Bad Boys, dove abbiamo lasciato Mike e Marcus

Dopo 18 anni dal secondo capitolo, i Bad Boys tornano al cinema: ricordiamoci dove li avevamo lasciati, ancora giovani ma cattivi.

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Will Smith e Martin Lawrence tornano al cinema dopo 18 anni dall'ultimo Bad Boys, a sua volta sequel del film di Michael Bay del 1995. Una saga che torna per soddisfare i palati dei nostalgici, quelli che avevano vissuto le vicende dei due cattivi poliziotti dell'antidroga affezionandosi ai personaggi dei detective Mike Lowrey e Marcus Burnett. Colleghi di sventure, ma anche di vita quotidiana, creando un connubio che - come i due protagonisti ironizzano anche nella prima pellicola - provava a scimmiottare la famosa coppia formata da Starsky & Hutch. Will Smith e Martin Lawrence, però, sono stati più di qualche pallottola, di sparatorie ed esplosioni infinite: per questo il loro ritorno al cinema è un richiamo al fascino dei film di un tempo.


L'esordio di Michael Bay

Bad Boys, ancor prima del valore cinematografico, è un'importante pietra miliare per la letteratura del cinema americano: parliamo d'altronde del film d'esordio di Michael Bay, regista che ha in ogni caso saputo rendere distinguibile la sua firma al pari di colleghi come Wes Anderson e Quentin Tarantino (e sì, citiamo questo trittico anche in onore della famosa puntata de I Griffin che esalta le tre diverse chiavi registiche). Se oggi riconosciamo, quindi, un lavoro svolto da Bay, una sua esplosione e un momento di pura azione che dopo l'adrenalina ci regala un sorriso beffardo, è importante sapere che tutto è nato da Bad Boys.

Tra gli inseguimenti in auto e le sparatorie, che soprattutto nel sequel diventano protagoniste indiscusse, le due pellicole mettono insieme una breve saga che si dimentica spesso del caso che i due poliziotti stanno provando a risolvere, in favore di quelle che sono le dinamiche pistola alla mano. La scena finale di Bad Boys II, d'altronde, rappresenta allo stesso modo una topica del cinema di Michael Bay, con Will Smith e Martin Lawrence che si ritrovano in un campo minato, a Guantanamo, in uno stallo alla messicana risolto dal lancio di una pistola proprio su una mina, la cui esplosione permette a Marcus Burnett di approfittare della confusione e sparare un colpo dritto in fronte al criminale che nel frattempo teneva stretto a sé Mike Lowrey. Un'esaltazione dell'azione al centimetro, della precisione al millimetro, quella che Bay ha sempre usato per le sue esplosioni e per le sue scene slow-motion, di cui ha fatto un grande uso, e forse anche abuso, nel corso della prima pellicola, riducendola nella seconda. Rivedere oggi Bad Boys significa andare a riconoscere tutte le fisime che appartengono oggi al regista americano, che nel 1995 stava solo sperimentando, per capire se quella poteva essere la sua firma per il futuro. Per una filmografia pirotecnica partita proprio da Will Smith e Martin Lawrence.

La coppia che non scoppia

Dall'altro lato c'è l'esaltazione della coppia, del lavoro in tandem, di quel duo dinamico che deve necessariamente giocare sulle parti e sull'essere quasi agli antipodi. Marcus è un uomo di famiglia, con una moglie che ama e dei figli che lo tengono sempre sul chi-va-là. Dall'altro lato c'è Mike, l'inevitabile Don Giovanni che fa il poliziotto per vocazione, essendo un erede che potrebbe vivere di rendita nella sua lussuosa casa. I due mondi li portano ad approcciare il lavoro del poliziotto in maniera ovviamente opposta, offrendoci una doppia finestra sul mondo della criminalità: se Mike è lo sfrenato autista pronto a lanciarsi in qualsiasi sparatoria, Marcus è più l'uomo del ragionamento, delle scartoffie, della nausea dinanzi ai cadaveri, ma è anche la spalla comica sulla quale si basa l'inevitabile duetto comico.

