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Avengers: Endgame può diventare Il Ritorno del Re dei cinecomic agli Oscar?

Il nuovo film dei fratelli Russo può emulare il percorso de Il Ritorno del Re ai premi Oscar americani del 2020?

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Con la cerimonia d'assegnazione degli Academy Awards 2019 prevista per il prossimo week-end, la febbre per la novantunesima edizione della Notte degli Oscar è ormai alle stelle.
Lo show, tra i più chiacchierati degli ultimi anni per via di nuove categorie annunciate e poi cancellate (quella per il Miglior Film Popolare), presentatori assunti e licenziati il giorno dopo (Kevin Hart) e soprattutto nuovi parametri per la diretta in mondovisione (la consegna delle statuette per miglior montaggio, fotografia, cortometraggio e trucco sarebbe dovuta avvenire durante la pubblicità, in differita), si preannuncia anche come una delle più imprevedibili di sempre.
In sostanza tutti, fra gli otto film nominati nella categoria Best Picture, hanno le carte in tavola per vincere, e il confine tra favoriti e sfavoriti quest'anno è quanto mai labile, e soprattutto determinato da questioni extra-filmiche.

Green Book, Oscar-movie per eccellenza nel suo essere divertente, buonista e aperto a tutti, sarebbe stata la scelta principale per i membri dell'Academy se delle uscite poco felici del regista Peter Farrelly e dell'attore protagonista Viggo Mortensen non avessero seriamente compromesso il film in fase di campagna promozionale. A Star Is Born, con la sua estetica impeccabile, la storia d'amore passionale e l'impianto filmico da lettera romantica alla Hollywood alla vigilia avrebbe dovuto vincere tutto, eppure l'esclusione di Bradley Cooper dalla cinquina dei registi (Cooper è stato l'unico, fra i nominati, a ricevere una candidatura in tutte le competizioni pre-Oscar) dovrebbe aver sancito la fine delle chance di vittoria finale per il film. Stesso discorso per Bohemian Rhapsody, salito sul carro durante la corsa grazie agli incassi astronomici del film, che l'Academy potrebbe decidere di premiare come smacco a Bryan Singer, come sappiamo accusato di molestie sessuali durante le riprese del film e da esso licenziato (o, viceversa, proprio questa delicata questione potrebbe affossare il titolo).
C'è Vice, dell'acclamato Adam McKay (amatissimo dall'Academy), che con le sue otto nomination (incluse quelle per regia, sceneggiatura originale, attore protagonista, attore non protagonista, attrice non protagonista, montaggio e trucco) ha tutte le carte in regola per essere eletto miglior film dell'anno, sarebbe inoltre una stoccata politica ben precisa indirizzata alla Casa Bianca.

Discorso analogo per Roma, non solo principale scelta artistica ma anche sociale (quello di Alfonso Cuaron sarebbe il terzo film di un regista messicano a vincere negli ultimi cinque anni, dopo Birdman di Alejandro González Iñárritu e La Forma dell'Acqua di Guillermo Del Toro) eppure le stesse pretese potrebbero avanzarle il femminista e istrionico La Favorita di Yorgos Lanthimos e soprattutto il poliziesco dai fortissimi toni politici BlackKklansman: tra l'altro, quest'ultimo coronerebbe la carriera del suo regista, Spike Lee, mai premiato dall'Academy finora se non con due nomination (miglior sceneggiatura originale per Do The Right Thing nel 1990 e miglior documentario per 4 Little Girls nel '98) e un Oscar onorario.
In questo marasma di incertezza, poi, c'è Black Panther, vero e proprio fenomeno culturale afrofuturista che ha letteralmente sconquassato gli Stati Uniti d'America: forte non solo dei 700 milioni di dollari incassati in patria (terzo film più visto di sempre negli States dopo Il Risveglio della Forza e Avatar) ma anche e soprattutto della forza politica e sociale con la quale ha conquistato l'intera popolazione afroamericana, il film di Ryan Coogler è diventato il primo cinecomic a rientrare nella lista dei candidati a Best Picture, e con la vittoria del Miglior Cast ai SAG Awards (premio statisticamente importantissimo in chiave Oscar al Miglior Film) adesso può davvero pretendere la statuetta finale della cerimonia di quest'anno. Ma la nostra teoria è un'altra. Si chiama Avengers: Endgame.


