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Army of Thieves: l'universo espanso di Zack Snyder supera Army of the Dead?

Scopriamo come l'universo espanso del franchise di Army of the Dead potrebbe superare l'idea originale dell'autore di Watchmen e Justice League.

Army of Thieves: l'universo espanso di Zack Snyder supera Army of the Dead?
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Con due film all'attivo e una serie animata di prossima uscita, il franchise di Army of the Dead è una delle novità mainstream e pensate per lo streaming più grandi e d'impatto del momento. Il successo del film originale di Zack Snyder (il nono più visto di sempre su Netflix, e qui c'è anche la nostra recensione di Army of the Dead) ha convinto il colosso di Reed Hastings a procedere spedito e senza paura con lo sviluppo di progetti legati a questo nuovo universo espanso.

Come vi abbiamo già raccontato nella nostra recensione di Army of Thieves, particolarità interessante del primo prequel/spin-off della saga è stata l'intenzione di mutare genere, tono e ambientazione rispetto ad Army of the Dead, tenendo appena in background l'apocalisse zombie scatenatasi a Las Vegas e concentrandosi invece sul colpo leggendario in tre mosse - o casseforti - messo in piedi dall'audace Gwendoline (Nathalie Emmanuel) e dall'ansioso scassinatore Sebastian (Matthias Schweighofer), nome d'arte di Luwding Dieter.

Di fatto, un film completamente differente dal capostipite del franchise ma doverosamente legato a quella che è la storia d'origini di Dieter o della cassaforte Gotterdammerung; l'inizio del viaggio che porterà poi lo scassinatore fin dentro il ventre di una Las Vegas dominata dagli zombie. Ma è possibile che questo grande universo narrativo ideato da Snyder possa proseguire superando l'idea originale del suo creatore, pur mantenendola comunque intatta?

Un nuovo cosmo narrativo

È un discorso stimolante da approfondire, questo dell'universo narrativo. Non sono molti i franchise che sono riusciti in appena due o tre anni a sviluppare quattro film (è in arrivo anche il sequel di Army of the Dead, Planet of the Dead) appartenenti alla stessa saga ma dal sapore spesso differente.

Possiamo citare i titoli del Marvel Cinematic Universe, le produzioni a tema Fast and Furious o anche il DCEU e, adesso, grazie all'esperienza di Snyder e alla fiducia concessagli da Netflix anche Army of rientra nei medesimi schemi di un grande franchise in continuity. Va da sé che la produzione a stretto giro dei progetti presume una lavorazione praticamente back-to-back dei primi due film, il che lascia desumere che l'intenzione dell'autore di Justice League (così come il pitch proposto al colosso dello streaming) fosse proprio quella di un grande universo narrativo da confezionare in esclusiva per Netflix, e non un singolo film d'importante firma mainstream come già accaduto in passato per diversi autori di genere. In fondo Snyder usciva dall'esperienza in casa DC Films con le ossa rotte, bisognoso di rialzarsi e continuare a costruire il suo mondo autoriale e di fantasia distante il più possibile dai supereroi, guardando indietro al suo primo amore - l'horror, incarnato dal Dawn of the Dead di Zack Snyder - ma desideroso di approfondire nel modo più diversificato e unico possibile i tanti e futuri titoli che sarebbero andati a comporre la sua creazione.

Passando così dall'action-horror scenografico ed esasperato di Army of the Dead all'heist movie commediato a tutto tondo di Army of Thieves, Snyder ha voluto dimostrare in tempi brevi il valore cinematografico eterogeneo e variopinto del suo nuovo universo narrativo, comportandosi peraltro da mecenate illuminato à-la James Wan e affidando la regia del progetto a Schweighofer, dandogli la stessa fiducia da lui ricevuta da Netflix.

Al mutare dei personaggi e della direzione, dunque, sono mutati pure ritmo, tono e stile del titolo, interamente cucito intorno all'eccentrico e strambo Dieter e pensato più come approfondimento dello stesso - pur restando in ovvia continuity. La soluzione si è rivelata vincente, considerando le recensioni molto più positive rispetto a quelle di Army of the Dead, soprattutto concordi nel lodare una forma e una consapevolezza artistica curiosamente molto più matura e organica rispetto a quella del film di Snyder, invece impantanato in una struttura drammatica che troppo fagocitava senza mordente azione, spettacolo e divertimento.

Intendiamoci: non che Army of Thieves sia un capolavoro heist movie d'altri tempi, eppure riesce nel suo obiettivo, mirato, scorrevole, intrigante e puntuale. Un cugino tedesco migliore del pater familias americano del franchise, per intenderci, tra l'altro persino film più popolare di Netflix da diversi giorni a questa parte.

Siamo certi che tanto Snyder quanto il colosso dello streaming ragioneranno molto sul prosieguo della saga e su come massimizzare questa incredibile opportunità di creare diversi film a sé stanti generati da una sorgente primaria rappresentata da Army of the Dead. Che poi lo si faccia addentrandosi nelle vite dei co-protagonisti della pellicola o inventandosi qualcosa di completamente diverso sarà tutto da vedere, ma l'idea è che la direzione - in parte - sarà anche questa. Ovviamente il filone principale non sarà lasciato in disparte, considerando che sia il sequel diretto che la serie animata prequel, Army of the Dead: Lost Vegas, avranno come fulcro narrativo proprio lo scoppio e l'evoluzione dell'apocalisse zombie, ma il mondo è grande e variegato e un non morto, come insegnava il maestro Romero, è appena un pretesto o qualcosa di secondario per raccontare altro.

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