Bambi e Walt Disney, un Classico fra depressione e senso di colpa

Bambi raccolse tutto il malumore che in quegli anni aveva colpito Walt Disney, diventando un simbolo dell'epopea animata di Burbank.

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Ci sono due assunti nella storia di Walt Disney riguardanti Bambi: il primo è il grande momento di depressione che attraversò il cineasta di Chicago, costretto a dire addio a sua madre un anno prima dell'inizio dei lavori, nel pieno della produzione del suo quarto Classico animato. Il secondo è che a oggi la morte della madre di Bambi rappresenta, in linea con quanto aveva vissuto Walt nella sua vita, un bellissimo esempio cinematografico di come si possa realizzare un elemento di profonda paura e incertezza nello spettatore. Due fattori che non possono non rendere Bambi un grande capolavoro dell'animazione internazionale, nonostante il suo essere oramai anziano di quasi novant'anni.

Un cerbiatto destinato a fare la storia

È il 1933 quando Sidney Franklin, produttore e direttore della Metro-Goldwyn-Mayer, decide di comprare i diritti cinematografici di Bambi, il romanzo di Felix Salten, con l'obiettivo di realizzarne un lungometraggio.
Dopo tanti anni di sperimentazioni che non arrivarono mai a una conclusione, fu Walt Disney a decidere di acquistare, di seconda mano, quei diritti e realizzare qualcosa di diverso da quanto si aspettava Franklin.
Nell'aprile del 1937, quindi, mentre le intenzioni primarie del cineasta di Chicago erano quelle di ridare vita a Topolino grazie al cortometraggio de L'Apprendista Stregone e ne aveva già parlato con Leopold Stokowski, Disney iniziò a lavorare su Bambi, reinventandolo sotto forma di lungometraggio animato.
Sebbene il romanzo originale fosse stato scritto per un pubblico adulto, l'intenzione degli Studios di Burbank fu quella di rivedere il tutto in forma puerile, gioviale, ma senza dimenticare di inserire degli aspetti cupi, in linea con le necessità del tempo.
Walt veniva da un modo di raccontare le sue storie con una venatura sempre molto orientata al dark: basti pensare allo svenimento simile alla morte di Biancaneve per mano della strega cattiva, ma anche delle peripezie di Pinocchio, che pur basandosi su una storia grottesca nelle mani di Disney diventò ancora più tragica.

Se, quindi, l'idea di Fantasia non era ancora ben sviluppata e di Chernabog non c'era ancora la minima traccia, Bambi doveva in egual misura offrire degli spunti oscuri. Che arrivarono, ma in maniera sorprendente.
La produzione d'altronde subì diverse interruzioni: Disney era troppo fomentato dall'idea di Fantasia per potersi concentrare su altri progetti che aveva, nel frattempo, inserito nella propria pipeline e deviò l'attenzione anche di Perce Pearce e Carl Fallberg su The Concert Feature, il titolo originario del Classico del 1940.
Nell'agosto del 1939, quando oramai su Fantasia c'era ben poco altro da fare (la premiere sarebbe stata a novembre), si poté finalmente iniziare a lavorare su Bambi.

Dalla critica all'uomo alla morte


La storia di Bambi poteva avere tante interpretazioni e poteva seguire tantissime strade diverse da quella che alla fine prese.
Walt pensava di poter realizzare la storia di un cerbiatto che avrebbe guardato il mondo dall'alto di una collina, osservando quanta dicotomia ci fosse tra il suo, quello della foresta, e quello dell'uomo civilizzato, che però stava distruggendo tutto ciò che c'era intorno a lui.
Si pensò anche di accostare alla vicenda di Bambi quella di una famiglia di cavallette, ma ciò che vinse fu la storia che tutti noi conosciamo adesso. Alla fine del 1938 Walt Disney aveva perso sua madre, morta a causa di una fuga di gas nell'abitazione che lui e suo fratello Roy avevano acquistato ai genitori per restituire il prestito avuto per la realizzazione di Biancaneve.
Walt si ritenne responsabile dell'accaduto, perché a causa del lavoro aveva sottovalutato la richiesta del padre di far controllare la caldaia installata in casa.
Interruppe Fantasia per alcuni mesi, ma poi decise di andare avanti per rispettare l'accordo preso con Stokowski, ma rimise in Bambi tanto di quel dolore.

Si pensò originariamente che un uomo avrebbe dovuto sparare alla madre di Bambi mentre stava saltando oltre un tronco: un colpo secco, che ci avrebbe permesso di assistere a ciò che avevamo dinanzi agli occhi.
Alla fine, però, la scena risultò davvero troppo cruda e si pensò di non farla vedere.
Walt avrebbe voluto anche che il cacciatore, una volta uccisa la madre di Bambi, finisse per essere bruciato dalle fiamme di un fuoco che egli stesso aveva appiccato per cucinare il cerbiatto, ma il non far vedere del tutto l'uomo spense anche questa forte volontà di Disney.
Era entrato in un processo di autodistruzione nel quale avrebbe voluto vedersi bruciare dopo aver ucciso sua madre.

A oggi, però, il non far vedere la morte della madre Bambi e il far sentire esclusivamente il colpo di proiettile che parte ha creato una sorta di archetipo attorno al fatto che terrorizzi di più un qualcosa di non visto che altro.
D'altronde se non fai vedere non puoi sapere e la fantasia può spaventare molto più della realtà. La scrittura terminò un anno dopo, nel luglio del 1940, e il budget del film era salito a 858.000 dollari.

