Avatar 2 e il mondo subacqueo iperrealistico: l'inizio di una nuova era?

Due anni ancora ci separano dall'uscita del secondo capitolo della pentalogia di James Cameron, ma le aspettative si fanno sempre più alte.

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Il James Cameron "regista" è quasi un'entità cinematografica divina, che appare nelle sale dopo lunghi e precisi cicli. Quello tra Titanic e Avatar è durato ben dodici anni, ma l'approdo del cineasta su Pandora si è trasformato - dopo l'uscita del film - in una vera e propria ossessione, tanto da totalizzare interamente la sua vita e la sua carriera. Pause brevi in pre-produzione solo per concludere il suo passion project Alita: Angelo della Battaglia, comunque diretto da Robert Rodriguez, ma con l'avvicinarsi dell'inizio delle riprese di Avatar 2 in Nuova Zelanda non è più possibile prendere ulteriori impegni.
Per creare la sua epopea sci-fi, Cameron ha dedicato anima e corpo alla cura di ogni minimo dettaglio di flora, fauna e varie popolazioni autoctone del sistema Pandora, che comprende il pianeta omonimo e i suoi satelliti, tutti posti dove saranno ambientati i sequel. Ha atteso pazientemente l'evoluzione tecnologia, contribuendo dal dietro le quinte alla sua crescita, scrivendo e revisionando nel corso di dieci e lunghi anni la sceneggiatura di quella che, una volta conclusa, sarà a tutti gli effetti la sua magnum opus , quella per cui lui stesso - molto probabilmente - desidera già da adesso essere ricordato.
E non ci va leggero quando ne parla, ricordandoci i vecchi tempi in cui promuoveva già in modo entusiastico un'idea, un seme che sarebbe germogliato dopo un decennio nel film con il più grande incasso della storia, uno degli eventi cinematografici a oggi più importanti del XXI secolo che adesso è desideroso di bissare.

Sott'acqua

Seriamente: la modestia non fa parte del carattere di Cameron, neanche lontanamente. Se fosse stato altrimenti, a quest'ora non avremmo neanche Terminator o Alien 2, quest'ultimo in particolar modo emblematico del carattere sfrontato ma brillante del regista, capace di prendere un cult come il film di Ridley Scott e revisionarlo nei modi, nei toni e nello stesso genere, riscrivendone il DNA per cambiarlo e potenziarlo.
Con Avatar 2 potrebbe avvenire la stessa cosa: l'obiettivo del filmmaker è quello di evolvere a dismisura la struttura del primo capitolo, iniziando al contempo a introdurre tutti i nuovi elementi che andranno poi a costituire lo scheletro della pentalogia da lui ideata. Una sfida complessa perché - almeno il secondo film - sarà ambientato per la maggior parte nelle profondità marine di Pandora, notizia che proprio Cameron aveva dato appena pochi mesi dopo l'uscita del primo film. Motivo, questo, che ha costretto proprio il regista ad attendere uno sviluppo tecnologico che aiutasse a confezionare un prodotto estremamente realistico e credibile, a quanto pare molto più di Avatar, che ancora oggi riesce in alcuni momenti a sorprendere per la cura di ogni texture, degli effetti luce, di quelli particellari, tutto rigorosamente creato in CGI o con l'ausilio di motion cam e performance capture.
In Avatar 2, che dovrebbe intitolarsi Avatar: The Way of Water (per ora solo di lavorazione), la sfida è ancora più grande, dunque, ma Cameron sembra già convinto del risultato, consapevole dello spettacolo visivo innovativo e sofisticato che riuscirà nuovamente a regalare al grande pubblico. Non solo lo si intuisce dalla sicurezza con cui ha scelto di dedicarsi a un progetto tanto lungo e articolato, ma anche da alcune sue dichiarazioni, specie quella in cui critica l'Aquaman di James Wan, con il quale condivide ovviamente l'ambientazione subacquea.
Il cinecomic DC, più di tutto, ha sorpreso proprio per l'incredibile qualità tecnica e artistica adoperata nel world building di Atlantide, mondo ricreato con un massiccio utilizzo di computer grafica ed effetti pratici (sia cinematografici che in termini di set pieces).

Nonostante questo, però, Cameron ha avuto da ridire, definendolo "poco credibile" e "distaccato dalla realtà", tirando in ballo la velocità dei movimenti sott'acqua ("non è realistico, ci si muove lentamente") e anche alcune scelte di ripresa.
Questo, neanche a dirlo, ci dà un'indizio proprio su Avatar 2, che spingerà evidentemente sull'iperrealismo del mondo subacqueo e su tecniche cinematografiche tutte rivolte alla costruzione efficace di un universo sottomarino vivo e dinamico, tanto da essere protagonista del sequel e al centro di dieci anni di concept e revisioni del regista.
Le riprese di Avatar: The Way of Water e del terzo film, Avatar: The Seed Bearer (girati back-to-back), sono comunque previste per questa primavera, il che ci permetterà forse di avere nuovi dettagli in merito a quello che, nel bene e nel male, sarà certamente un avvenimento memorabile, il ritorno al cinema in veste da regista di una delle più grandi divinità del settore.

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