Will Smith gioca con le problematiche di Martin Lawrence, tanto nel primo quanto nel secondo film, quando fulcro della vicenda diventa anche la sorella di Marcus Burnett, della quale il personaggio di Smith si è innamorato. Deposte le armi da Barney Stinson ante litteram, Mike Lowrey si ritrova nell'angusta posizione di dover nascondere i suoi sentimenti per non ferire il collega e amico di sempre, ma allo stesso tempo sbeffeggiarlo per i timori che Marcus esterna sul possibile futuro partner della sorella. Michael Bay quando ha bisogno di situazioni ironiche infila sempre Lawrence nei panni del beota, così da esaltarne le qualità genuine, naif, come quando ingerisce per sbaglio la droga che i due stanno cercando di intercettare in Bad Boys II o anche nel momento in cui Lawrence è chiamato a fingersi Mike Lowrey per difendere la testimone chiave per la risoluzione del caso di omicidio del primo film.

La coppia è rodata e l'intera saga non potrebbe non funzionare senza l'uno accanto all'altro: si va a creare così un rapporto che sebbene sia pieno di increspature e di ruvidità, finisce sempre per esaltare l'amicizia e il rispetto che i due provano vicendevolmente, dimostrando che anche nella quotidianità riescono a dividere comprensione e supporto. Basti pensare all'iconica scena in cui la figlia maggiore di Marcus sta per andare al cinema con un suo coetaneo, che viene immediatamente torchiato e interrogato, oltre che perquisito, dal tandem della DIA, esaltato dal ruolo di padri appena svolto.


Non solo esplosioni e inseguimenti

Bad Boys, insomma, era sì tanta azione ma anche tanto spazio per il sentimentalismo, per l'affetto, per il rispetto tra Will Smith e Martin Lawrence, compagni di vita e di avventura. Era il disagio provato da Marcus nel dover dire a Mike di aver fatto domanda di trasferimento per cambiare città, è la voglia di coprirsi le spalle a vicenda, è il desiderio di Mike di vedere Marcus compiere qualche azione spericolata, delle quali lui era solito rendersi protagonista: dall'accelerata decisiva per anticipare un'altra auto all'ingresso di una strettoia fino al colpo di pistola di cui abbiamo già parlato che chiude Bad Boys II. Entrambe le pellicole si lasciano accompagnare da questo leit-motiv di riscatto e riabilitazione per il personaggio di Martin Lawrence, che termina la propria parabola acquisendo maggior consapevolezza e fascino agli occhi del pubblico, dimostrando di poter essere anche lui, a tutti gli effetti, un bad boy.

La saga è diventata addirittura un videogioco, anche se non dall'altissima qualità e non acclamato come furono i film, e negli anni ha saputo trasformarsi in un vero e proprio cult, proprio per il modo in cui Will Smith e Martin Lawrence approcciavano la vita a Miami.
Altro aspetto da non sottovalutare è la scelta dello scenario, quella Miami che racconta la criminalità in un modo diverso rispetto all'abusata Los Angeles o alla disastrata Chicago: una metropoli raccontata sempre con un occhio attento al lusso, alla vita sfarzosa, tra la spiaggia della Florida fino ai grattacieli dei ricchi, che si presta ancor di più alle necessità di sceneggiatura, pronta a raccontare commerci di droga e di traffici di cadaveri, ottimi per trasportare qualunque oggetto di grande valore.

Il ritorno della coppia di poliziotti, insomma, non poteva che essere accolto con grande entusiasmo: per tornare a rivivere quelle situazioni comiche che vedono Smith prendere sempre come bersaglio Lawrence, ma anche per godersi ancora una volta delle scorribande adrenaliniche tra le strade di Miami, con auto da inseguire e traffici di droga da sventare. Senza le esplosioni di Michael Bay e senza qualche scena d'azione al limite del credibile, che se negli anni Novanta rappresentava quel sale in più, adesso avrebbe stonato tanto quanto avviene in una saga altrettanto di culto come Fast & Furious. Bentornati Mike Lowery e Marcus Burnett: Miami ha nuovamente bisogno del vostro appeal e del vostro cuore da C.

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