Avengers Endgame sul campo di battaglia: l'analisi dello showdown finale

Quello di Endgame è un terzo e ultimo atto senza esclusione di colpi, adrenalinico ed entusiasmante, carico di pathos e commozione.

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Continuiamo la nostra "decostruzione analitica" del mastodontico Avengers: Endgame dei fratelli Russo addentrandoci nel vivo del capitolo conclusivo dell'Infinity Saga, lo showdown finale. Il maschile in inglese lascia spazio al femminile in italiano: resa dei conti, nella lingua di Dante, che è un momento di confronto drastico e aperto, caratterizzato da uno scontro più o meno violento tra due o addirittura più parti in contrasto tra loro. È un faccia a faccia molto atteso che solitamente viene preparato a lungo, prima di essere messo in scena, perché sul campo di battaglia - sia esso fisico o ideologico - il conflitto deve essere esplicitato e chiaro, tanto nel contenuto quanto nella forma.
Quello di Avengers: Endgame ci era stato promesso effettivamente nel 2012, ormai sette anni fa, dopo che i Vendicatori per la prima volta insieme fermavano Loki e ci veniva presentato - ancora in post-credit - Thanos, il Titano Folle.

Un sorriso malizioso, un profilo in penombra e nulla più, in quei tratti così marcatamente alieni e noti ai fan dei fumetti però già si leggevano tutte le intenzioni dei Marvel Studios, quelle di cominciare un duraturo percorso cinematografico che ci avrebbe poi condotti a questo punto, alla fine dei giochi, allo scontro conclusivo tra gli Avengers e il perfido Titano.
Sappiamo allora quanto Endgame possa soffrire per molti di voi di una parte centrale forse articolata male e gestita in modo opinabile (noi ad esempio siamo tra chi non la pensa assolutamente così), ma se c'è una cosa che ha messo davvero d'accordo tutti è proprio lo showdown del film: quaranta minuti di cinema che condensano in un incontro di proporzioni storiche tutta la bellezza del Marvel Cinematic Universe, la sua importanza e la sua storia.
[ATTENZIONE, GROSSI SPOILER A SEGUIRE]

Il paradosso della forza inarrestabile

Vista la delicatezza del tema e della storia, nonché dell'evento in sé, in aggiunta allo spoiler alert vi invitiamo direttamente a non procedere oltre se non volete rovinarvi quelli che sono probabilmente i quaranta minuti più essenziali, spettacolari ed emozionanti dell'intero MCU, o almeno tra i più significativi e vitali.
Lo scontro finale tra gli Avengers e Thanos si sviluppa più o meno interamente attraverso il terzo e ultimo atto, dedicato al faccia a faccia decisivo tra l'araldo della morte e i supereroi in lotta contro la Decimazione. Dopo un prologo, una prima parte preparatoria, e un atto centrale impostato come time heist movie, che è poi il grande omaggio dei Russo all'Universo Condiviso, di ritorno vittoriosi dalla missione di recupero delle Gemme dell'Infinito, i vendicatori superstiti hanno una terribile sorpresa.
Nel momento apicale del loro obiettivo, cioè l'annullamento della Decimazione e il ritorno della vita nell'Universo, un Thanos ancor più sadico e consapevole del suo destino sbuca nel futuro grazie all'aiuto della sua Nebula e distrugge - senza pensarci troppo - l'intero quartier generale degli Avengers. I supereroi sono nuovamente travolti dalle macerie della guerra, questa volta letteralmente, ma anche loro sono più consapevoli e decisi a terminare una volta per tutte questa sorta di paradosso della forza inarrestabile, dove loro rappresentano l'oggetto inamovibile.

È infatti interessante notare come all'inizio di questo scontro le parti - che già si conoscono - si studino brevemente prima di fare la loro mossa, come a voler godere della quiete prima della tempesta, temporeggiando un minimo prima dalla battaglia.
Thanos, che è la potenza inarrestabile, si scaglia sulla Terra deciso a raderla al suolo, ormai convinto di essere destinato alle Gemme e alla Decimazione, mentre inizialmente la Trinità Marvel (Captain America, Thor, Iron Man) organizza a distanza lo scontro, osservando il Titano a riposo in attesa del loro arrivo o del nuovo Guanto dell'Infinito costruito da Tony.

Fatte le dovute preparazioni, il trio si avvicina lentamente a Thanos, che spiega agli avversari quanto il loro sforzo sia stato vano e come questo li abbia condotti nuovamente a un "frontale" contro un essere ineluttabile come lui. Qui il Titano Folle perde completamente ogni stimolo da anti-eroe e viene trasfigurato caratterialmente come un cattivo a tutto tondo: la sua psicologia non viene più approfondita, perché ormai nota e persino compiuta, ma ci si sofferma prepotentemente sui tratti più crudeli e decisi questa volta a porre fine all'intera vita nell'Universo per ricostruirne uno nuovo, inconsapevole degli errori passati.

