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Avengers: Endgame, viaggio al centro di Thanos

Guerrafondaio, idealista, sadico: analizziamo la figura del Titano Folle di Josh Brolin nel capitolo conclusivo dell'Infinity Saga.

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Avengers: Endgame è ufficialmente il miglior incasso del 2019, più in generale un film "polverizza record". C'era da aspettarselo, ovviamente, ma anche le più rosee aspettative dei fantomatici analisti tutto preannunciavano tranne un weekend d'apertura (5 giorni) da 1 miliardo e 209 milioni di dollari, cifra davvero impressionante raggiunta praticamente in uno schiocco di dita (per restare in tema).
Questo rende ancora più emblematico lo status di evento cinematografico del capitolo conclusivo dell'Infinity Saga, sul quale torniamo adesso per discutere più nel particolare di una figura essenziale e molto amata come quella di Thanos, il Titano Folle nemico "orizzontale" del MCU, nemesi più grande mai affrontata dagli Avengers. Gli eventi di Infinity War hanno condotto il personaggio alla vittoria, trionfante nell'avvento della sua a lungo perseguita Decimazione, anche lui sfinito, ormai privato di ogni cosa - anche dell'amore - e ritiratosi a vita frugale sul Pianeta Giardino, ad ammirare l'alba di un nuovo sole.

Un Thanos stanco che dopo una lunga crociata ha finalmente esaurito il suo scopo, raggiungendo il suo obiettivo e abbracciando in definitiva il suo pensionamento, concludendo il suo percorso di conquista e ricerca con un sorriso e un sospiro, a riposo dalla guerra e dalla vita.
Come riportarlo in campo, allora? Quale posizione assegnargli nella fine dei giochi dell'Infinity Saga e rendere più drastica e pericolosa la sua presenza in Endgame?
[ATTENZIONE, GROSSI SPOILER A SEGUIRE]

La geometria di un'idea

Se nel film dei fratelli Russo il Tony Stark di Robert Downey Jr. porta a compimento il viaggio dell'eroe, immolandosi in nome di un bene più grande del singolo, in virtù della sopravvivenza della collettività, quello di Thanos è al contrario un ridimensionamento della sua portata anti-eroistica. Sia nel primo che nel secondo caso, bisogna fare i conti con l'elemento time heist movie con cui giocano registi e sceneggiatori del film, che in sostanza vanno oltre (nel senso che proseguono o miscelano) gli archetipi di Christopher Vogler, dove ad esempio con Iron Man il ritorno dell'eroe è precedente alla sua presa di coscienza.

Questo significa che il percorso evolutivo dei personaggi non è né totalmente ciclico né perfettamente rettilineo, ma presenta diverse sfumature che modificano in qualche modo il gene degli stessi.

Di fondo, abbiamo imparato a conoscere realmente Thanos soltanto da Guardiani della Galassia in poi, consapevoli soltanto di alcuni tratti caratteriali della sua personalità (principalmente dai fumetti), che poi abbiamo approfondito a dovere solo in Avengers: Infinity War, dove la sua psicologia è esplosa sul grande schermo in tutta la sua geometrica ideologia deterministica, inattaccabile e affascinante.
Un protagonista emerso dall'altra sponda dell'etica, carismatico e austero; un condottiero asservito al suo scopo ontologico, la necessità di rimediare ai mali dell'Universo tutto in quanto unico salvatore possibile, non quello di cui c'era bisogno ma quello che tutti noi meritavamo.
Un villain con grandi aspirazioni di morte destinato - a suo avviso - a equilibrare la bilancia dell'esistenza, per questo imbarcatosi in una lunga e sanguinosa campagna di conquista alla ricerca delle Gemme dell'Infinito, dimezzando nel mentre la vita nei pianeti visitati.

Al contempo tiranno e messia, futuro principe di un cosmo purgato per metà dal cancro di qualsivoglia tipo di essere vivente, Thanos è sempre stato affetto sin da bambino da gravi turbe psichiche, legate al suo aspetto degenere, alla sua superba intelligenza e ai suoi stessi simili, spesso veri e propri carnefici.
Sopraffatto dalla vita, è così che ha imparato a odiarla e combatterla, tramutandosi nel suo nemico, divenendo liberatore e tiranno, riverito e giusto.
Proprio la sua imparziale e amorale equità, asservita alla necessità causale, è l'elemento che ha fatto amare Thanos tanto nei fumetti quanto in Infinity War, rendendolo nemico spietato e anti-eroe attraente, emotivamente piatto, ferocemente razionale.
Il suo tirarsi fuori dall'equazione, per far respirare infine un universo libero, dava ancora più concretezza alla sua decisa imparzialità, al suo disinteresse legato ad aspirazioni di comando e alla validità della sua missione, del suo obiettivo ultimo.

