Arrival: ecco perché vedere il film di Denis Villeneuve

Arrival è al cinema: le scelte di Denis Villeneuve e la protagonista Amy Adams sono alcuni dei motivi per andare a vederlo.

speciale Arrival: ecco perché vedere il film di Denis Villeneuve
Articolo a cura di

Arrival sarà il banco di prova di Denis Villeneuve. Molti cinefili attendono il regista al varco sopratutto perché è stato incaricato di dirigere il sequel di Blade Runner. Il film sugli alieni non è però un trampolino per uno che arriva da un passato autoriale (Enemy, Prisoners, Sicario), né un'opera di passaggio per testare la sua preparazione agli impianti hollywoodiani, ma un'articolata e intensa vicenda, le cui radici giungono dall'antologia di racconti Storie di Vita di Ted Chiang, scrittore informatico prima, romanziere poi. Un autore che è riuscito a raccapezzarsi in più di un linguaggio umano e non. Proprio dal linguaggio, infatti, Arrival parte e sviluppa la sua cifra distintiva rispetto alla moltitudine di film sugli incontri ravvicinati del terzo tipo che Hollywood (e non solo) ci ha propinato nel corso degli anni. Ecco dunque tre motivazioni sostanziose per correre al cinema a vedere quello che è a tutti gli effetti uno dei più riusciti e ambiziosi sci-fi moderni.


1. Più la lingua può che la spada

In cima ai motivi per godere della visione di Arrival c'è proprio lo studio della filosofia del linguaggio. Scomodando addirittura Martin Heidegger, pioniere degli studi sull'Essere e la Parola, la linguista Louise, una ineccepibile Amy Adams, ci porta nella comprensione di un linguaggio altro, appunto, che è quello di questi E.T. "diversi", i quali non comprendono la linearità cronologica dell'espressione umana - tale perché l'Uomo È in quanto consciamente finito e mortale - ma sono avvezzi ad un discorso circolare, modulato sulla percezione e la conoscenza che questi hanno del passato, presente e futuro. Non esattamente un messaggio riducibile a un paio di battute o spiegoni (vedi la teoria dei buchi neri in Interstellar); Villeneuve, senza interpellare Heidegger, è stato all'altezza del compito, con una sceneggiatura esplicativa ma sopratutto con immagini mastodontiche e al contempo didattiche, conducendoci nel percorso formativo di Louise - che poi diventa il nostro - incaricata di capire "Cosa vogliono gli alieni da noi".

2. E.T. + i Monoliti

Dopo il dolcissimo e malforme extraterrestre di Steven Spielberg, dopo le terribili macchine de La Guerra dei Mondi, dopo gli onnipotenti aguzzini tutti canini e bava di Ridley Scott (e via con tutto l'immaginario alieno a stelle e strisce), creare esseri alieni dalle sembianze che risultassero nuove agli occhi dello spettatore era altra impresa ardua da affrontare. Il risultato è affascinante: non solo le forme medusoidi sono colossi d'inquietudine e curiosità ma atterrano sul nostro pianeta senza navi spaziali superveloci con lucine al led ovunque e propulsori cosmici; gli alieni risiedono in monoliti che qualcuno ha accostato alle Pietre sull'isola di Pasqua, altri alle serie di quadri di Magritte La Voce dei Venti. Non solo, quindi, il diverso ma anche il non-riconducibile a un modello, terrorizza la popolazione mondiale: L'Arrivo non è anticipato da terremoti o gas e grida, è silenzioso, avviene nella notte, in ogni parte del mondo in queste forme, ancora una volta, difficilmente dicibili. Gli alieni non attaccano, non sparano, attendono un dialogo con l'Uomo (meglio, la donna) ed è questa infine la peculiarità che rende il film ancora più di valore in questo momento storico.

3. Dietro Louise c'è Amy

Cercando di discostarci dall'inutile stupore di trovarci di fronte una protagonista donna in un film fantascientifico americano (siamo stati sufficientemente civilizzati da Sandra Bullock in Gravity) la bellezza del personaggio di Amy Adams non risiede certo nel genere ma nel background personale, nella gestualità delicata, nell'approccio aperto con l'altro, sia esso alieno o umano. Non una super cervellona della NASA bensì un topo da biblioteca: studiosa, appassionata, empatica. L'attrice di American Hustle, alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, ha presentato due personaggi quasi antigonisti tra loro: l'impalpabile Susan di Animali Notturni, satura dell'artificio e della finzione della sua esistenza; e Louise, stretta nel dolore della perdita di una figlia ma slanciata nell'entusiasmo della scoperta. Il biglietto val bene la sua performance.

Che voto dai a: Arrival

Media Voto Utenti
Voti: 33
7.1
nd