Baby Driver, l'ultima prova di Kevin Spacey

L'action thriller scritto e diretto da Edgar Wright è stato l'ultimo film prima della caduta della star dall'Olimpo di Hollywood nel 2017.

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Quando incontrammo Kevin Spacey nell'agosto del 2017 per un'intervista relativa a Baby Driver - Il genio della fuga (questa sera, 23 aprile, alle 21:20 su Rai 3), tutto ci saremmo aspettati tranne quello che stava per scoppiare di lì a breve. Ricordiamo ancora come il publicist dell'attore vietò ai giornalisti di fare domande sui progetti futuri della star, il che rende tutto quello che venne dopo quasi paradossale, un contrappasso disatteso che ha scalzato con prepotenza Spacey dall'Olimpo di Hollywood, sbattendogli la porta dietro e cambiando la serratura. Da quel fatidico settembre di tre anni fa, la star è entrata nel tritacarne mediatico a causa di gravi accuse di molestie sessuali, per giunta ai danni di uomini e ragazzi molto giovani, facendogli perdere il ruolo di Frank Underwood in House of Cards (e facendo crollare la serie proprio come una castello di carte).

Dopo Baby Driver sarebbe dovuto apparire in Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott nei panni di Jean Paul Getty, ruolo in cui fu sostituito invece da Christopher Plummer, questo anche se la post-produzione del film era praticamente terminata. Nel frattempo aveva girato una piccola parte nel mediocre Billinaire Boys Club di James Cox, titolo che subì pesanti ritorsioni proprio a causa della presenza di Spacey e uscì in sole 10 sale cinematografiche negli USA, incassando appena 126 dollari al suo debutto. Tutto questo per sottolineare come quella di Doc nel film di Wright fu l'ultima, vera prova attoriale dell'interprete. Ma come fu, in realtà?

Cattivo, sornione e carismatico

Per il ruolo di Doc al regista serviva un interprete carismatico, in grado di conferire rispetto, altezzosità e ingegno al personaggio. Pensò quasi immediatamente a Spacey, che a dire il vero al cinema era già da qualche anno che non stava vivendo momenti idilliaci, tra commedie come Vita da Gatto o Come ammazzare il capo e vivere felici. Escluso infatti il suo Frank in House of Cards di Netflix, il personaggio donatogli da Wright è stato in buona sostanza il migliore dai tempi di Margin Call, 2011, dove era comunque un comprimario in un grande parterre corale di ottimi attori.
Una parte non così complessa e sfaccettata, quella di Doc, un mobster di Atlanta che organizza rapine di medio o alto valore, ognuna come se fosse il colpo della vita, senza sbavature, con un calcolo dei fattori preciso al millimetro. Il suo rapporto con Baby è disfunzionale, a volte amichevole e spesso minaccioso, il che non lo inquadra sotto una buona luce, tanto che il suo cambiamento repentino nel finale del film ha lasciato perplesso più di uno spettatore. È comunque un capo astuto e venato da sfumature commediate, che rappresentano poi un'altra ragione per cui Wright ha voluto Spacey nella parte.

Alla fine, ha fatto il suo lavoro e si è portato a casa Doc, dandogli un pizzico di strategia alla Underwood, la precisione matematica di Micky Rosa di 21 e una spolverata di cattiveria del suo David Harken. Niente di completamente originale, insomma, e comunque non è il protagonista del film, ricopre una parte marginale guardando all'intero run time.
Nel poco tempo trascorso sul set, ad ogni modo, diciamo che Spacey è riuscito a farsi "notare" per il suo divismo. Non lo diciamo noi ma la co-star Jon Bernthal, con cui ha condiviso qualche scena.

Dopo lo scoppio della scandalo molestie (da cui è bene ricordare che Spacey è stato assolto per mancanza di prove), Bernthal dichiarava nel novembre del 2017 "che lavorare con Kevin Spacey lo aveva proprio infastidito", e questo nonostante il poco tempo trascorso insieme. Disse l'attore: "Ho pensato più di una volta che si comportasse davvero come un bullo. E molti dei suoi comportamenti inappropriati erano rivolti agli uomini. Pensavo che se si fosse rivolto in quel modo a una donna, non so, probabilmente sarei intervenuto. Dopo quell'esperienza, ho perso completamente il mio rispetto per lui. È stato molto deludente e non voglio pontificare su altro. Mi riferisco a una mia diretta esperienza mentre lo guardavo".

A prescindere da ogni scandalo, processo, assoluzione o braccio di ferro mediatico tenutosi, lo stupefacente Baby Driver - Il genio della fuga resta un action-thriller innovativo e baldanzoso, iper-dinamico e avvincente e con un concept monumentale. Il consiglio resta quello di recuperarlo appena possibile e di rivederlo a oltranza.

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