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Avengers: Endgame, il Dio del Tuono più umano di tutti

Analizziamo il percorso psicologico ed emotivo di Thor all'interno del secondo speciale dedicato all'Infinity Saga della Trinità Marvel

speciale Avengers: Endgame, il Dio del Tuono più umano di tutti
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Addentriamoci nel secondo speciale dedicato alla disamina emotiva e psicologica della Trinità Marvel, questa volta concentrandoci sulla figura del Dio del Tuono interpretato da Chris Hemsworth. Dopo lo straordinario successo dell'Iron Man di Robert Downey Jr, i piani per portare avanti il progetto Marvel Cinematic Universe cominciano a prendere forma, passando dalle idee ai fatti, con la messa in produzione di due film al contempo ugualmente rischiosi ma decisamente importanti: Thor e Captain America.
L'apripista del MCU è stato, come sappiamo, il cinecomic incentrato sulle origini di Tony Stark, mentre a chiudere il primo trittico pre-Avengers ci ha pensato Captain America, presentato con l'emblematico sottotitolo "Il primo vendicatore", ma al centro esatto del Big Bang di tutta la Fase 1 c'è proprio il Thor di Kenneth Branagh, diverso - in verità - da quanto preventivato dai fan. Certo il linguaggio teatrale ed elevato del cinema di Branagh fa capolino nel film, ammantando il cinecomic di un'aura a tratti austera, elevata, ma a sorprendere è più di tutto l'elemento commedia, che non solo abbraccia attivamente parte integrante della trama, ma eleva lo stesso Thor a una dimensione più umana e meno divina, diversa da quella essenzialmente conosciuta dai fan del fumetto.

Essere o non essere?

Il titolo del paragrafo è quantomai calzante, vista anche una certa gravità di fondo relativa al mondo Asgardiano e alle sue dinamiche regali, che guardano alla tragedia Shakespeariana molto cara a Branagh. Non siamo però qui per focalizzarci sul film in sé, perché a interessarci è l'inizio del percorso evolutivo del Dio del Tuono, nel primo, ormai storico, capitolo del franchise molto più vicino (anche se già in qualche modo distante) alla sua controparte fumettistica.
Thor ci viene presentato sostanzialmente come un principe asgardiano molto arrogante e tronfio, certamente dalla parte dei giusti e degno, visto il Mjolnir tra le sue mani, ma privo di un'ideologia guerriera matura e calcolatrice, quindi giovane nelle logiche e nel senso di immortalità, sempre fiducioso e certo del successo. Specie a causa dell'interruzione del suo incoronamento a Re di Asgard da parte dei Giganti di Ghiaccio, il Dio del Tuono viene introdotto nel MCU come un diamante molto grezzo, irruento nei modi e guidato almeno inizialmente da un forte senso di vendetta e non di giustizia, tanto da imbarcarsi in una missione contro Jotunheim al di là della volontà di Odino, scelta che costa al nostro protagonista molto caro.

Proprio come un bambino fin troppo viziato, Thor è incapace di ammettere il suo errore e contesta al padre, venerando e saggio, la sua reggenza fin troppo morbida e non più guerrafondaia come un tempo. È la giovinezza a parlare e lo fa con boria, maliziosamente, per difendersi e ferire.
Odino capisce allora quanto ancora immaturo sia il suo unico figlio e lo spoglia di ogni diritto asgardiano, togliendogli anche il possesso del Mjolnir, in quanto non più degno di impugnare un'arma rivolta ai meritevoli di cuore e di spirito.
In questo momento, Thor è in un limbo di insicurezza e rabbia, esiliato per giunta sulla Terra, nel Regno di Midgard, per ritrovare se stesso e riscoprire le sue virtù, crescere come guerriero e figlio per intraprendere la strada del comando.

Qui conosce l'amore e la mortalità, che rende unico e irripetibile ogni momento, ma deve anche affrontare la sfida di superare la sua arroganza e il suo egoismo per tornare a essere un principe guerriero, per guardare al suo futuro di guida illuminata di un popolo divino come quello degli asgardiani. Ce la fa soprattutto con le sue forze, interiorizzando l'esperienza dell'esilio come un'occasione per apprendere la via della leadership, imparando anche sulla propria pelle cosa significhi perdere, sentirsi sopraffatti e sconfitti da una volontà più grande, ineffabile, che giudica le nostre azioni fino a reputarci degni o immeritevoli.