Il Ritorno dei Re

Naturalmente a Everyeye non abbiamo la sfera magica o un Guanto dell'Infinito, né tanto meno siamo in grado di raggiungere il Regno Quantico per spostarci avanti nel tempo (anche se probabilmente la nostra sezione tech ci sta segretamente lavorando), eppure guardando le statistiche, i trend e le mode (gli Oscar hanno una relazione speciale con le mode, sanno sia seguirle che inaugurarle) e soprattutto le passate edizioni della cerimonia non abbiamo potuto fare a meno di notare che ci troviamo di fronte a una situazione analoga a quella verificatasi all'inizio del secolo in corso.
Pensateci.

Nel 2001 Peter Jackson presentò al mondo il suo adattamento cinematografico de Il Signore degli Anelli, con il primo capitolo La Compagnia dell'Anello che cambiò per sempre la storia del cinema: con tredici nomination e quattro vittorie (fotografia, trucco, effetti speciali e colonna sonora), l'opera preparò il terreno per quello che sarebbe avvenuto nei due anni successivi, prima la conferma con il secondo capitolo, Le Due Torri (probabilmente il migliore, che però ottenne solo sei nomination, quella a miglior film inclusa, con vittorie nelle categorie per gli effetti speciali e per il montaggio sonoro) e poi la consacrazione immortale con Il Ritorno del Re, che paradossalmente ottenne meno nomination del primo capitolo (undici contro tredici), ma le portò a casa tutte quante, divenendo il terzo film più premiato di sempre insieme a Titanic e Ben-Hur.
Più che il film in sé, allora l'Academy premiò la totalità dell'opera, e anche il genere fantasy, che fino a quel momento non aveva mai vinto nella categoria miglior film: una vittoria che ha riportato il genere sulla cresta dell'onda, la medesima che ha spinto Il Ritorno del Re al trionfo.
Se il detto sulle porte che si chiudono e i portoni che si aprono dice il vero, allora adesso i tempi perché l'Academy decida di promuovere un altro genere di gran successo popolare potrebbero essere definitivamente maturi. E, attualmente, non c'è nulla di più popolare del cinecomic.

Le otto nomination con le quali è stato premiato Black Panther in questa edizione potrebbero avere la stessa valenza delle tredici riservate a La Compagnia dell'Anello, una sorta di notifica/promemoria per ricordarsi, più avanti, di coronare l'intera saga: e dato che Avengers: Endgame concluderà la saga iniziata nel 2008 con Iron Man mettendo il punto e accapo a un progetto epocale (e, ricordiamolo, senza precedenti), quale miglior occasione per farlo se non la cerimonia degli Oscar 2020, che arriverà dopo che Endgame avrà certamente sconquassato i botteghini di tutto il mondo?
Ci teniamo a ricordare che il premio Oscar per il Miglior Film non viene necessariamente assegnato al film più bello dell'anno in senso assoluto (per il merito artistico ci sono i festival d'arte cinematografica, nonché i Critics' Choice Awards a dicembre di ogni anno) ma a quello tendenzialmente più amato, più rappresentativo dell'intera industria (ecco perché non aveva alcun senso la nuova categoria per il Miglior Film Popolare); inoltre, anzi soprattutto, va tenuto conto che la statuetta per il miglior film viene consegnata al suo produttore, dunque premiare Avengers: Endgame equivarrebbe a consacrare Kevin Feige, un riconoscimento per il lavoro svolto nell'ultimo decennio. Un lavoro che, piaccia o meno, ogni tre mesi circa continua a portare fiumi di persone nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, che ha contribuito quasi in maniera esclusiva a risollevare le sorti dell'industria cinematografica e che ha dato il via non a una semplice moda, ma a uno specifico sottogenere della fantascienza, con stilemi, atmosfere e cliché vari ed eventuali.
Con la potenza della Disney ai massimi storici, il momento per un cinecomic eletto Miglior Film è ormai arrivato. Non è più questione di se, ma di quando, e se Black Panther non dovesse riuscire a ottenere il risultato, allora il 2020 a nostro avviso sarebbe l'anno migliore.

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