L'animazione degli animali: lo zoo di Burbank

Una delle sfide maggiori riguardò il dover animare l'esatto movimento dei cerbiatti: sebbene in Biancaneve gli animatori di Walt Disney avessero già fatto abbastanza esperienza a riguardo, per Bambi fu necessario lavorare in maniera ancora più raffinata.
Vennero organizzate delle visite allo zoo di Los Angeles e alla fine venne allestito anche un piccolo allevamento di animali negli studi di Burbank, così da avere sempre a disposizione dei conigli, delle anatre, dei gufi che potessero essere utili alla storia.
Sebbene LeBurn fosse arrivato a realizzare degli animali molto realistici, per Disney mancava ancora qualcosa per dar loro della personalità: per questo motivo Bambi divenne quasi una caricatura, con occhi molto grandi, un muso piccolo e delle gambe estremamente lunghe.

Per quanto riguarda lo scenario e le ambientazioni del film si utilizzarono come ispirazione le foreste dell'America dell'Est: Maurice Day trascorse moltissime settimane nel Vermont e nel Maine con l'obiettivo di realizzare fotografie e sketch basati sulla fauna del posto.
Disney anche in questo caso notò che il lavoro svolto era troppo didascalico e si andarono a recuperare dei lavori di Tyrus Wong, un animatore cinese che aveva realizzato dei dipinti impressionistici delle foreste, riutilizzati per l'occasione.
La grande rivoluzione di Wong si basava sul dare molto più risalto ai dettagli al centro dell'azione piuttosto che verso i bordi, così da far sì che l'occhio dello spettatore potesse concentrarsi maggiormente su ciò che aveva dinanzi a sé e non sul resto.
Dal film originale, alla fine, Disney dovette tagliare un totale di 12 minuti di riprese, dato che la Seconda Guerra Mondiale, iniziata in Europa nel 1939, aveva messo a rischio le finanze e l'economia mondiale, nonché quella dei suoi studi.

Il terzo più grande successo di Disney

Bambi venne proiettato al cinema nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e fu il quinto Classico di Walt Disney.
Una scelta coraggiosa, perché il mondo intero era concentrato su altro e già per Fantasia, pubblicato nel 1940, le critiche furono tantissime: nessuno voleva concentrarsi al cinema durante la guerra.
Per Bambi il problema fu meno gravoso come sembrava, tant'è che i risultati furono discreti: la RKO riuscì a guadagnare poco più di un milione di dollari dalla prima release al cinema tra Stati Uniti e Canada.
Nonostante la difficoltà ad arrivare sul mercato europeo, che rimandò moltissime delle release dei film di Disney a diversi anni dopo, il risultato finale fu di quasi tre milioni di dollari.
Fu il terzo più grande successo degli studi di Burbank dopo i quasi 8 milioni di Biancaneve e i 3 di Pinocchio.
Quando poi Bambi tornò al cinema nel 1947 si arrivò a un totale domestico di quasi 19 milioni, portando il valore totale a circa 40.

La figlia di Walt Disney, Diane, si lamentò dicendo che non c'era alcun bisogno di far morire la madre di Bambi: la risposta del padre fu quella di essersi attenuto alla storia originale, ma era ovvio che dopo aver cambiato moltissimi aspetti del romanzo si sarebbe potuto rivedere anche questo.
Semplicemente Walt non volle. Eppure la critica in quegli anni fu molto cattiva nei confronti del Classico, segnalando che l'assenza di elementi fantasy aveva reso la storia di Bambi troppo reale e Disney aveva troppo pesantemente raccontato la difficile vita degli animali nella foresta, dimenticandosi delle angherie arrivate dagli uomini.

Allo stesso modo alcuni cacciatori decisero di attaccare il film dicendo che si trattava di un insulto nei confronti di quella che era a tutti gli effetti un'attività sportiva, raccontando la morte della madre di Bambi come se fosse un omicidio premeditato.
A oggi, in ogni caso, Bambi è ritenuto uno dei capolavori dell'animazione internazionale per la sua eleganza negli scenari, per la sua raffinata animazione e per il suo aver permesso a Disney di compiere dei grandi passi in avanti nel suo modo di intendere l'animazione.

Le critiche moderne negli anni Quaranta

Particolari anche tutti gli eventi successivi all'uscita di Bambi: a oggi il cacciatore, che ufficialmente non viene mai visto e non ha nemmeno un nome, viene accreditato come il ventesimo più pericoloso villain del cinema.
Paul McCartney dichiarò che la morte della madre di Bambi rappresentò il suo turning point per iniziare a interessarsi agli animali. Inoltre Disney permise ai personaggi di comparire in moltissime campagne di prevenzione per la salvaguardia degli animali, facendo diventare Bambi un caso politico più che apprezzato dal Governo, che ebbe la possibilità di gestire il film per un anno intero a proprio piacimento.

Infine, quando nel 1954 la figlia di Salten decise di vendere i diritti del padre a Twin Books, un editore americano, questi fece causa a Disney per aver continuato a utilizzare, negli anni successivi, Bambi.
La risposta fu di una banalità disarmante, tanto da rendere assurda l'accusa di Twin Books: era stato pubblicato nel 1923 senza alcun tipo di copyright, il che aveva reso sin da subito di pubblico dominio la storia di Bambi.
Inoltre, stando alle leggi americane, con il rinnovo dei diritti avvenuto nel 1954, oltre la deadline possibile dalla data originale, la cessione era a tutti gli effetti invalida.
L'ennesimo caso spinoso legato a un Classico che a oggi continua a fare storia e polemica, ma che non va a inficiare la qualità del lavoro di Walt Disney.