L'Attacco dei Giganti, il live action: evitare gli errori del passato

Analizziamo le scelte che resero l'adattamento cinematografico del 2015 una delusione cocente e ipotizziamo le possibili soluzioni per Andy Muschietti.

L'Attacco dei Giganti, il live action: evitare gli errori del passato
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Sappiamo per certo che la Warner Bros lavora ad un live action di Attack on Titan, ed è confermata la regia di Andy Muschietti per l'adattamento della tragica storia che vede Eren Jaeger come protagonista. Come le produzioni più recenti anche questa ha però pagato il prezzo della pandemia che ha bloccato il mondo intero, ed eccezion fatta per qualche sparuto accenno - come quando Masi Oka ha rassicurato che il film sarà fedele al manga -, mentre sono passati anni dall'ultima notizia concreta riguardo questo ambizioso progetto.

Mentre osserviamo con sguardo dubbioso la coltre di silenzio che attanaglia il prodotto made in USA, Hollywood sembra aver imboccato con decisione la strada degli adattamenti live action di manga ed anime celebri. I risultati non sono sempre all'altezza delle speranze dei fan, come ci ricorda la recensione di Cowboy Bebop, ma stavolta la produzione americana può imparare da quella impartita dall'infelice controparte giapponese, che si rivelò un film mediocre sotto molti punti di vista (ci sono però alcune eccezioni, come dimostrano i 10 migliori live action su anime e manga). Il titolo del 2015 diretto da Shinji Higuchi scatenò le ire degli affezionati lettori di Attack on Titan a causa di errori grossolani e tante libertà prese in fase di riscrittura dei personaggi.

Dalle pagine alla pellicola

Bastano pochi minuti per capire che l'atmosfera del live action è ben diversa da quella creata dalla matita di Hajime Isayama: la zona contadina protetta dal Wall Maria e dal Wall Rose è infatti un ghetto abbandonato al degrado, con i suoi mercati improvvisati e un senso di indigenza assoluta che ci aspetteremmo da un povero borgo giapponese.

La riscrittura della trama comincia proprio dal senso estetico, ancor prima che dal background dei personaggi, e trasporta Attack on Titan ai giorni contemporanei eliminando quel sapore medioevale di cui è pregno il manga. Sebbene gli sceneggiatori siano sempre liberi di creare la loro visione di un'opera, è indubbio che tra le pagine del fumetto l'incomprensibile collocazione temporale era motivo di fascinazione, per questo il live action sembra partire con il piede sbagliato. Questa scelta ha ripercussioni anche sulla riuscita visiva delle iconiche mura che proteggono la popolazione: un elicottero schiantato sul versante interno del Wall Maria, simbolo di una guerra lontana ma attuale, è l'unico particolare prezioso di una cinta muraria grezza che non restituisce alcun senso di protezione. Ben lontano dalla poderosità dei mattoni disegnati da Isayama, quella ricostruita nel live action è più una barriera di fortuna che una colossale parete inespugnabile; una visione che ha fatto storcere il naso a molti spettatori.

Sei personaggi in cerca di profondità

Il lavoro di revisione da parte degli sceneggiatori ha poi toccato la costruzione dei personaggi, dando vita a tre protagonisti che mantengono solo i nomi della controparte fumettistica. Come era pronosticabile fu questo il particolare che mandò su tutte le furie gli appassionati di Attack on Titan, che volevano una rappresentazione fedele di ciò che avevano già letto su carta.

Bisogna però ammettere che, al netto delle opinioni personali, dare una visione diversa di un particolare personaggio quando si cambia medium non è puntualmente un errore, è anzi prassi comune nel cinema, anche quando si adatta una storia presa da un romanzo o da un videogioco.

L'esempio più recente è quello dell'ultimo reboot di Resident Evil (recuperate qui la nostra recensione di Resident Evil Welcome to Raccoon City) che riscrive da zero il background di personaggi precedentemente conosciuti da cima a fondo. Possiamo però lamentarci della riuscita generale di tale riscrittura perché l'anonimato che caratterizza i protagonisti di questo live action è insindacabile. Sarà più semplice per Andy Muschietti tratteggiare personaggi simili a quelli creati da Higuchi, anche grazie a un cast dalle fisionomie occidentali come quelle che connotano i lineamenti nel manga.

Aggiunte e mancanze

Sempre in tema di personaggi, fu aspramente criticata la scelta di eliminare dalla storia il capitano Levi Ackerman, uno dei protagonisti più amati dai fan.

Gli appassionati vorrebbero troppo spesso una rappresentazione 1:1 della storia che già conoscono, e questo è sbagliato per tanti motivi: una trama, nel passaggio da un medium artistico a un altro, deve per forza di cose cambiare per rientrare in nuovi schemi e nuovi ritmi. La durata di un film non potrà mai rivaleggiare con le uscite periodiche di un manga, e anche il miglior live action di Attack on Titan non riuscirà a sviscerare i personaggi come è riuscito a Isayama, che ha avuto a disposizione 34 volumi per farlo.

In tal senso, sarebbe meglio stringere il cerchio e restituire pochi protagonisti ben caratterizzati, piuttosto che aggiungerli tutti e lasciarli solo abbozzati. A queste dovute mancanze si accoppiano però delle appendici incomprensibili, come il gigante neonato. Al netto della riuscita generale di questa mostruosità, il titano non solo non ha motivo di esistere, ma è un vero e proprio errore concettuale dato che - nel film come nel manga - i giganti non si riproducono né tantomeno hanno organi genitali.

Estetica e gusto

I titani che vediamo sullo schermo possono considerarsi generalmente riusciti: sono vari, inquietanti e hanno le giuste movenze pachidermiche ma terribili. Ciò che manca davvero è la vena tragica che contraddistingue il manga e anche l'ottima versione animata, nonostante si punti a quelle sensazioni costruendo un film che si svolge come se fosse un disaster movie.

Il risultato però è una pellicola lenta, nella quale le fasi riflessive sono dei punti di sospensione intollerabili che spezzano il ritmo del racconto. Probabilmente la scelta estetica sarà il lavoro più complicato per Andy Muschietti: per temi e truculenza Attack on Titan si presta più a un b-movie che a un delicato film d'essai; che sia però un b-movie duro e puro, sanguinolento ed emozionante, e non la noiosa iterazione che è stata il live action del 2015.

Per assurdo la parte migliore di quel film fu proprio la conclusione, con uno scontro tra titani talmente esagerato e folle da essere divertente. Bisogna quindi costruire un opera che entusiasmi con molte scene d'azione, e che riesca a far sorridere anche nei momenti di riflessione. Questo non è affatto un compito semplice, ma le speranze non sono vane perché Andy Muschietti ha dimostrato con i suoi IT (che a noi sono piaciuti molto, come vi raccontiamo nella recensione di IT: Capitolo Uno e nella recensione di IT: Capitolo Due) di saper riscrivere una storia lunga e celebre per adattarla a un medium più immediato come il cinema.

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