Avengers 4 e gli spoiler accidentali nella cultura mediatica del web 2.0

Partendo dal caso Dave Bautista, proviamo ad analizzare brevemente un fenomeno culturale al quale i fan rispondono con tolleranza zero.

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Ogni film è come un gigantesco iceberg. Quello che vediamo in sala è in sostanza solo la punta di una struttura che è andata formandosi nel corso di svariati anni, sviluppatasi lontano da occhi indiscreti. La parte più corposa e imponente, insomma, è quella sommersa del dietro le quinte, della pre-produzione e della produzione stessa, che però vive oggi un rapporto molto meno ambiguo con la segretezza a causa dei social network.
Badate: non stiamo parlando di cinema d'autore o di progetti indipendenti, che agli occhi del pubblico internazionale hanno interesse ridotto, ma di cinema mainstream, di massa, di grandi o piccoli blockbuster che generano interesse commerciale quali cinecomic, vari universi narrativi condivisi o action movie.
Ecco, se per il cinema nobile e artistico vale ancora in parte la regola dell'iceberg, com'era negli anni '50, oggi per i titoli macina incassi al botteghino invece si conosce ogni centimetro cubo della struttura, il che da una parte aiuta a individuare bene il prodotto ma dall'altra distrugge il mistero, la curiosità, il piacere della scoperta; a tutto questo bisogna poi aggiungere gli spoiler, che purtroppo colpiscono anche progetti di indubbia importanza come Avengers 4.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE] Tanto per restare in tema...

Tolleranza zero

Come dicevamo, gli spoiler e le grandi anticipazioni su titoli mainstream hanno trovato terreno fertile nel web 2.0 dei social network, accompagnati da una diffusione massiccia della cultura nerd, che negli ultimi anni è davvero esplosa grazie ai cinecomic e a serie TV quali Il Trono di Spade o Stranger Things, che sono riuscite almeno in parte a sdoganare una realtà che prima si credeva abitata solo da antisociali e stramboidi.
Oltre ai cinefumetti, anche franchise come Star Wars o Fast & Furious interessano oggi come oggi più di quanto non facessero in passato, creando curiosità, oseremmo dire quasi ossessione.
Prima che i titoli escano in sala, per molti diventa importante non rovinarsi nulla prima della visione, così da godere - giustamente - di tutte le sorprese che il film in questione ha da offrire agli spettatori paganti. Sono davvero molti i fan che promuovono tolleranza zero contro gli spoiler, tanto che l'intero settore della stampa cinematografica e televisiva si è dovuto adeguare alle esigenze della maggioranza, correndo ai ripari nel tentare di non anticipare nulla nei vari articoli di approfondimento o nelle recensioni.
È più o meno un atto dovuto ai lettori, questo, anche se spesso si esagera nell'apostrofare qualcosa come spoiler, scadendo nell'esasperazione. Analizzando oggi la situazione, sembra che il cosiddetto Spoiler alert abbia ormai raggiunto livelli di censura: ogni pezzo deve essere revisionato approfonditamente e ogni parola soppesata più del dovuto, alla ricerca di possibili aperture all'attacco di esagitati spensierati pronti a tutto pur di gridare allo spoiler.
In un quadro tanto complesso, territorio di battaglia, si vanno poi a inserire le star di queste grandi produzioni e i multi-contratti con clausole di non divulgazione. Perché sì, sono attori o attrici, ma restano comunque umani e quindi fallibili. Ovviamente le clausole in questione prevedono multe milionarie o severi provvedimenti disciplinari - come a scuola, la nuova bacchettata sulle mani -, eppure bisogna ben capire quale sia uno spoiler punibile e quale un'anticipazione minore priva di ripercussioni.
Ecco, gli spoiler accidentali rientrano proprio in quest'ultimo contesto, perché nel tentativo non sempre facile di aggirare le domande dei fan o dei giornalisti, cercando al contempo di arginare il flusso di rivelazioni significative, a un Dave Bautista o a una Pom Klementieff potrebbe sfuggire una dichiarazione forse pensata valida e invece problematica.

Non è insomma un'anticipazione importante e fatta di proposito, spietatamente, senza cuore, quanto piuttosto uno sbaglio in buona fede, come lo era stato quello di Mark Ruffalo durante il tour promozionale di Avengers: Infinity War. La Disney lo sa e sicuramente negli accordi di non divulgazione viene specificato apertamente e a chiare lettere cosa si possa e non si possa dire.
Dichiarare che "i Guardiani della Galassia torneranno in Avengers 4" non è un grande problema. In fondo si sapeva. Spiegare come e quando torneranno invece sì, ed è passibile di gravi ripercussioni. Sottolineare il fatto che si è "condiviso il set con Danai Gurira e Brie Larson" è una bazzecola. Rivelare dove e perché del loro incontro no, con probabile esborso di denaro per violazione dell'accordo. E così via.
In fondo pensiamoci: per spoilerare qualcosa di davvero significativo e quindi dettagliato ci vuole impegno mentale, riflessione. In quel caso - legalmente - c'è la volontà di spoilerare, di proposito, in modo ragionato, mentre nel flusso di un discorso in risposta a una domanda sì, qualcosa può uscire fuori, ma l'accidentalità della dichiarazione elimina la volontarietà dell'atto. Altrimenti arriveremo al punto in cui dire anche solo "è un bel film" desterà l'ira sanguigna non solo degli spoiler-nazi, ma anche di fan prima pacati e aperti al dialogo, perché ormai usanza comune e giustificata.
Ammirare la maestosità dell'iceberg sommerso non intacca per forza di cose la visione estatica della parte emersa. Oppure no.

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