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Avengers: Endgame, le scene memorabili di una conclusione entusiasmante

Dall'inizio alla fine, il capitolo conclusivo dell'Infinity Saga si dimostra un compendio di istanti "memorabilia" epici e indimenticabili.

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Cosa rende memorabile un film? Dovessimo discuterne in termini puramente cinematografici, diremmo il suo valore: tecnico, narrativo, stilistico. Nel suo essere media e settima arte, il cinema è un grande organismo che vive grazie alle sue parti: regia, montaggio, scrittura, recitazione. In senso stretto, dunque, quello che rende memorabile un film è probabilmente la sua costruzione, dalla sceneggiatura alla produzione passando per l'editing, che dà ritmo e forma alla narrazione, stendendo un tessuto di immagini per poi cucirlo insieme, in una maglia filmica funzionale e coerente.
È un percorso che va battuto senza prendere troppi bivi sbagliati, che ammette comunque qualche errore. Il film perfetto, forse, non esiste e mai esisterà, in questo contesto, perché è l'unione tra forma e contenuto a dare senso (culturale, tecnico, artistico, sociale) a un titolo, ma forma e contenuto non sono elementi cristallizzati e unici.

Si tratta di variabili che ognuno può plasmare e condensare come meglio crede nella sua opera, quando commerciale, quando autoriale, quando strettamente di genere.
Per questo la settima arte è compartimentata: per semplificare e ridurre dal generale al particolare la cifra stilistica di un film, riconducendola al suo specifico territorio d'appartenenza (o magari a qualche autore e alla sua firma).
Navigando tra i generi e nelle loro miscelazioni, capiamo comunque che la memorabilità non ha solo a che fare con la qualità intrinseca di un film, ma è formata anche da una componente affettiva non indifferente, che va oltre lo studio delle forme, delle tematiche, e trascende persino il cinema, diventando qualcosa di personale che a che fare con la vita.
È allora che capiamo: a rendere indelebile un'opera sono i suoi momenti, e Avengers: Endgame è indimenticabile per tanti e diversi istanti che compongono la conclusione dell'Infinity Saga.
[ATTENZIONE, GROSSI SPOILER A SEGUIRE]

Il confronto tra Iron Man e Cap

Provando allora a spiegare l'impatto emotivo, e al contempo estasiante ed epico, del film dei fratelli Russo, vogliamo ripercorrere con voi quelli che consideriamo i momenti più significativi e intensi di Endgame, quelli che appunto ne garantiscono una sana permanenza nella nostra memoria.
Il primo, in ordine cronologico, è l'acceso confronto tra Tony Stark (Robert Downey Jr) e Steve Rogers (Chris Evans), proprio nei minuti iniziali del film. Il primo torna sulla Terra dopo giorni nefasti alla deriva nello spazio, fiaccato nel fisico e anche nello spirito dalla sconfitta contro Thanos. Ricevute le giuste cure mediche, comincia a interfacciarsi con il resto dei Vendicatori sopravvissuti, cercando di farla facile: "Abbiamo perso, ci ha annientati". Cap non ci sta e tenta di trovare una soluzione, ma Tony è esausto, inferocito, ed esplode. Ricorda la sua visione in Age of Ultron e il consiglio di costruire un'armatura intorno al mondo "che influisse sulla libertà dell'umanità" e poi sbotta: "Noi siamo i vendicatori, giusto? Noi vendichiamo, non preveniamo".

Robert Downey Jr. è bravissimo a mettere in scena tutte queste emozioni, tutta questa rabbia soffocata e questo rancore celato soprattutto verso Rogers. Lo chiama bugiardo, perché anche nella sconfitta lui non era presente, addossandogli inoltre delle colpe che in verità non ha.
Furente, si strappa il nucleo di nano particelle dal petto e lo mette in mano a Cap: "Prendi questo, trovi Thanos e scappi". Tira il fiato e poi crolla in ginocchio, sfinito. Non voleva vincere un confronto, ma dare libero sfogo alla sua frustrazione, cercando di scendere a patti con la sconfitta. Grande confronto e ripresa di situazioni passate, ma anche ottima costruzione dialogica tra i due.

