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Avengers: Endgame, cosa ci aspettiamo dalla fine dell'Infinity Saga

A pochi giorni dall'uscita di Endgame, facciamo i conti con il peso dell'attesa e le speranza di assistere a un evento cinematografico clamoroso.

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A un anno esatto dall'uscita nelle sale dell'epico e colossale Avengers: Infinity War, è finalmente arrivato il momento di goderci la tanto attesa conclusione dell'Infinity Saga del Marvel Cinematic Universe, questo macro-arco narrativo durato 11 anni e 22 film. Una di quelle imprese che - cinematograficamente parlando - hanno cambiato nel profondo il DNA stesso dell'intrattenimento, andando a operare attivamente anche sull'esplosione della cultura pop in diversi altri ambiti, lasciando ad esempio che il fumetto tornasse a vivere una seconda Silver Age, specie quello supereroistico.
Adeguato, quindi, che l'ultimo film di questo lungo e articolato racconto in continuity, pensato come un enorme mosaico da comporre con cura, si chiami Avengers: Endgame, la Fine dei Giochi, quelli se vogliamo della prima infanzia dell'Universo Cinematografico Marvel, di un prodotto oggi più consapevole che mai della sua portata e pronto a fare i conti con i primi sintomi di pubertà artistica.

Chiudere una fase non è però compito facile, specie poi se ogni istante della campagna promozionale od ogni singola anticipazione non si è fatto altro che caricare di aspettative un cinecomic tanto importante, lasciandolo assurgere a film evento non solo dell'anno, ma del decennio. I fan sono in visibilio, i cinema corrono ai ripari per aumentare gli spettacoli e i biglietti staccati sono già da record, ma in tutto questo - giustissimo - fomento, vogliamo in queste righe provare a spiegare brevemente quello che Endgame dovrebbe rappresentare per noi, quello che ameremmo vedere nel crossover dei fratelli Russo e le promesse che vorremmo venissero rispettate.

La fine dell'inizio

Come ogni poema epico che si rispetti, in questo caso di stampo supereroistico e incatenato al mezzo cinematografico, Avengers: Endgame deve chiudere un ciclo, portare a conclusione un racconto di guerra e sacrificio, perdita e commozione, avvincente e protrattosi con forza negli anni. Questo significa tornare a guardare alle promesse della protasi di Infinity War, dove la musa invocata era la morte, la stessa poi omaggiata da Thanos con la sua Decimazione, che ha sterminato l'esatta metà dell'esistenza dell'intero Universo.
Stendendo con cura questo stratificato tessuto narrativo, i Russo e Kevin Feige hanno compreso in positivo le parole e l'ideologia del Titano Folle, puntando a un bilanciamento formale e stilistico e scegliendo di dividere questa mastodontica risoluzione dei conti in due film uniti ma diversi, dove a cambiare è il tono, il punto di vista e anche la Musa.
Se nella Guerra dell'Infinito assistevamo allora alla rottura degli equilibri e alla drastica sconfitta dell'esistenza, per sua natura nemesi della morte e avversaria prediletta, diciamo che concettualmente parlando sarebbe coerente spostare l'attenzione proprio sulla parte perdente.

Ed è infatti questo che più di tutto ci aspettiamo che accada, cioè che Thanos o chi per lui (potrebbe esserci una nuova minaccia) rappresenti adesso nella sua generalità il vero nemico da abbattere, senza sfumature da anti-eroe, senza essere protagonista centrale della trama. Se guardiamo attentamente a Infinity War, notiamo infatti che il punto di vista della storia è quasi interamente focalizzato sul Titano Folle e la sua crociata, alla quale si oppongono i Vendicatori.

Questi sono le forze del bene che intervengono per fermare un personaggio guidato da un'ideologia radicale, forse non del tutto sbagliata ma sicuramente germogliata con venefici risultati in un carattere impietoso e orgoglioso come quello di Thanos.
In Endgame tutto questo va ribaltato per concentrarsi su di un'altra crociata, quella per la vita, combattuta dagli Avengers ormai vicini ad assurgere a divinità protettrici dell'Universo, umani (spiritualmente, emotivamente) ma super, forti di attributi quali abnegazione, coraggio, strategia e combattività. Si deve lottare con lo scopo preciso di rimediare e dunque vendicare la scomparsa di miliardi e miliardi di essersi viventi sparsi in centinaia di migliaia di galassie, cancellati dall'esistenza in uno schiocco di dita e trasformati in polvere da dare in pasto al vento.

