Bad Boys For Life, irriducibili ragazzacci per un'ultima volta

Dopo molto penare, il terzo capitolo del franchise action con Will Smith e Martin Lawrence si mostra in tutto il suo potenziale.

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Cos'è che rende Bad Boys un franchise tanto amato? Il fatto che in cabina di regia ci sia Michael Bay, un cineasta che da sempre mastica azione a colazione? Oppure i due protagonisti interpretati dalla coppia Will Smith e Martin Lawrence? O ancora la pungente ironia da buddy cop movie? In realtà è un po' tutto questo, nella sua completezza, ad aver portato al successo, unito ad alcune sequenze ormai iconiche e a un paio di inseguimenti e sparatorie che restano lì, incisi nella mente. In due capitoli cinematografici, i ragazzacci della MPD di Miami hanno distrutto mezza città per fini nobili: catturare pericolosi trafficanti di droga con ogni mezzo necessario, anche quelli meno consoni alla polizia.

L'ultima missione di Mike Lowrey e Marcus Burnett risale poi a sedici anni fa, nell'ipercinetico e movimentato Bad Boys II sempre a firma Michael Bay, che occupato com'era sul set di 6 Underground di Netflix - dopo innumerevoli rimandi e problemi produttivi - ha deciso di lasciare la regia dell'attesissimo terzo capitolo della serie a dei nuovi arrivati, tirandosi completamente fuori dal progetto ma dando il suo benestare a continuarlo. Adesso è finalmente disponibile il trailer ufficiale di Bad Boys For Life di Adil El Arbi e Bilall Fallah, duo che sembra aver colto insieme allo sceneggiatore Joe Carnahan il valore del franchise, rispettandone anima e linee guida.

Ancora insieme

Più che naturale un'attesa di sedici lunghi anni, prima di rivedere in sala i detective Lowrey e Burnett: in fondo tra Bad Boys e Bad Boys II trascorsero otto anni e il secondo film tenne conto del distacco temporale, cosa che farà anche Bad Boys For Life. Lo vediamo soprattutto con Martin Lawrence, ben ritrovato in un blockbuster d'azione dopo una pausa di cinque anni dalla recitazione (dal 2014 ad oggi), periodo che fisicamente non gli ha molto giovato, purtroppo, avendo preso molti chili che su schermo si notano tutti. Poco male, a dire il vero, non solo perché le apparenze non si giudicano tanto facilmente ma anche in relazione alla sua agilità e alla sua presenza fisica nelle scene d'azione viste nel trailer, dove sembra non aver perso minimamente gusto per scazzottate, inseguimenti, sparatorie e per i tempi comici.
Il suo Marcus è ormai diventato da anni un ispettore di polizia del MPD, mentre l'amico e collega Lowrey - anche lui promosso - è in piena crisi di mezza età. A Mike è sempre piaciuta la bella vita a cui è stato abituato anche dalla grande eredità lasciatagli dal padre. Adesso che ha superato i cinquant'anni, però, ritrovandosi da solo e senza una compagna, deciso inoltre insieme a Marcus a ritirarsi dalla frenetica e pericolosa vita da poliziotto (ricorda un po' il "sono troppo vecchio per queste cose" del Murtaugh di Danny Glover), il nostro Lowrey si trova a un bivio importante, indeciso su cosa fare del proprio futuro.
Esser stati ragazzacci e uomini d'azione una volta, rende comunque ragazzacci e uomini d'azione per sempre, tanto che prima del ritiro i due si troveranno invischiati in una crociata di vendetta contro di loro, mossa da tutta la rabbia di un venefico boss del crimine rumeno, deciso a eliminarli una volta per tutte come ritorsione per l'uccisione del fratello più piccolo.

Rispettare i monumenti

Quello che sorprende di Bad Boys For Life è il preciso ricalco dello stile di Bay, la capacità di tornare a questi personaggi e a un mondo con una sua precisa dimensione senza paura del confronto, riproponendo almeno apparentemente una grammatica estetica, action e dialogica praticamente identica a quella di sedici anni fa. Non stiamo parlando dell'altroieri, di un regista e di un genere qualunque, ma di un cineasta che ha segnato nel profondo gli anni '90, i primi 2000 e il cinema d'azione, riscrivendone il DNA a suo piacimento. Non un compito facile, insomma, rispettare un monumento come Bay e addentrarsi in dinamiche relazionali di paternità altrui, eppure sembra che Carnahan e il duo belga abbiano svolto un intenso lavoro di approfondimento delle vibrazioni e della sensibilità bayiane, imitandone quando e dove possibile lo stile pur rendendolo in qualche modo proprio, una eco - al primo impatto - di grande risonanza.

Oltre a sprazzi di sequenze dal forte impatto cinematografico (sempre in senso action), la penna dello sceneggiatore sembra essere riuscita a catturare nuovamente l'essenza del rapporto tra i personaggi di Smith e Lawrence, tornando a guardare con insistenza ai film precedenti e alle dinamiche già creatisi, come ad esempio quella della ricerca della non-violenza da parte di Marcus, che termina puntualmente in scontri fisici e in situazioni semi-ridicole.

Fanno capolino infine alcune battute già fantastiche prese come sono estrapolate dal contesto e nel solo primo trailer di presentazione, da "non siamo solo neri, siamo anche poliziotti" al "cazzo Mike: questi occhiali sono in HD", per tacere poi del gradito ritorno dello sboccato e irascibile Capitano Conrad Howard di Joe Pantoliano, che ci regala anche uno dei suoi meravigliosi sbotti, imprecando: "Fuck me, fuck, fuck, fuck!". Quindi sì, lo vogliamo dire con una certa gioia e convinzione: i Bad Boys sembrano davvero tornati. E voi, cosa farete adesso?

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