"Ho mirato alla testa"

In Endgame si chiude in sostanza l'arco narrativo di Infinity War con due avvenimenti importanti: la distruzione delle Gemme dell'Infinito da parte di Thanos, con un secondo schiocco delle dita, e la furiosa e cieca vendetta di Thor, dal forte sapore di redenzione. Dopo una campagna marketing ermetica e non così esplicativa della trama del film (nonostante rumor e report vari), dopo venti minuti i Vendicatori vengono messi nuovamente con le spalle al muro, senza Gemme, né un piano per riportare indietro le vittime della Decimazione. È onestamente inaspettato un vicolo cieco così veloce e spiazzante, rivedendo inoltre Thanos sopraffatto dal potere radioattivo delle Gemme e sfigurato nel corpo, debole e stanco.

Capiamo immediatamente che per il Titano Folle non ci sarà ritorno, almeno non per quello visto nella Guerra dell'Infinito. Sopraffatto dall'energia scaturita dal Guanto, è stato costretto a distruggere le Gemme con un secondo schiocco, cancellandole definitivamente da quel presente: "Sono ineluttabile", dice tronfio ai Vendicatori, protraendosi in un discorso a Nebula, ma Thor taglia corto con la sua Stormbreaker e gli mozza la testa, in un evidente gesto di stizza e rancore, davanti all'evidenza della sua inutilità.
"Cosa hai fatto", chiede Rocket: "Ho mirato alla testa", risponde il Dio del Tuono. Certamente non la redenzione che sperava, ma quella di cui lui aveva bisogno.

Ti amo 3.000

A cinque anni di distanza dall'uccisione di Thanos, Tony si è fatto una famiglia e vive una vita serena e agiata. Sua figlia, Morgan H. Stark (soprannominata "Maguna" dal padre), ha lo stesso sguardo vispo di Tony, il suo sorriso sbarazzino e la stessa curiosità. Tutto pensavamo, inizialmente, tranne che Tony riuscisse a vivere per ben cinque anni un'esistenza normale, lontano da pericoli e minacce globali, ma tant'è: è un padre e un marito felice e non ha assolutamente intenzione di perdere "questa seconda occasione".

Morgan è in assoluto la luce dei suoi occhi e lo dimostra la loro dolce relazione. Tony è Tony anche nel ruolo genitoriale. È più forte di lui: non può fare a meno della sua sagacia e del suo humor neanche con la figlia cinquenne, scherzandoci apertamente, con disinvoltura, ma pur sempre con un senso di protezione abbastanza evidente, marcato.

E quando la mette al letto, dopo un bel ghiacciolo, le esterna tutto il suo amore: "Ti amo 100.000". Maguna sorride e risponde: "Io ti amo 3.000".
Nel momento della frase arriva già senza sapere il colpo al cuore: è un istante candido e ammantato di una purezza emotiva eccezionale, vedere Tony fare il padre e farlo pure bene.

Ma quando veniamo a sapere che quel 3000 è il totale delle run time di ogni film del MCU, allora oltre al dolce impatto empatico, il momento acquista ancor più di significato e ci regala la prima frase cult del film, che è insieme fine di un'epoca, omaggio e lettera d'amore a grandi e piccoli, fan della prima ora e leve acquisite nel corso di undici anni di produzioni.
È anche la frase con cui Tony saluta definitivamente il MCU, guardando il suo cuore e il suo futuro: per lui è arrivato il tempo di riposare dopo 3000 ore (alcune in panchina) di onorato servizio.

Noobmaster69

Qui scendiamo nel territorio forse più ostile di Avengers: Endgame, ed esattamente nell'evoluzione relativa al Thor di Chris Hemsworth. Non la approfondiremo nel dettaglio, visto che stiamo parallelamente proseguendo il percorso psicologico del Dio del Tuono negli speciali dell'Infinity Saga, ma il primo impatto con la figura di Thor così snaturata (in positivo) e plasmata è decisamente memorabile.
Già cinque anni prima, su Giardino, la sua azione sapeva di mera vendetta, priva peraltro di senso, ma le conseguenze della sua mancata e reale redenzione si fanno tutte sentire in questa sorta di seconda vita del personaggio: trasandato, sconcio, ingrassato a dismisura. Quello che ci viene presentato è un Thor depresso ed edgy, alcolizzato (per quanto un Dio possa soffrire certi svantaggi umani) e al limite, che si sente addirittura cool, una sorta di nerd estremista che ha scelto di mettere la dignità sotto i piedi per non pensare più al passato, per farsi male e punirsi per l'errore commesso e a cui non è riuscito a fare ammenda.
Beve, mangia schifezze e gioca a Fortnite con Korg e Mike, ma tutto il suo "cadere in basso" passa soprattutto attraverso Noobmaster69 - in nomen omen -, un utente del videogioco che bullizza al microfono Korg.