È così che riacquista il diritto di impugnare Mjolnir e i suoi poteri: scoprendo che per essere dei combattenti divini e dei re assennati ci vuole cuore e umanità, raziocinio e disciplina. Ecco: nel primo film Thor viene definitivamente disciplinato, arrivando a voler essere il più umano tra gli Dei, il più vulnerabile, emotivo e ormonale.
La furia del dio guerriero, l'irruenza e la rabbia sono ancora lì, ma mitigate al centro del discorso da sentimenti sani e ben più sfumati, che da questo momento in poi trasformano il Dio del Tuono in un essere migliore, finalmente virtuoso nella sua totalità.

Rapporti difficili

Il percorso evolutivo e di maturazione psicologica di Thor è però appena cominciato, perché la riscoperta della sua integrità morale e regale si scontra molto presto contro la volontà conquistatrice del fratello Loki, a dire il vero nuovamente, ma questa volta in un campo di battaglia ben più grande.
Creduto morto alla fine del primo film, il Dio dell'Inganno di Tom Hiddleston torna con un nuovo alleato (Thanos) nell'amatissimo Avengers, che lo vede come grande villain principale contro cui devono scontrarsi i Vendicatori ancora in fase di rodaggio. Il Dio del Tuono è tra loro ma arriva soltanto verso la fine del primo atto, interferendo tra l'altro con i piani di Iron Man e Captain America. La sua entrata in scena è coperta da fulmini e saette ed è interamente dedicata al ritrovamento di Loki, dato per suicida dal Dio del Tuono e invece ancora vivo, per giunta nuovamente contro gli abitanti di Midgard.
Il tradimento e lo scontro nel film precedente hanno come ovvio incrinato i rapporti tra i due fratellastri, che condividono comunque un'infanzia vissuta insieme, incapaci generalmente di odiarsi senza soffrire. Thor cerca dunque il dialogo, spingendo Loki a costituirsi a Odino e ad Asgard e pagare per i suoi peccati, ma il Dio dell'Inganno è guidato da quel senso di rabbia e vendetta che poco prima guidava il fratello, anche se Loki sembra non volerne proprio sapere di tornare sui propri passi e farsi un esame di coscienza, guardando al bene vissuto insieme piuttosto che alle bugie raccontategli.

Lo scisma ideologico tra i due non fa altro che allargarsi e la forbice morale non accenna minimamente a stringersi, tanto da porre i due personaggi in aperto contrasto per la seconda volta, apparentemente quella decisiva. In Avengers, Thor non subisce in verità un'evoluzione essenziale della sua personalità, perché il film non è dedicato interamente alla sua figura, ma come gli altri co-protagonisti impara sulla propria pelle il lavoro di squadra, la condivisione di un obiettivo più grande che va oltre l'interesse del singolo, il che riallaccia il discorso al percorso intrapreso dal Dio in precedenza.

Deve ancora smussare qualche angolo della sua personalità forte e decisa, fin troppo consapevole della sua forza, ma Thor è molto cresciuto nell'arco di un solo capitolo, dimostrandosi molto più aperto alla collaborazione e a fare un passo indietro quando necessario, in questo caso molto più di Captain America o Tony Stark, ad esempio. Entra in gioco come outsider ma si pone ben presto sullo stesso livello degli altri Vendicatori, cercando una mediazione importante tra il fermare Loki e il riportarlo a casa.

Per questo, nella sua generalità, Avengers porta avanti in particolar modo la storia di Thor e del suo franchise, perché mette al centro della narrazione l'ideale di conquista di Loki e il diamante più sgrezzato che è ora il Dio del Tuono, molto più cosciente delle proprie responsabilità e in cerca di giustizia, senza condanne a morte a priori.
Se il finale di Avengers poi vede la vittoria dei protagonisti e la sconfitta del Dio dell'Inganno, in Thor: The Dark World un rapporto già complesso e difficile si tramuta in qualcosa di ben più articolato, mettendo a dura prova il Dio del Tuono (continua in una nuova puntata...)

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