Arrival e le invasioni aliene al Cinema

In occasione dell'uscita nelle sale di Arrival, riscopriamo alcuni film cult per il grande schermo inerenti invasioni e contatti con entità extraterrestri.

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Dodici navi aliene in attesa di contatto costituiscono la base narrativa di Arrival, ultimo e attesissimo film del regista canadese Denis Villeneuve - che sarà dietro la macchina da presa di Blade Runner 2049 - in arrivo nelle sale italiane dopo aver ottenuto plebisciti da parte della critica. Una tematica assai comune al cinema del fantascienza quella dell'arrivo sulla Terra di entità extraterrestri, servito sia per realizzare spettacolari blockbuster che per dar vita ad opere più raffinate e intimiste in un sottofilone che, per via dei suoi risvolti potenzialmente metaforici, è capace di legarsi sia al puro intrattenimento che a riflessioni più acute e profonde sul rapporto con l'Estraneo. Per l'occasione abbiamo deciso di stilare un elenco di cinque titoli, più o meno di culto, che a loro modo hanno fatto la storia recente del genere. Una Top 5 tutta da scoprire prima dell'uscita di Arrival (nel cast troveremo Amy Adams e Jeremy Renner) in sala.

Independence Day

Non poteva che aprire questa lista uno dei blockbuster cardine degli anni '90, esempio di giocattolone ludico senza troppe pretese narrative ma capace, grazie agli allora mastodontici effetti speciali e ad azzeccate scelte di casting, di rimanere nel cuore degli appassionati. E' il 1996 quando Roland Emmerich offre al grande pubblico una nuova versione di quegli alieni bonari e simpatici nata in diversi cult anni '80: qui gli extraterrestri si rivelano nemici spietati intenzionati a eliminare per sempre la razza umana. L'intro ormai leggendaria in cui la gigantesca navicella si avvicina alla Terra getta le basi per un proseguo ad alto tasso spettacolare che ci regala addirittura (sacrilegio!) la distruzione della Casa Bianca. Con personaggi semplici ma caratterizzati in maniera accattivante (merito anche del magnetico trio di protagonisti formato da Jeff Goldblum, Bill Pullman e un ancora simpatico Will Smith), una storia lineare che va da un punto A al punto B inanellando qualche discreto colpo di scena , Independence Day vive di una sana ironia strizzante l'occhio al cinema di genere montata ad arte su una struttura piacevolmente commerciale, tra omaggi cinefili (da Il pianeta delle scimmie a La guerra dei mondi originale) ed un susseguirsi di esplosioni e schermaglie aeree che lascia oggi ancora il segno, cosa che non si può dire del recente e incolore sequel.

Contact

Robert Zemeckis (in questi giorni nelle sale con Allied - Un'ombra nascosta) porta nel 1997 su grande schermo l'acclamato romanzo dell'astrofisico Carl Sagan dando vita ad una delle opere più affascinanti e sottovalutate del decennio: Contact è un film dalle molteplici letture, omaggio poetico al genere sci-fi che vola su elevate vette etico / filosofiche nel raccontarci la personale odissea della protagonista Ellie Arroway, apprezzata scienziata che, dopo la morte del padre, intensifica gli studi sulla possibilità di ottenere un contatto con forme di vita aliene. Vagamente similare quindi al citato Arrival, la narrazione si divide in spezzoni, mostrandoci vari periodi della vita della donna fino alla conclusiva missione spaziale che la condurrà in un viaggio dove "nessuno è mai giunto prima". Una pellicola di grande profondità psicologica, giocata sul contrasto tra riferimenti religiosi (fondamentale è la figura del teologo interpretato da un giovane Matthew McCounaghey) e dottrina scientifica che coesistono qui raffinato equilibrio, così come gli ottimi effetti speciali che sono al servizio di riferimenti "alti" soprattutto nell'umanamente denso finale. E con una Jodie Foster tanto bella quanto brava.

