in modo più cupo, meno amato e idolatrato dello spadaccino californiano, perché meno legato al concetto di rivoluzione popolare, e si muove in un universo molto più complesso del piccolo pueblo.
Ma come Zorro anche Batman dissimula, conduce una vita apparente da ricco viziato, è un combattente che usa trucchi, invenzioni, agisce con il favore delle tenebre se possibile, ed è veloce, agilissimo. Così come Batman ha la sua Batmobile, Zorro ha il suo fidato destriero.
Batman però non è assolutamente amato dal popolo come Zorro. Se si vuole è più coerente, radicale, nel momento in cui percuote e terrorizza i criminali può soddisfare anche una parte non indifferente della nostra libido, del piacere nel dare una punizione tangibile, quasi religiosa, ai nemici della società.
E nel farlo, il suo mantello e cappuccio diventano sovente ancestrali richiami al boia, alla "legge di Lynch" di quella frontiera americana che Kane mostrò nei vicoli e sui tetti, in sella ad auto invece che cavalli.

Tra paternità e dolore

Batman si muove seguendo un percorso indipendente da quello del "popolo". È elitario, nobile, la sua natura notturna lo collega molto di più a un Vlad Dracula, o ad altre creature gotiche, nobili e decadute.
La caverna, il maniero, la ricchezza, il servitore fidato (in realtà una sorta di padre adottivo), il suo essere un seducente "predatore" di donne, il passato pieno di un dolore luttuoso e che l'ha reso "diverso" l'hanno spinto verso una dimensione di distacco dalle persone.
Tutti questi elementi vanno sommati poi al suo essere leader, capo sovente indiscusso soprattutto quando la situazione si fa difficile nella Justice League, ma anche nella quotidianità che lo vede guidare Robin, Batgirl o Nightwing.

In ciò egli realizza il sogno adolescenziale di quel ragazzino che si trova di fronte un essere il cui carisma vorrebbe avere da grande, ma diventa anche la guida paterna ideale, ben più affascinante e piena di inventiva di quella "normale".
Si connette a una visione che elevava la solitudine ("malattia" molto comune tra i giovani) a forma esistenziale nobile: sei solo perché sei migliore, perché devi, perché è inevitabile.
Allo stesso tempo, il suo lutto familiare ha sempre reso Batman molto più umano, vicinissimo ai suoi lettori, proprio perché la perdita di un genitore è stato uno degli incubi che da sempre ci accompagna.
E per molti è divenuto purtroppo una realtà, già da giovanissimi.
In questa unione di ideali e tenebre vi è la chiave per il successo di un personaggio che è diverso da ogni altro nel mondo dei fumetti, che ha avuto innumerevoli interpreti, ognuno dei quali ne ha portato sullo schermo una parte, uno dei mille volti e significati.

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