La situazione è surreale: Rocket e Hulk sono lì per richiamare alle armi il Dio del Tuono, ma si ritrovano davanti un amico caduto nel limbo della depressione, che cerca di affrontare come meglio crede nella sua essenza immortale, comportandosi da bambino senza maturità. Una rilettura così complessa, umana e brillante nella sua volontà decostruttrice, da non essere infatti stata capita nella sua interezza da molti fan, che hanno cominciato ad accostarla a quella invece più divisiva e opinabile di Thor: Ragnarok.

Nel Thor di Endgame non c'è infatti gratuità di situazioni esasperate o improvvisazione, ma è tutto calcolato e rimesso ai tempi comici di Hemsworth, molto cresciuto in questo ambito. Non tradisce nulla e anzi eleva il Dio del Tuono a personaggio più sfumato ed emotivamente fragile dell'intero MCU, senza dimenticare la sua natura divina, i suoi vizi e le sue virtù.

Il destino che si compie

Ne abbiamo già parlato in un lungo speciale dedicato, ma il Thanos di Avengers: Endgame è concettualmente diverso da quello di Infinity War: più sadico, immaturo, tirannico. Lo stesso ma differente, più giovane e drammaticamente conscio del suo destino a causa dell'errore sinaptico di Nebula.

Più della sua entrata in scena, il primo impatto con la reale minaccia che rappresenta il personaggio si ha infatti nel momento stesso in cui vede il sé futuro. Capisce che prenderà le Gemme e porterà a compimento il suo piano, anzi, dà per scontata la vittoria e il concretizzarsi della meta ultima della sua crociata contro la vita.

È qui che diventa pericoloso, che il Thanos che conoscevamo scompare in un istante lasciando spazio a un figuro ben più superbo e arrogante (anche se ama dare dell'arrogante agli altri). Si compiace del successo che sarà e pensa a un nuovo piano per accorciare le distanze dall'obiettivo finale, assistendo e accettando senza battere ciglio persino la sua morte, liquidata con un: "E questo è il destino che si compie".

Prima della sua reale discesa in campo, il Titano Folle comincia a intimorire con il solo pensiero, ragionando su un diverso futuro, dove cancellare l'intera esistenza per ripartire da zero, "in un universo realmente e finalmente grato e inconsapevole". Non vuole più essere il salvatore dell'universo, ma suo Dio e creatore. Una scena, questa del "destino", davvero emblematica della figura di Thanos.

La morte di Vedova Nera

La faremo breve: la morte di Vedova Nera ci ha letteralmente spiazziati. Tra tutti gli Avengers possibili, gli sceneggiatori e i fratelli Russo hanno deciso di uccidere con dei chiari intenti narrativi e psicologici il membro meno sospettabile di tutti. Natasha Romanoff è forse insieme a Thor il personaggio che più di tutti ha risentito della sconfitta, ma a differenza del Dio del Tuono cerca di mitigare questa sua sofferenza e angoscia con il lavoro, proteggendo il mondo al massimo delle sue possibilità.
Arrivata su Vormir insieme a Occhio di Falco, capiamo immediatamente che qualcosa non torna: per ottenere la Gemma dell'Anima si deve uccidere una persona amata. Scatta una sorta di stallo emotivo, momento di profonda riflessione per entrambi i protagonisti, ognuno con le proprie colpe e i propri demoni.

Da una parte Vedova Nera vuole soltanto cancellare gli effetti della Decimazione e riportare indietro tutti, dall'altra Occhio di Falco ha ucciso a sangue freddo molti criminali, abbandonando la via del supereroe.
Entrambi pensano di doversi sacrificare e innescano un breve confronto che porterà sicuramente al suicidio di uno dei due, ma alla fine Natasha ha la meglio e, aggrappata al suo più grande amico, a una persona che sa potrà rivedere la sua famiglia, si lascia cadere nel vuoto, consapevole della sua scelta e della necessità della stessa. Non straziante come la morte di Gamora, per tutto un discorso di sorpresa e rapporto padre e figlia, ma comunque di grande impatto, che arriva dritta al cuore.