Gli avversarsi si studiano con molta cautela e le tensione sale: sembra quasi un clima da far west, con un'inquadratura di spalle alla Trinità che si avvicina a Thanos tenendo le dovute distanze, mentre questo impassibile attende e infine si veste per la guerra. Vengono palesati direttamente gli intenti, quelli per cui si è presa posizione da undici anni a questa parte: da un lato c'è l'irrefrenabile volontà distruttrice del villain, qui più forte che mai, mentre dall'altra la salda resistenza degli Avengers, decisi a mantenere intatto il frutto vitale della loro ultima missione.
Si innesca così il paradosso: cosa succede quando due forze del genere, ideologicamente infinite, si incontrano in uno spazio metaforico e anche fisico "finito"?

La battaglia ha inizio

Come palese, l'evidenza spiega la natura del paradosso attraverso la sconfitta stessa degli Avengers in Infinity War, marcando di base l'inesistenza di una potenza naturalmente inamovibile. Questo rende Thanos inarrestabile e sembra chiudere obiettivamente la questione, l'espediente dei viaggi nel tempo e l'idea di non mirare all'uccisione per via diretta del nemico, puntando all'utilizzo delle Gemme, spostano però il nucleo dello scontro sul possesso del Guanto dell'Infinito.
È così che il campo di battaglia viene suddiviso in un primo momento in due aree: l'inizio del combattimento tra Thanos e la Trinità Marvel opposto alla corsa di Occhio di Falco per mettere in salvo dalle macerie il Guanto, rincorso dagli sgherri alieni del Titano.
Mentre in superficie il clangore dei colpi tra Iron Man, Cap, Thor e Thanos rompe l'apocalittico silenzio della distruzione, nel sottosuolo, tra gli stretti cunicoli creatisi a causa dell'esplosione dell'edificio, Clint si getta in una fuga a perdita di fiato, ingegnandosi come può per uccidere i suoi inseguitori. E ce la fa, sfruttando sempre la sua grande intelligenza, una lucida e veloce analisi della situazione, che sono poi i suoi veri superpoteri, quelli del più umano tra i vendicatori. Si rivela dunque essenziale per portare il Guanto in superficie, ma una volta fuori la situazione muta nuovamente.

Thanos è un guerriero formidabile che riesce a tenere testa - senza neanche troppa fatica - alla Trinità. Lo scontro è davvero senza esclusione di colpi, con team up veloci tra Thor e Iron Man e un Captain America mai così combattivo, ma purtroppo il Titano ha dalla sua una forza mostruosa e un'intelligenza sopraffina.
Messo fuori combattimento Iron Man e vicino a uccidere Thor con la sua stessa Stormbreaker, infatti, il nemico sembra sul punto di avere la meglio contro questo incredibile trittico di supereroi, ma ecco la prima di una serie di magnifiche sorprese fan service (di quelle fatte bene): Mjolnir si stacca dal suolo e colpisce violentemente Thanos alla nuca, sollevato da uno Steve Rogers che si scopre infine degno di imbracciare il Martello del Dio del Tuono.

Il richiamo è ovviamente alla scena della festa in Age of Ultron, ma qui c'è l'esistenza dell'Universo da salvare, armato così di scudo e Mjolnir il nostro Cap si getta in una reckon fight uno contro uno che ha dell'incredibile.
I Russo l'azione la sanno dirigere, valorizzare e incanalare in sequenze di grande impatto visivo, capaci di tirare fuori tutto l'entusiasmo potenziale del pubblico, e lo scontro tra Cap e Thanos è uno di questi sorprendenti momenti d'oro del loro cinema d'intrattenimento, confezionato con cura e amore.

Per la prima, vera volta, vediamo il Titano messo in seria difficoltà da un solo avversario, che lo colpisce duramente, lo lancia in aria, lo scaglia al suolo ricoprendolo di fulmini e non gli dà quasi modo di rispondere agli attacchi. È tutto molto dinamico, tutto coreografato perfettamente per ottimizzare la performance di Captain America in campo, anche se dopo alcuni scambi sensazionali arriva la dura risposta di Thanos, che scheggia lo scudo in vibranio del Primo Vendicatore con la Stormbreaker di Thor e poi lo scaglia lontano, ormai ferito.

Avengers Uniti!

