Arrival, Blade Runner 2049, Sicario: il cinema di Denis Villeneuve

Ripercorriamo l'evoluzione artistica dell'acclamato regista canadese, ora al cinema con Arrival, aspettando l'arrivo in sala di Blade Runner 2049.

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Nel 2017 Blade Runner festeggia 35 anni di vita, mentre Denis Villeneuve ne compirà 50 in prossimità dell'uscita dell'attesissimo sequel del capolavoro di Ridley Scott, quel Blade Runner 2049 la cui regia è stata affidata proprio a Villeneuve, cineasta canadese che nell'arco di sette anni è diventato uno dei nomi di punta da tenere d'occhio nel panorama audiovisivo internazionale, tra candidature all'Oscar, partecipazioni a festival maggiori come Cannes e Venezia e collaborazioni con star del calibro di Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal ed Amy Adams (protagonista ora nelle sale con Arrival). Una carriera eclettica, ricca e sorprendente, destinata - in teoria - a crescere ulteriormente, a giudicare da recenti annunci riguardanti nuovi progetti e dalle critiche positive ricevute da più parti proprio per Arrival, lo sci-fi ora nelle sale italiane.


Debutti canadesi

Nato e cresciuto in Québec, Villeneuve ha ovviamente mosso i primi passi nel cinema girando in lingua francese, conquistando dei premi già nei primi anni Novanta grazie ai suoi cortometraggi. Il salto di qualità, almeno in patria, è avvenuto nel 2001 con Maelström, premiato come miglior film canadese al Festival di Toronto. Nel 2009 ha girato il controverso ma acclamato Polytechnique, basato sulla storia vera di una sparatoria all'Università di Montreal. L'anno successivo è sbarcato per la prima volta al Lido di Venezia con La donna che canta (Incendies), selezionato nelle Giornate degli Autori. Il film, presentato con successo anche a Toronto, viene scelto per rappresentare il Canada nella corsa all'Oscar come pellicola straniera, e conquista la nomination.

Cambio di lingua

Grazie ad Incendies il regista comincia ad attirare l'attenzione di Hollywood, complice un articolo di Variety, pubblicato nel gennaio del 2011, che lo menziona come uno dei dieci cineasti da tenere d'occhio. La transizione dal francese all'inglese avviene nel 2013, con l'imprevedibile doppietta costituita da Prisoners ed Enemy, due film diversissimi accomunati soprattutto da Villeneuve e Jake Gyllenhaal. Prisoners, candidato all'Oscar per la fotografia di Roger Deakins, è un thriller nerissimo che ha fatto discutere per l'uso della tortura come strumento narrativo, mentre il poco visto Enemy è un incubo kafkiano che suggerisce una certa compatibilità tra il cineasta e mondi diversi dal nostro.

Yes, we Cannes!

Maggio 2015: Villeneuve si trova sulla Croisette per la prima volta, e il suo debutto nel festival di cinema più prestigioso del mondo ha luogo nel concorso principale. Il film è Sicario, un altro thriller, questa volta ambientato nel mondo del narcotraffico messicano e del conflitto tra criminali sudamericani e forze dell'ordine statunitensi. Villeneuve si conferma un ottimo direttore d'attore, qui alle prese con un trio d'eccezione formato da Emily Blunt, Josh Brolin e Benicio Del Toro, e il successo commerciale della pellicola porta all'approvazione di un secondo episodio, intitolato Soldado. Questo sequel, attualmente in lavorazione, non sarà diretto da Villeneuve, bensì dall'italiano Stefano Sollima, apprezzato anche fuori dai nostri confini grazie a Suburra.

Fantascienza a tutto spiano

Settembre 2016: ritorno a Venezia, questa volta in concorso. Dai conflitti umani di Incendies si passa al contatto con gli alieni in Arrival, adattamento di un racconto dello scrittore Ted Chiang. Per presentare il film al Lido il regista si è dovuto prendere una brevissima vacanza dal set di Blade Runner 2049, che tra qualche mese ci riporterà in un mondo popolato da "cose che voi umani non potete immaginare". E forse non sarà l'unico universo famoso della fantascienza ad avvalersi della presenza di Villeneuve, poiché egli sarebbe in trattative anche per una nuova trasposizione di Dune, il romanzo di Frank Herbert che ha dato vita all'unico film sbagliato di David Lynch. È prevista anche una terza collaborazione con Gyllenhaal, questa volta in salsa scandinava: l'adattamento di The Son, thriller di Jo Nesbø. L'appuntamento è quindi in sala, già da adesso con un film che non appare certo un punto di "Arrival" di una carriera.

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