Meritevoli

Dai momenti strettamente più emotivi, passiamo a quelli più epici all'interno del sontuoso showdown finale di Avengers: Endgame. Il primo, senza ragionarci troppo, è senza dubbio quello che vede Captain America sollevare il Mjolnir e colpire senza tregua Thanos. È una sequenza eccitante, quasi pornografica per ogni fan che si rispetti, visto che la scena è stata rimandata a lungo nel tessuto action del MCU, esattamente da Avengers: Age of Ultron.

Thor sta per soccombere alla forza bruta e calcolatrice di Thanos, per giunta quasi trafitto dalla sua stessa Stormbreaker, ma l'inquadratura si sposta sul Mjolnir che si solleva da terra, colpisce il Titano Folle e va a farsi stringere dalla mano di Cap.

Steve Rogers è meritevole, un guerriero senza macchia dallo spirito giusto e indomito pari di valore a quello di una divinità. È in sostanza la sua consacrazione, il suo grande momento di rivalsa, che sfrutta a dovere martellando senza sosta il nemico, da solo, avendo inizialmente anche la meglio. Semplicemente fantastico!

Avengers Assemble!

Prima che tutto finisca e un attimo dopo la sensazione che tutto sia ormai perduto. Captain America è stato sopraffatto da Thanos, che è riuscito a disarmare Rogers del Mjolnir e a distruggere parte del suo storico scudo in Vibranio. Steve si rialza, come ha sempre fatto: stringe i denti e si allaccia lo scudo.

Si incammina lentamente verso il nemico e a un tratto la sente: la voce di Falcon, tornato in vita, gli rimbomba in testa e alle sue spalle si aprono centinaia di portali, dai quali escono tutti i Vendicatori.
Qui si parla di grande cinema d'intrattenimento che fa propria l'arte del fomento e del tifo, raggiungendo un livello incredibile di crescendo. I portali sono tutti aperti e i compagni di Captain America alle sue spalle. Un vero esercito delle forze del bene pronto a sfidare in campo aperto quelle del male guidate da Thanos, araldo della morte, nemesi personificata della vita. Il battiti del ritmo sono regolari finché non lo sono più: arrivano le palpitazioni e il tema musicale di Alan Silvestri sfuma verso il main theme del franchise, lasciando spazio a un'extrasistole cinematografica di proporzioni monumentali.

"Avengers..." urla Cap, chiamando a sé il Mjolnir e bloccando il cuore pulsante del film. Si riprende fiato prima che tutto torni a pulsare velocemente, che lo scontro entri nel vivo e si dia inizio alla battaglia decisiva. "Uniti!", conclude Steve Rogers. I tamburi rimbombano e il tema degli Avengers esplode finalmente in tutta la sua potenza. Applausi, urla, commozione: è l'epica cinematografica al suo meglio.

"Io sono Iron Man"

Siamo davvero alla fine. Nonostante Scarlet Witch, Captain Marvel, Thor o Captain America, Thanos è inarrestabile. Una potenza inaudita, un'intelligenza senza eguali, capace di tenere testa a ogni singolo membro degli Avengers con una freddezza calcolatrice che ha dell'inquietante. Allontanata Carol Danvers, il Titano Folle indossa infine il Guanto Nonotech dove sono incastonate le Gemme dell'Infinito e le radiazioni cominciano a scorrere nel suo corpo.

Sta per schioccare nuovamente le dita e cancellare definitivamente la vita nell'Universo, ma Tony si getta su di lui e gli sottrae con l'inganno le pietre, inglobandole nella sua armatura. È il momento che vale una saga, quello che per gli appassionati più fedeli significa perdere un caro amico, che ha quelle caratteristiche affettive che danno valore a un istante cinematografico irripetibile e quindi unico.

Lo percepiscono tutti, in ogni sala di ogni città di ogni nazione del mondo: sta per finire tutto, stiamo per perdere il grande mattatore del Marvel Cinematic Universe. È una scelta narrativa eccellente, una perfetta quadratura del cerchio che lascia calare il silenzio tra il pubblico di ogni età. Nell'aria c'è commozione ancor prima che il gesto si realizzi, e alla fine arriva. Con le ultime forze, prima di schioccare le dita ed eliminare Thanos dall'esistenza, Tony ricorda a tutti: "Io sono Iron Man".

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