Batman e il cinema: cinquant'anni d'amore inossidabile

Nel giorno del Batman Day, celebriamo la figura del Cavaliere Oscuro cinematografico, dagli esordi con Adam West fino al controverso Ben Affleck.

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Nasce come prototipo del detective perfetto, il Batman di Bob Kane e Bill Finger, debuttando nell'ormai lontano 1939 sulla pagine della testata Detective Comics, che sarebbe poi diventata l'attuale DC Comics. In termini editoriali, i suoi ottant'anni il Cavaliere Oscuro li ha già compiuti lo scorso maggio, ma in quanto icona del fumetto mondiale, rifacendosi alle celebrazioni ufficiali, in questo 2019 il grande "compleanno" si festeggia proprio oggi, 21 settembre, nell'annuale Batman Day.
Sono diversi gli eventi organizzati dalla DC e anche dalla Warner Bros. per elogiare la grande carriera del Protettore di Gotham, uno degli eroi più amati di tutti i tempi sia per quanto riguarda il fumetto che guardando anche al cinema, mezzo d'espressione artistica con cui condivide un amore ormai lungo più di cinquant'anni.

Solido e duraturo, per giunta, perché Batman non accenna a voler abbandonare questo fidato compagno d'avventure, mutando al mutare delle necessità filmiche, dei passi falsi delle varie produzioni, evolvendo e trasformando il suo stile e le varie iterazioni a seconda delle esigenze artistiche e del piacere dei fan. Dal 1966 a oggi sono dunque esistiti dei Cavalieri Oscuri molto diversi tra loro, alcuni ridicoli e quasi grotteschi, altri dark e d'autore, altri ancora ambigui o muscolari, accaparrandosi sempre e comunque l'interesse del pubblico, in sala per ammirare tutti i diversi take su di un personaggio immortale, inserito in un ciclo di reincarnazioni infinite.

Bat-stravaganza

Gli esordi cinematografici del Giustiziere di Gotham non sono quelli degli anni sessanta, in un mondo ormai "a colori". Appena quattro anni dopo la pubblicazione del primo numero di Batman, infatti, la Columbia Pictures produsse un serial cinematografico dedicato al personaggio, ovviamente in un glorioso bianco e nero (siamo nel 1943) e composto da 15 episodi, il che significa quindici settimane di programmazione nelle sale. A vestire i panni di Bruce Wayne c'era Lewis Wilson, primo e storico Batman su celluloide, anche se questo serial degli anni '40 risultò molto più importante per aver introdotto diversi elementi della mitologia del Cavaliere Oscuro, come ad esempio la Bat-caverna o l'aspetto emaciato dell'Alfred interpretato al tempo da William Austin. Ebbe anche un sequel, cinque anni dopo, dal titolo Batman and Robin, con Robert Lowery nel ruolo principale.
Al tempo i due progetti vennero accolti con blando entusiasmo dal pubblico, ma è nel passaggio in televisione nei primi anni '60 che il serial trovò enorme successo, spianando poi la strada alla mitica serie televisiva con protagonista Adam West, il primo Bruce Wayne a colori, nata come produzione parodia delle avventure fumettistiche del personaggio, geniale nella sua irriverente e sovversiva ironia sulla figura del più grande Detective della DC.

La serie di William Dozier era esagerata, accattivante e di sano intrattenimento, con trovate onomatopeiche ancora oggi citate e imitate, con alcune scene entrate di diritto nella cultura popolare. Spesso risultava di un grottesco involontario e di un ridicolo sublime - quando non ricercato insomma -, e questo a partire già dai costumi o dalla regia, tutti elementi poi traslati al cinema nel lungometraggio ufficiale a colori, praticamente trasposizione cinematografica della serie.

Nel corso di vent'anni, comunque, nel passaggio dagli anni '70 agli '80, il Batman cinematografico muta ancora e acquista grazie a Tim Burton la sua prima, vera, giustizia poetica traspositiva grazie al film del 1989 con protagonista Michael Keaton, uno dei Bruce Wayne più amati di sempre. L'adattamento di Burton attecchisce nelle sensibilità gotiche e oscure della sua arte, riuscendo comunque a trasportare il mondo fumettistico di Gotham sul grande schermo con una messinscena davvero curata e impressionante, per tacere poi dei costumi e della sceneggiatura che vedeva come unico villain il Joker di Jack Nicholson, in una delle sue interpretazioni più eccentriche ed esasperate. Il successo del film genera un sequel, da molti persino più amato dell'originale, ancora più carico di vibrazioni burtoniane, più cupo, autoriale.

