Assassinio sull'Orient Express gratis su RAI Play: perché vederlo

La piattaforma streaming della RAI offre l'affascinante visione di Kenneth Branagh di uno dei classici del giallo più amati di sempre.

speciale Assassinio sull'Orient Express gratis su RAI Play: perché vederlo
Articolo a cura di

Costato appena 55 milioni di dollari al netto di un cast corale composto da nomi importanti, Assassinio sull'Orient Express di Keneth Branagh si rivelava nel 2017 un grande successo al box-office, portando a casa la bellezza di 352 milioni di dollari. Considerando anche i costi di promozione, il titolo ha quadruplicato l'investimento in termini d'introiti, aprendo immediatamente a un sequel, Death on Nile, in arrivo quest'anno sempre diretto da Branagh, esattamente il prossimo ottobre (Coronavirus permettendo).
Stiamo parlando di un film che ha già due anni e mezzo sulle spalle e che dunque in molti avranno già visto o che avranno nella propria collezione, ma in questi giorni di clausura obbligata e di salvezza nello streaming, dopo la messa in onda in chiaro di qualche giorno fa, Rai Play ha inserito il titolo nel suo listino, come sempre in forma completamente gratuita.
Se non siete riusciti ancora a dargli un'occhiata e vi sentite incuriositi da questo adattamento in parte libertino ma tendenzialmente fedele del giallo di Agatha Christie, in queste righe vogliamo proporvi una breve analisi dei punti di forza della trasposizione, che vi consigliamo per la serata.

Un thriller d'altri tempi

Nel suo adattamento cinematografico, Kenneth Branagh cerca con lucidità stilistica di rendere un po' più pop e ritmato il tempo dell'indagine di Hercule Poirot, di cui veste panni e baffi. Per farlo, accorpa alla solidità narrativa del racconto della Christie e al suo celebre acume alcuni momenti che donano dinamicità a una struttura fisiologicamente chiusa ma efficace, fatta di interni sfarzosi e con protagonisti dodici personaggi molto differenti l'uno dall'altro.
Quando ci si sposta tra i vagoni dell'Orient Express, il regista sceglie dei movimenti di macchina capaci di dilatare gli spazi e regalare fluidità a un'impostazione della scena altrimenti teatrale a tutto tondo. È così che il cineasta apre i soffitti e riprende le stanze dall'alto, si muove sinuosamente tra gli ospiti del treno con dei leggeri controcampo e percorre l'intera lunghezza del mezzo sfruttando due piani sequenza davvero incisivi, così da non spezzare l'integrità strutturale del flusso delle immagini.

È abbastanza evidente come Branagh abbia studiato ogni centimetro dei set, calcolato ogni possibile punto ripresa e impalcato di conseguenza una visione personale della storia in senso cinematografico, partendo direttamente dal suo amore e dalla sua esperienza in campo teatrale e ampliando lo schema in una costruzione filmica accattivante, dai colori saturi e capace di intrattenere a dovere.

Non tutto funziona alla perfezione e anzi si perde un po' di quell'atmosfera più tetra, complottista e sofisticata che ha reso grande il giallo originale negli anni, però è anche vero che alla quinta trasposizione risultava estremamente importante non ripetersi e provare a metterci del proprio, a rendere un pizzico autoriale e personale una storia amata e stra-nota.

Nel contesto, oltre alla regia, a funzionare sono più o meno tutti gli interpreti, che recitano in piccoli ma essenziali ruoli da caratteristi, trovando soprattutto senso nella coralità. Branagh ci prova a dare più spazio a una Daisy Ridley piuttosto che a una Judi Dench, o a soffermarsi più su Johnny Depp rispetto a Leslie Odom Jr, ma è evidente come la forza del romanzo - in questo caso - surclassi le ambizioni del cineasta, imponendo questa volta sì le sue regole e dimostrando come un tessuto narrativo vecchio di 85 anni possa ancora oggi essere attuale e superiore a qualsiasi mutazione o ampliamento dell'intreccio.

Detto in parole povere, ogni atto di ribellione autoriale di Branagh (come una verve più action, ad esempio) gli viene rispedito indietro con il doppio della forza dalla caratura intellettuale e letteraria della Christie. Che poi lo ripetiamo: Assassinio sull'Orient Express è tendenzialmente fedele al racconto della scrittrice britannica, il che è un grandissimo punto a favore dell'adattamento, che quando tenta però di metterci del proprio (oltre la già lodata regia) risulta inutilmente prolisso o fin troppo esagerato per il contesto in cui si trova.
È come se Branagh volesse iniettare un po' della ricercata leggerezza fumettistica del Tin Tin di Hergé in Agatha Christie: un'idea coraggiosa e interessante ma difficile da applicare. L'invito è infine quello di correre su Rai Play e fare tesoro di una visione che può riempire serenamente due ore della vostra giornata, almeno finché resterà disponibile.

Che voto dai a: Assassinio sull'Orient Express

Media Voto Utenti
Voti: 30
7.7
nd