Netflix

Avengers: Endgame e la nobilitazione della sconfitta

Dal poco materiale promozionale finora trapelato, Endgame si presenta come il film più drammatico e profondo del Marvel Cinematic Universe.

speciale Avengers: Endgame e la nobilitazione della sconfitta
Articolo a cura di

Passano le settimane e sale sempre di più l'attesa per vedere in sala Avengers: Endgame, tornato in questi ultimi giorni alla ribalta grazie al potente spot del Super Bowl. Dopo un trailer esplicitamente introduttivo, dove poco è stato rivelato e sempre mediante un utilizzo del montaggio "a nascondere", questo secondo spot alimenta senza dubbio due grandi idee.
La prima è che i fratelli Russo e i Marvel Studios non diffonderanno del materiale più sostanzioso fino a poche settimane prima dell'uscita di Endgame, cercando quindi di sfruttare il mezzo promozionale alle sue massime capacità. Questo perché, in fin dei conti, non gli serve: Endgame è un evento cinematografico imprescindibile, il più atteso dell'anno.
In secondo luogo, inoltre, è ormai chiaro come il quarto crossover rappresenterà un punto di svolta (o di ripresa) netto per il primo macro-arco narrativo del Marvel Cinematic Universe, il che significa un utilizzo del dramma nettamente più marcato, nei toni e nei contenuti, così da modificare in modo più sostanzioso rispetto al passato la tanto rinomata Formula Marvel.
[ATTENZIONE, POSSIBILI SPOILER A SEGUIRE]

Noi, sopravvissuti

Tra tutti, quello che forse appare come elemento cardine del film è proprio il senso di smarrimento personale. In questi primi due brevi, intensi e ricercati filmati, infatti, si legge una certa assenza dei protagonisti sopravvissuti alla Decimazione di Thanos, intesa come un'incapacità ad affrontare un dramma o una "sfida" che si credeva e si pensava non connaturata nell'anima dei supereroi.
Fa molto Golden Age, è vero: il senso del patriottismo, la figura forte e imponente pensata per combattere il male e tutta una serie di stilemi specifici della figura del superuomo fumettistico.

Il senso di questa sorpresa, in realtà, non si cela però dietro a un'umanità dirompente dei Vendicatori sopravvissuti, quanto nell'esasperazione del dolore di fronte alla sconfitta. L'insegnamento di Stan Lee è insito nei supereroi dai tempi più maturi della Silver Age, quando i poteri cominciavano a fare il paio con responsabilità e problemi, ma nel MCU questa sofferenza di fondo, questo peso della sconfitta, non è finora mai stato approfondito a dovere, non con la forza necessaria a rompere gli argini quasi sacri della Formula Marvel. C'è insomma bisogno di una catarsi supereroistica generale per migliorare e tornare in campo, e salvare così il mondo.
Da quanto visto, almeno apparentemente, proprio la ricerca di questa catarsi - intesa come liberazione da un'esperienza traumatica - dovrebbe essere fulcro narrativo primario del film, visto che siamo certi condizionerà e guiderà Captain America (Chris Evans) e gli altri Avengers rimasti nel corso dell'intera storia.
Il viaggio che porterà i protagonisti alla ricerca di una soluzione alla Decimazione potrebbe (e anzi, dovrebbe) lasciare aperti diversi e interessanti spazi di manovra per un'introspezione psicologica dei super finora inedita, marcatamente analitica, mirata all'estirpazione dei dubbi e delle incertezze, freno post-traumatico alla liberazione della "coscienza del paladino", inibita dalla perdita, dal dolore e dalla sconfitta.

Quelli presentati sono dei protagonisti estremamente in crisi, mai stati così fragili e disperati. È ovviamente una scelta introspettiva che verrà poi mitigata nel corso di Avengers: Endgame, ma la sensazione è di trovarci di fronte al primo crossover cinecomic che fa del dramma la sua componente primaria, sfruttando il tormento interiore come mezzo per raggiungere un fine. Attraverso la terribile sconfitta contro Thanos, Cap, Thor, Rocket e gli altri si imbarcano in un viaggio interiore verso la scoperta di sentimenti forti ed estremi che graveranno sul loro spirito guerriero come un pesante fardello, da trasportare in modo obbligato.
Un simile viaggio, però, dovrebbe comportare un rafforzamento dell'anima, un ispessimento del tessuto emotivo e della già comunque resistente e solida fibra del supereroe, conducendo quindi i Vendicatori verso quella catarsi necessaria per tornare in campo più battaglieri che mai.
Una vera e propria nobilitazione della sconfitta, che diventa strumento per migliorarsi e accettare i propri limiti, tutte le debolezze che si credevano inutili o superflue e che invece sono pronte a insegnare la più grande lezione di vita di sempre.

Che voto dai a: Avengers: Endgame

Media Voto Utenti
Voti: 364
8.3
nd