Il momento clou di Avengers: Endgame è vicino. Il terreno di scontro è una distesa infinita di detriti, il cielo regala un accenno di sole soltanto per illuminare Cap e le fila di Thanos sono ormai pronte all'attacco per sterminare la razza umana "e ridurre in cenere la Terra". Mentre l'avversario spiega come si godrà ogni singolo istante della sua campagna di conquista, ridendo di ogni morte e sicuro di compiere il suo destino, Steve è a terra e sembra riflettere.
Sin da ragazzo, ancora fragile e mingherlino, la vita lo ha sempre gettato a terra. Sembrava essere soltanto quella la posizione ideale per uno come lui, persino rifiutato dal proprio Paese per combattere in suo nome, ma alla fine Rogers si è sempre rialzato, stringendo i denti e con molta fatica. Lo faceva quando ancora era nessuno, figurarsi ora che è Captain America; perché il suo status non è mai stato quello della sconfitta, ma quello della tenacia, e anche alla fine, realmente da solo contro tutti, quando un sublime campo lungo stacca in asse per inquadrarlo a distanza davanti a un'invasione aliena, lui non si tira indietro.
Sofferente ma consapevole dei suoi doveri e della sua posizione, Steve torna in piedi e si allaccia lo scudo. Thanos sorride e ammira quell'unico vendicatore farsi avanti, un'ultima volta, mentre la voce di Falcon esplode nell'orecchio di Cap, infondendogli speranza.

Anche gli eroi caduti in Infinity War sono ovviamente tornati in vita, tutti pronti a schierarsi al fianco di Steve Rogers, il Primo Vendicatore, la guida che si erge infatti davanti a tutti gli altri Avengers di ritorno da Titano (Spider-Man, Doctor Strange, i Guardiani), in aiuto dal Wakanda (Black Panther, Scarlet Witch, il suo entourage) o direttamente dalla mistica Kamar-Taj.
Il crescendo del poderoso main theme di Alan Silvestri accompagna così il ritorno di ogni Avenger sul campo di battaglia, ognuno pronto all'atto finale di un epico e memorabile showdown sviluppato come uno scontro di proporzioni gigantesche - specie per portata -, ma di fondo focalizzato sul possesso del Guanto dell'Infinito (come spiegavamo in apertura), in una specie di energico "ruba bandiera" a oltranza, dove le sorti della guerra si ribaltano continuamente e dove per più di una volta si ha la spiacevole sensazione che Thanos possa riuscire nuovamente nel suo intento.

All'interno dello showdown, tanti piccoli palcoscenici: Star-Lord che incontra la Gamora del passato, Spider-Man che saluta Tony, ringraziandolo, e Iron Man che chiede a Doctor Strange se sia questo "l'unico futuro vincente". C'è poi un fenomenale momento Me Too friendly, con tutte le donne del MCU schierate con Captain Marvel, pronte a dare battaglia a Thanos per impedirgli di appropriarsi del Guanto dell'Infinito. Qui si apre al primo incontro tra Carol Danvers e il villain, con la prima che - più di qualsiasi altro avversario - mette alle strette il Titano (poco prima, anche Scarlet Witch è sul punto di eliminarlo), anche se poi Thanos si dimostra avversario temibile e calcolatore, talmente razionale in battaglia da uscirne quasi sempre stordito ma intatto.

È così che, vicini alla fine, la nemesi principale dell'intero Universo Condiviso è sul punto di riuscire nel suo nuovo intento, quello di cancellare la vita nell'Universo, ma spinto dalla rivelazione di Doctor Strange, Iron Man si getta contro l'avversario e gli sfila le gemme dell'Infinito, inglobandole nella sua armatura nanotecnologica.
Il Titano Folle ride, sapendo che l'utilizzo delle gemme per Tony dovrebbe essere impossibile: "Ormai è finita. Io sono ineluttabile", suggerisce malizioso e perfido.

Tony è però avvolto dalle radiazioni delle Gemme, che stanno già iniziando a distruggere il suo organismo dall'interno, e con le ultime forze e la consapevolezza di non farcela, le ultime parole prima della definitiva sconfitta di Thanos sono un grido d'amore per tutti i fan del MCU, gli stessi che da anni hanno cominciato questo viaggio proprio in compagnia dell'Uomo di Ferro.
Quasi a fissare il vuoto per guardare lontano, a ciò che è stato e a ciò che forse era sempre destinato a essere, stringendo pollice e medio tra loro, un Tony in ginocchio saluta se stesso, i suoi amici e i suoi fan nell'unico modo possibile, il solo che renda giustizia al suo straordinario percorso evolutivo.
"Io sono ineluttabile", dice Thanos: "E Io" - ribatte infine Tony Stark - "Sono Iron Man". Fine dei giochi.

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