Stato fluido

Tutto questo accadeva con un Thanos però diverso, incerto a dire il vero della conclusione del suo percorso, se vittoriosa o perdente. Certamente determinato a eliminare ogni ostacolo sul suo percorso, pronto anche alla morte o alle estreme conseguenze dell'utilizzo delle Gemme dell'Infinito (come poi visto all'inizio del film), eppure in parte dubbioso. In Avengers: Endgame questo personaggio così schematico, con un chiaro obiettivo in mente, cambia radicalmente prospettiva e perde quasi ogni caratteristica da anti-eroe.
Innanzitutto perché letteralmente differente come Titano Folle (più giovane di cinque anni, senza neanche una gemma e ancora nel vivo della sua campagna di conquista), ma poi anche per un discorso di percezione del proprio destino, di accettazione del fato e del compimento definitivo di un ruolo.

Sostanzialmente, entrando a conoscenza del compimento vittorioso della sua crociata, la geometria ideologica di Thanos comincia a disfarsi e a divenire fluida, malleabile, manipolando dunque le intenzioni stesse del tiranno. Sapendo della riuscita della Decimazione e assistendo impassibile alla sua stessa morte ("Il destino che si compie"), il Titano in realtà si estrapola automaticamente da un percorso di crescita e persino di sacrificio, scegliendo di intraprendere la via più breve per una fine che pensa ormai essere scontata e "ineluttabile".
Sfrutta dunque il piano degli Avengers e lo ribalta, proiettandosi in un futuro dove la ricerca per le Gemme non lo ha portato a compiere quei piccoli passi necessari alla sua ultima e più importante formazione, aspettando soltanto di avere il Guanto e affrontare direttamente sul campo di battaglia i Vendicatori.
Non si tratta forse degli anni più importanti della sua preparazione, ma è comunque tempo sottratto alla crescita personale in virtù del perseguimento istantaneo del traguardo di un vita.

Per questo non è necessaria la sua costante presenza nel film: perché il punto di vista non è più quello di Thanos ma quello degli Avengers; perché il Titano Folle non è più lo stesso che conoscevamo. Il Tiranno Viola di Endgame è una minaccia forse meno costante che assottiglia in diversi passaggi il pathos del dramma e delle azioni dei protagonisti, pur restando il villain dichiarato e ancora più pericoloso.
Il suo sadismo non conosce davvero più limitazioni e il suo obiettivo è adesso il totale annientamento dell'esistenza, perché conscio "dell'ingratitudine dei sopravvissuti", incapaci di godersi un'eden spogliato dell'esatta metà del caos della vita. Va rifondato e da lui stesso guidato, perché la Decimazione non è più la risposta, ma soltanto l'ennesimo, insopportabile e fastidioso problema.

Così il Titano Folle scende in campo e aspetta che il suo destino si concretizzi, preparandosi allo scontro decisivo (qui l'analisi dello showdown), ma la superbia è il peggiore dei peccati e la conoscenza quasi mai beata.
L'ignoranza dell'avvenire è assecondata dalla spontaneità dell'azione, dove la persuasione di potercela fare è strettamente legata a un impegno profuso e costante per farcela.

Endgame frastaglia drasticamente la figura di Thanos e smussa quell'adamantina coerenza ideologica del personaggio, che qui slitta essenzialmente al ruolo di grande nemesi del MCU nella sua forma più cosciente.
Perde ogni possibilità di redenzione, qualsiasi eventualità di essere creduto nuovamente un virtuoso al servizio di un fantomatico bene superiore, mentre vestendo per l'ultima volta la sua armatura e imbracciando la sua lama si prepara a combattere la battaglia decisiva, quella che lo vedrà definitivamente e senza errori dalla parte sbagliata, al servizio di un obiettivo più egoistico di quello passato e guidato dal solo desiderio di morte.

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