Star Wars

L'ascesa di Skywalker vs Gli ultimi Jedi: visioni contrastanti di Star Wars

Il problema principale della Nuova Trilogia di Star Wars è forse la mancanza di coerenza, di una visione comune: analizziamo la cosa.

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Non c'è stato un solo film del nuovo corso di Star Wars ad aver accontentato in pieno i fan, dietro a cui si celano comunque correnti di pensiero mai solide e unite, per lo più contrastanti. Da Il risveglio della Forza alla conclusione de L'ascesa di Skywalker, la Nuova Trilogia del franchise si è dimostrata soprattutto mancante di una direzione artistica univoca, elemento che ha inciso non poco sulla spaccatura interna del fandom e sullo scisma di consensi della critica.
Checché ne possa pensare Rian Johnson, sul discorso del dover creare storie inaspettate e cogliere di sorpresa gli appassionanti, la verità analizzata e confermata negli ultimi quattro anni di produzioni cinematografiche della serie è questa: non esiste modo di accontentare tutti. Semplicemente non c'è.

Discorso diverso vale invece per quanto riguarda il soddisfare la maggior parte del pubblico, tenendo conto di una serie di catalizzatori capaci di risvegliare nel pubblico l'amore e l'entusiasmo nell'assistere a uno dei capitoli della Saga.
Inutile, in fin dei conti, prendersela con Il risveglio della Forza per essere stato una sorta di remake revisionato di Una nuova Speranza, così come inutile è scagliarsi contro Gli ultimi Jedi per aver stravolto concettualmente alcune basi del franchise o con L'ascesa di Skywalker per aver operato una retcon risanatrice in aperto contrasto con il precedente film.
La vera colpa non è degli autori ma della mancanza di una visione narrativa e stilistica condivisa, che ha reso infatti la Nuova Trilogia claudicante e incerta, mettendo un capitolo contro l'altro anziché lasciarli funzionare come un unicum, specie per quanto riguarda Episodio VIII e quest'ultimo Episodio IX.

Star Wars e il gioco di squadra

Il rilancio di una saga tanto imponente come quella di Star Wars è stato rimesso inizialmente nelle mani di J.J. Abrams, che con Il risveglio della Forza è riuscito nel difficile compito di presentare sapientemente i nuovi personaggi della Trilogia e a renderli già protagonisti più delle vecchie conoscenze come Han o Leia. Giocando sicuro, il co-creatore di Lost si adoperava in una lettura nostalgica del passato, ricca di strizzate d'occhio agli elementi più amati dai fan ma comunque aperto a un proselitismo di massa di nuovi appassionati. Pur con un terzo atto poco o nulla convincente, in fin dei conti, il primo film della Nuova Trilogia riusciva a capitalizzare l'interesse del grande pubblico, rivelandosi un grande progetto (re)introduttivo e anche un incredibile successo ai botteghini (2 miliardi e 68 milioni di dollari, quarto film di maggiore incasso nella storia del cinema).

A quel punto il compito di Kathleen Kennedy, presidentessa della LucasFilm, si è dimostrato complicato. Meglio continuare sulla falsariga impostata da Abrams o sovvertire completamente l'andamento della Nuova Trilogia, accollandosi un bel rischio?
Guardando a Star Wars: Gli ultimi Jedi, è chiaro come le intenzioni della produzione fossero sane, intrise di un coraggio appena sperimentato prima di allora, lasciando interamente campo libero alla visione di Rian Johnson, a suo modo ben strutturata ma drasticamente agli antipodi con alcune "intoccabili" costanti del franchise.

Con l'uscita nelle sale del soddisfacente Star Wars: L'ascesa di Skywalker fa tanto discutere una certa mancanza di rispetto da parte di Abrams circa le decisioni prese da Johnson, ma difficilmente si ricorda la mancanza di rispetto di Johnson riguardo alle scelte adoperate da Abrams.
Ogni capitolo della Nuova Trilogia ha sempre morso la mano che lo nutriva, ribellandosi ai dictat imposti: Gli Ultimi Jedi liberandosi dalle catene del fanatismo e stroncando con intelligenza e tanta protervia ogni mistero lanciato da Il risveglio della Forza (i genitori di Rey persone normali, la Forza alla portata di tutti, la morte di Snoke), mentre L'ascesa di Skywalker riassestando il colpo subito e rimettendo ogni quesito nuovamente in prospettiva, così da raggiungerlo e dargli finalmente risposta.

Assumendosi a sua volta il rischio di togliere spessore e carattere al capitolo conclusivo della Saga, Abrams ha scelto di dare ai fan ciò che questi volevano, in evidente opposizione con la visione di Johnson, che era quella di non dare ai fan ciò che i fan chiedevano. Questo non ha fatto altro che polarizzare ulteriormente le parti e rendere più taglienti i toni, dimenticandosi puntualmente del gioco di squadra come fatto ad esempio da Jon Favreau o Dave Filioni in The Mandalorian.

Entrambi i registi di Episodio VIII ed Episodio IX conoscono perfettamente il modo di dirigere adeguatamente un film di Star Wars, ma è forse l'intenzione autoriale a essere soverchiante in entrambe la visioni: nel caso di Johnson nel dover dimostrare qualcosa, quasi con fini morali, mentre in quello di Abrams di richiamare per forza di cose l'attenzione dei fan con opzioni narrative stuzzicanti ma in definitiva povere di cuore o qualità.
Quella della Nuova Trilogia è insomma la storia del Semplice e del Complesso, di una sintonia inesistente e di una resistenza reciproca che hanno minato nel profondo l'intera riuscita del rilancio cinematografico della Saga, senza mai incontrare il successo plebiscitario auspicato, anzi, dimostrando al mondo e ai fan quanto anche uno dei franchise più amati al mondo possa rivelarsi fragile se sviluppato senza coesione di intenti e di visione, il solo collante essenziale per tenere insieme i pezzi di un prodotto tanto imponente.

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