Bagliori nel buio

Forse meno conosciuto degli altri titolo qui citati, ma comunque capace di guadagnarsi l'aura di cult per molti appassionati, Bagliori nel buio è legato agli inquietanti fenomeni di abduction, ossia dei rapimenti alieni. Che si creda o meno ai racconti di migliaia di persone in tutto il mondo che sostengono di essere state vittima di esperimenti da parte di esseri extraterrestri, il fenomeno ha assunto comunque un peso tale da entrare nell'immaginario comune. In questo b-movie più profondo della media e ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1975, Robert Patrick (che sarà guarda caso qualche anno dopo il "sostituto" di David Duchovny in The X-Files) interpreta qui un amico del boscaiolo Travis Walton che una notte, mentre si trova in viaggio insieme a dei colleghi, viene risucchiato in un bagliore luminoso scomparendo nel nulla. Nessuno in città sembra credere alla versione dei compagni, ritenuti inoltre esecutori del suo assassinio almeno fino a quando l'uomo non ricompare qualche giorno dopo sostenendo di essere stato rapito e vittima di esperimenti da parte di creature aliene. Non privo di almeno un passaggio disturbante, Bagliori nel buio non è un film perfetto ma si dimostra titolo originale e in grado di offrire diversi spunti a tutti i believer.

Oblivion

Viaggiamo nel futuro invece in Oblivion, ispirata e sottostimata opera seconda di Joseph Kosinski, che aveva esordito nel 2010 col controverso Tron: Legacy. Siamo infatti nel 2077 in una Terra devastata da un sanguinoso conflitto con una razza aliena: l'umanità ha vinto ma il prezzo da pagare è stata la distruzione della Luna, evento che ha scatenato cataclismi sull'intero Pianeta. Gli unici rimasti a controllare le riserve energetiche (costituite da enormi idrotrivelle in grado di generare energia da inviare a Titano, luogo dove si sono trasferiti i sopravvissuti) sono il tecnico Jac Harper e la sua compagna Victoria, residenti in un abitazione di lusso a 2000 metri di altezza. L'improvvisa pioggia di capsule contenenti astronauti lanciati nello spazio decenni prima rischia però di rompere l'equilibrio nella coppia dando il via alla scoperta di nuove e inquietanti verità. Tratto da una graphic novel mai pubblicata ad opera dello stesso regista, Oblivion è un film imperfetto ma affascinante, visivamente sontuoso nella rappresentazione di un mondo al collasso e ricco di esaltanti scene madri (basti pensare all'eroico finale) nel suo susseguirsi di colpi di scena. Produzione emotivamente "facile" ma non per questo meno intensa in cui Tom Cruise gigioneggia con esperienza e mestiere in un ruolo cucitogli addosso a pennello.

La fine del mondo

E' dedicato alle invasioni aliene l'ultimo capitolo della dissacrante Trilogia del Cornetto scritta da Simon Pegg (anche protagonista) e dal regista Edgar Wright. Questa volta la storia vede il quarantenne Gary King riunire forzatamente gli amici di gioventù per terminare una gara iniziata vent'anni prima e inerente un tour birrofilo in tutti i pub della natia Newton Heaven. Peccato che durante l'evoluzione della sbronza i Nostri si accorgano che tutti gli abitanti della cittadina siano stati in realtà sostituiti da inquietante e aggressive creature aliene. Esilarante rivisitazione citazionista dei classici sci-fi, da L'invasione degli ultracorpi (1956) in poi, La fine del mondo è una perfetta macchina cinefila da risate ricca di gag in un prototipo action che si appoggia ai più che discreti effetti speciali, regalando quasi due ore di assoluto divertimento, mai volgare o gratuito e anzi coraggioso nel dipingere in maniera demenziale una tematica borderline quale quella dell'alcoolismo. Ironia e nostalgia si amalgamano magnificamente anche grazie ad un cast in stato di grazia dove, a fianco dell'ormai storica coppia Simon Pegg - Nick Frost, è presente il Bilbo / Watson Martin Freeman.

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