Il senso della vendetta

Come vedete, tutto sembra tornare al proprio posto, tanto nella forma quanto nel contenuto. C'è un chiaro slancio verso il passato, che è poi dove bisogna guardare per muoversi con scaltrezza nel futuro (il tema del ciclo è sempre presente), così da impostare i punti cardine e di snodo dell'intero progetto di conclusione dell'Infinity Saga. Fin qui, i protagonisti del franchise non hanno mai ricoperto effettivamente il ruolo di Vendicatori, intervenendo magari anche all'ultimo secondo per salvare la situazione, ma comunque impedendo puntualmente l'arrivo del tanto temuto evento cataclismatico del caso. Nel dialogo alla Stark Tower nel primo Avengers, Tony spiegava però a Loki che "nell'eventualità di non poter salvare delle vite, lui e i suoi compagni le avrebbero certamente vendicate".
È questa la grande promessa di tutto l'MCU, questo il punto di ricomposizione del contenuto morale dell'Universo Condiviso: la sicurezza di assistere un giorno a una vendetta degli Avengers, guidati dalla rabbia, dal dolore e dalla volontà di giustizia. "Noi non preveniamo, noi vendichiamo", dice sempre Tony nel trailer di Endgame, seppure con una punta di stizza e sarcasmo, come a dire "abbiamo sbagliato nome, tradito il nostro ruolo". Non è così, invece.

Loro sono l'arma più potente della Terra e insieme dell'Universo, sia come deterrente che da utilizzare direttamente sul campo, dunque ambivalenti ma in entrambi i casi necessari. A una mancanza di prevenzione si sostituisce allora la messa in campo bellico del gruppo, nel caso specifico in virtù di un bene superiore e soprattutto con lo scopo dichiarato di porre fine alla vita di Thanos, discepolo di morte e pericolo per ogni galassia libera del creato.

La vendetta accompagnata da ragione, da un'imparzialità figlia della necessità di rimediare a un generale difetto artificiale causato dalla volontà del singolo, non solo è giusta ma è dovuta, voluta e richiesta a gran voce da tutti. Quindi i Russo devono mettere in scena il più grande e memorabile showdown dell'intera storia dei cinecomic, devono farci impazzire di gioia, lasciarci sgomenti, elettrizzati e inchiodati alla sedia, tanto per l'impalcatura delle coreografie, del montaggio e delle riprese, quanto per il ritmo stesso del racconto di combattimento. Non devono far soccombere velocemente lo scontro ma lasciarlo vivere e respirare per tutto il tempo necessario, senza bisogno di concentrarsi per forza su ogni singolo protagonista, puntando invece il focus su chi ha sperimentato direttamente la furia di Thanos.

La speranza finale è dunque di assistere a un fenomeno di massa che metterà la parola fine a un compagno di viaggio tanto amato, costringendoci a scendere a patti con l'eventualità di non poterlo più ammirare per come eravamo abituati a farlo. Ed è giusto così, è logico e uniforme a tutto il duro lavoro dei Marvel Studios, che sono pronti ora ad andare avanti, a guardare oltre la barricata dei Vendicatori.
Questo significa per noi spettatori, critici o cinefili, fan o semplici appassionati, entrare in sala con la necessità di uscirne cambiati, entusiasmati, scossi, dispiaciuti o anche scioccati. Vogliamo sentire il peso di questa chiusura epica e dispendiosa di denaro, tempo ed energie; abbiamo la necessità impellente e il diritto di essere traumatizzati dagli eventi di Avengers: Endgame, che pure non dovrà e non potrà sottrarsi all'immancabile e ancora oggi amata Formula Marvel, in un mix funzionale di dramma, azione e ironia che la compagnia ha saputo modellare e reinventare puntualmente a seconda delle produzioni.

Qui vorremmo allora che fosse il dramma a essere il grande protagonista, certo mediato dalla commedia e dall'azione, ma comunque più brillante, marcato, valorizzato.
Vogliamo essere decimati nel nostro spirito nerd per le tre ore di durata, ritrovandoci a spolverare le nostre anime affrante per riscoprirci infine ancora vivi, sopravvissuti alla Fine dei Giochi e pronti per guardare oltre la saga dell'Infinito, verso nuovi e ancora più lontani orizzonti cinematografici.

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