La Warner Bros è felice dell'accoglienza dei due progetti e punta a continuare la serie, ma Burton si tira fuori come regista e così gli studios passano il testimone a Joel Schumacher, che porta in sala Batman Forever, titolo molto divisivo che mantiene comunque intatti alcuni tratti stilistici dei capitoli precedenti, pur addentrandosi con prepotenza in alcune trovate eccessive (specie nel look dei protagonisti, in diversi set pieces anche). Al netto di molti problemi produttivi, il film incassa bene e apre le porte a un quarto capitolo, questa volta interamente pensato dalla mente stravagante, bizzarra e anticonformista di Schumacher, che chiama George Clooney a vestire i panni di Batman e Arnold Schwarzenegger quelli di Mr. Freeze, in un concentrato attivo di bizzarrie e gaiezza che piacque davvero molto poco ai fan del personaggio. Non a caso è ricordato ancora oggi come il più ambiguo, decentrato ed estroso adattamento cinematografico dell'uomo pipistrello, che avrebbe però conosciuto otto anni dopo la sua consacrazione al cinema grazie al Batman Begins di Christopher Nolan.

Nuovi inizi

La Trilogia di Nolan ha profondamente cambiato sia Batman che il genere dei cinecomic, termine per giunta non ancora coniato nel 2005, anno d'uscita del film. Nolan veniva dalla calorosa accoglienza del suo Memento e dal discreto successo del remake di Insomnia, a cui aveva comunque dato una precisa anima autoriale, revisionandolo praticamente al completo. Gli serviva una sfida, dimostrare di sapere assoggettare qualunque cosa, qualsiasi genere, al suo particolare stile narrativo: anche un personaggio iconico come Batman. La Warner gli affida nel 2003 il progetto, scritto da David S. Goyer, e ne viene fuori un titolo pazzesco, esaltante, immersivo e persino d'atmosfera. La palese ispirazione è il Batman: Anno Uno di Frank Miller rimodellato a seconda delle esigenze autoriali di Nolan, che fa ancora una volta della narrazione sfasata e dei piani temporali sovrascritti la sua grande carta vincente, alternando passato e presente in un gioco di crescita e confronto che ha dell'incredibile. Le musiche, il crescendo, l'azione, l'interpretazione di Christian Bale (considerato ancora adesso il miglior Batman cinematografico) hanno reso Batman Begins un vero gioiello per il genere supereroistico, qui nettamente più sgrezzato e lavorato rispetto a quella allure fin troppo gotica o stomachevolmente bislacca dei film precedenti.

È Nolan che entra a gamba tesa nel mondo dei cinecomic, plasmandolo a sua immagine registica e regalando ai fan un film semplicemente magnifico, superato solo dal successivo Il Cavaliere Oscuro, che perdendo la tipica narrazione nolaniana guadagna comunque una storia più lineare ed esemplare, fatta di dubbi personali, anarchia e terrore.

C'è meno atmosfera e più dinamismo, per non parlare poi dell'interpretazione da Oscar di Heath Ledger, che dà davvero tutto al personaggio del Joker, contrapponendosi con tutte le sue armi attoriali alla bravura di Bale nel ben ritrovato ruolo di Bruce Wayne. È talmente radicato nella realtà e lontano dallo spirito fumettistico, Il Cavaliere Oscuro, da elevare l'intero genere al di sopra delle normali aspettative, creando un vero e proprio modello da imitare e aprendo le porte a un periodo di trasposizioni più dark, realistiche e umanizzate degli eroi. Il capitolo finale della Trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan arriva poi nel 2012 con Il Ritorno, una parabola sulla decadenza del supereroe e critica alle sovversioni armate che nel suo splendore non riesce comunque a superare i capitoli precedenti, dimostrandosi a ogni modo una degna conclusione del progetto dell'autore.

La fine della produzione nolaniana lascia infine spazio al rilancio del personaggio nel DCEU quattro anni dopo, nel criticatissimo Batman v Superman: Dawn of Justice, interpretato da Ben Affleck, ricordato a tre anni di distanza per essere stato almeno fisicamente la perfetta incarnazione del Batman di Frank Miller. Guardando invece al film di Zack Snyder e alla Justice League, in termini di scrittura e rilancio del protagonista, tutto il resto è stato invece dimenticato molto velocemente, quasi sottoposto a una damnatio memoriae forse persino immeritata, accostato davvero ingiustamente alla scandaloso Batman & Robin di Schumacher. E adesso attendiamo con pazienza il The Batman di Matt Reeves con protagonista Robert Pattinson, augurandoci che possa portare qualcosa di nuovo a questa grande storia d'amore tra il Giustiziere di Gotham e il cinema.

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