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Avengers: Endgame, la storia dell'Uomo di Ferro che divenne eroe

C'era una volta un miliardario, playboy, filantropo che scoprì di avere delle responsabilità verso il mondo, portando il discorso alle estreme conclusioni.

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Non accenna a diminuire la valanga di reazioni relative al sorprendente Avengers: Endgame, cinecomic diretto dai fratelli Russo che - come ormai sappiamo - ha chiuso definitivamente l'Infinity Saga, primo macro-arco narrativo dedicato al Marvel Cinematic Universe.
Un percorso durato 11 anni che ha regalato gioie e dolori ai fan dei supereroi della Casa delle Meraviglie, specie guardando all'evoluzione di alcuni personaggi come Thor e Hulk o all'eccezionale percorso emotivo e psicologico di Tony Stark (Robert Downey Jr.), grande personaggio apripista del MCU e primo, vero protagonista di questo gigantesco Universo in continuity.
La sua storia e il suo primo film hanno rappresentato in qualche modo il canarino da inviare in miniera del mercato cinematografico, per controllare che il settore fosse finalmente pronto a qualcosa di così complesso come un filo narrativo continuo lungo un decennio, prima di spedire in campo i "titoli minatori" per scalpellare a dovere la montagna degli incassi, così da conquistare la piazza dei cinecomic e più in generale del cinema mainstream.

E di soldi ne hanno fatti, i Marvel Studios, raggiungendo nel mentre anche il cuore di tutti gli appassionati di fumetti e supereroi, riuscendo anche nel difficile compito di coniugare tematiche e contenuti attuali a prodotti di grande e sano intrattenimento, alcuni persino trattati da mani autoriali quali quelle di James Gunn o Ryan Coogler.
Adesso gli Studios sono completamente fuori scala, oltre la stessa portata dei competitor, in queste righe però vogliamo ripercorrere a modo nostro, con sentimento, proprio la storia di Tony Stark, il racconto di quel canarino divenuto il più grande eroe che il mondo dei cinecomic ricordi.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE]

Fuori dalla caverna di Platone

I tratti distintivi della sua esuberante, un filo viziosa e forse a tratti arrogante personalità, il buon Tony non li ha mai traditi, ma è soprattutto all'inizio del MCU e del suo tragitto evolutivo che questo affascinante e sofisticato personaggio si dimostra un vero outsider dell'eroismo. Ricchissimo, di bell'aspetto, intelligente e amato dalle masse: a Stark non manca davvero nulla, eccetto forse una famiglia con cui condividere i suoi successi e le sue paure.
Le armi sono il settore più proficuo delle Stark Industries, sia nella vendita legale all'esercito degli Stati Uniti d'America, sia trafficate dai militanti jihadisti o da organizzazioni criminali, anche se in questo secondo caso c'è lo zampino dell'inaffidabile collega di Tony, Obadiah Stane (Jeff Bridges). Il problema è che Stark vede il mondo esclusivamente dall'interno della sua "caverna di Platone", in sostanza artefatto dalla sua stessa visione delle cose, viziata dal suo stesso successo e dalla sua spasmodica voglia di essere al centro dell'attenzione, di esagerare.

Non le utilizza le armi: le produce e le vende. Il mondo vuole il suo prodotto? Lui è pronto a donarglielo, finché le sue stesse creazioni non lo riducono in fin di vita, rinchiudendolo in una caverna ben diversa da quella privilegiata e lontana dalla verità. Questa volta niente catene d'oro a legare la sua anima a un immaginario muro di disinteresse, guardando impassibile e insensibile passargli davanti agli occhi gli orrori di un mondo ormai allo sbando, reso tale anche a causa di un suo - incauto e non voluto - contributo.
Dentro la nuova grotta, con un cuore malconcio e delle schegge metalliche a minacciarne costantemente la vita, Tony apre finalmente gli occhi, osservando forse per la prima volta il dolore e le atrocità di un'umanità in parte inconsapevole e in parte disinteressata alla deflagrazione di odio e violenza sulla Terra.

Deciso a inizialmente a sopravvivere per senso di preservazione, una volta libero grazie anche al sacrificio di un altro prigioniero di guerra, Ho Yinsen, Tony muta drasticamente pelle ideologica, ribaltando attivamente ogni canone della sua personalità, sempre arrogante e fuori dagli schemi ma questa volta interessata al prossimo, al bene del mondo.

Fuori dalla caverna, il nuovo Stark sente il bisogno di riorganizzare la sua vita e la sua attività in favore di un benessere collettivo, per aiutare (a modo suo) il mondo a raggiungere un barlume di pace e tranquillità, trasformando il suo cuore di pietra pomice (poroso alle emozioni) in ferro battuto, solido e resistente al male, un'armatura costruita anche per il fisico, per mettersi in gioco al 100%, faccia compresa. È così che Tony Stark si presenta a tutti come Iron Man, di professione supereroe.

Dubbi e paure: la presa di coscienza dell'eroe

Sconfitto il suo primo nemico, Iron Monger, Tony è ancora più amato e stimato dai suoi fan per aver avuto il coraggio di rivelare al mondo la sua seconda identità. È all'apice del successo e dell'apprezzamento, quindi non c'è davvero momento migliore per lanciare la nuova edizione della Stark Expo, fiera dedicata all'esposizione tecnologica fortemente voluta da Tony anche in ricordo del padre, Howard.
In Iron Man 2 parte dunque un discorso di eredità, di lascito e confronto con la figura genitoriale verso la quale Tony ha sempre provato emozioni contrastanti. Persino il nemico di turno è frutto di questa eredità, vissuta nel caso specifico in modo negativo da Whiplash, mentre la domanda di fondo dietro all'impianto tematico della psicologia di Tony è il seguente: "Cosa lascerò io al mondo?".

Il problema sorge perché il reattore arc nel suo petto sta velocemente avvelenandogli il sangue, portandolo verso un declino psico-fisico senza possibilità di antidoto. Il mondo comincia a credere sempre meno in Iron Man e così anche Tony sprofonda nel baratro dell'incertezza, mentre il governo USA tenta in tutti i modi di mettere le mani sulla sua tecnologia.
Raggiunto l'apice dell'autodistruzione, Tony viene infine avvicinato da Nick Fury, che gli rivela come il padre fosse stato uno dei membri fondatori dello S.H.I.E.L.D., fornendogli subito dopo i vecchi appunti e tutto il supporto necessario per uscire da questa impasse psicologica legata ai suoi doveri e alle sue responsabilità, come anche a doppia corda al lascito di Howard Stark. (Continua in una nuova puntata...)

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