Aquaman di James Wan: quando la DC diventa la Marvel

Sembra che il film di James Wan, Aquaman, abbia definitivamente messo fine al progetto originale del DC Extended Universe.

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Nell'ormai lontano 2008 nascevano, come sappiamo, due grandi filoni per il cinema blockbuster americano: da un lato c'era quello leggero, scanzonato e in grado di enfatizzare con poco sforzo ogni singola nota drammatica dei Marvel Studios, con l'Iron Man di Jon Favreau a fare da apripista; dall'altra parte della barricata, invece, Christopher Nolan (e Warner Bros.) esaltava alla massima potenza la sua visione realista e realistica già inaugurata con Batman Begins, che con Il Cavaliere Oscuro trovava la propria quadratura definitiva.
Da allora in avanti questi modi diametralmente opposti di intendere il cinema d'intrattenimento, tanto complementari quanto distinguibili, hanno saputo generare non solo tantissimi epigoni - influenzando altri studios, altri registi, altri franchise - ma soprattutto reimmaginare il concetto di saga, lanciando al cinema la moda dell'Universo Condiviso che per decenni ha fatto la fortuna del mondo del fumetto.
Sono trascorsi esattamente dieci anni da quel 2008, da quei due film, e i due filoni hanno tracciato le proprie strade. Kevin Feige, con il suo Marvel Cinematic Universe, è diventato uno dei più importanti, audaci e innovativi produttori della storia del cinema, generando nel corso di circa venti film un profitto senza precedenti. La Warner, con il DC Extended Universe, ha provato con qualche anno di ritardo a imitare la concorrenza, puntando sul concetto di universo condiviso sul quale - con tanto coraggio - aveva scommesso Feige, pur rinnegando quella "leggerezza" che non solo aveva fatto la fortuna dei film Marvel, ma che nel corso degli anni ne era diventata il vero e proprio marchio di fabbrica.

Sotto l'egida di Zack Snyder - e lo sguardo di Nolan che, non bisogna dimenticarlo, figurava tra i produttori - la Warner ha eretto il proprio universo narrativo di cinecomic cogliendo al volo l'occasione rappresentata da Man of Steel: affrettando i tempi per recuperare il terreno perduto, mentre i Marvel Studios divoravano fette di mercato sempre più ampie, la DC ha presentato al mondo prima i suoi supereroi di punta (con Batman v Superman - Dawn of Justice), poi i suoi villain superglam e pop (con Suicide Squad), tutto all'insegna di una linea editoriale molto confusionaria e alquanto affannata (perché intanto la Marvel continuava a macinare indisturbata, e bisognava rincorrerla), sponsorizzata da scelte di marketing discutibili e prodotti che arrivavano sempre secondi: fino a poco tempo fa, l'unica vera vittoria ottenuta dalla Warner è stata la mossa Wonder Woman, primo importante cinecomic con una protagonista femminile e diretto da una regista donna che, oltre a incassare benissimo, è stato incensato dalla critica d'oltreoceano (e non solo).

Al di là di una trama similare a quelle di Captain America - Il Primo Vendicatore e Thor, e dell'ottima tempistica circa il lancio del film in chiave femminista (che può fare la gioia della stampa perbenista americana, ma che sostanzialmente lascia quasi indifferenti noi europei) il film di Patty Jenkins con Gal Gadot aveva funzionato per il sostanziale cambio di rotta a livello di sensazioni e atmosfere, molto più solari e straripanti di speranza rispetto a quelle cupe e grigissime dei primi film del franchise.

Paradossalmente Wonder Woman fu percepito, nel bene e nel male, come un film meno DC e più Marvel, tanto che la stessa Warner, visto il successo appena ottenuto, provò in tutti i modi a mettere i bastoni fra le ruote a Snyder, che nel frattempo con Justice League stava continuando per la sua classica strada, desideroso di terminare il discorso sulla parabola cristologica di Superman iniziato nel 2013.
Con il rimaneggiamento del film da parte di Joss Whedon, che la Warner aveva pescato proprio dai Marvel Studios, Justice League divenne un film tanto confusionario quanto affascinante, che al suo interno racchiudeva, come un Giano in pellicola, sia il passato del franchise che il suo futuro: l'impronta di Snyder, che aveva girato gran parte del film, era ben evidente, ma allo stesso tempo l'opera presentava i tratti di un film Marvel, anche se goffamente era chiaro che la major stesse cercando di cambiare pelle.

Questo nonostante fosse già stato annunciato che a dirigere lo standalone su Aquaman sarebbe stato James Wan, un regista che avendo sguazzato per tutta la sua carriera nell'horror sembrava il meno adatto su questa Terra per i piani post-Justice League, che avevano evidentemente il modello Marvel nel mirino come mai prima di allora.
E invece la sorpresa è stata doppia: non solo Wan è stato in grado di realizzare il film DC meno DC di tutti i tempi, accontentando i nuovi dictat della dirigenza Walter Hamada, ma ha anche messo definitivamente fine alla prima era del franchise, quella segnata dal modello Nolan-Snyder. Con Aquaman, il DC Extended Universe è morto. Lunga vita al DC Extended Universe.

E il naufragar m'è dolce in questo mar

In effetti è stato un naufragio non troppo spiacevole, quello del progetto snyderiano: con circa 4 miliardi di incasso a livello mondiale in cinque film, il DC Extended Universe (che ora ha anche cambiato nome in Worlds of DC, a sottolineare il netto cambio di rotta editoriale) di certo non può e non deve essere considerato un disastro, nonostante le tante, troppe stroncature a livello di critica.
Con Aquaman le cose sono cambiate, di certo non si tratta di un'opera perfetta che sarà per sempre considerata come pietra miliare e imprescindibile del genere di riferimento, eppure è lapalissiano quanto il blockbuster con Jason Momoa e Amber Heard rappresenti una categorica e sistematica frattura nei confronti dei film precedenti.

Questo perché Aquaman è letteralmente un film Marvel sotto tutti i punti di vista. Anzi, pur di riuscire a tutti i costi a diventare un film Marvel, a volte finisce con l'enfatizzare le caratteristiche tipicamente associate a un cinecomic della Casa delle Idee più di quanto non faccia un prodotto di Feige vero e proprio. In questo senso il bilanciamento fra sottile e costante umorismo ed enfatizzazione dell'improvvisa nota drammatica, che nel Marvel Cinematic Universe è calibrato al millimetro, nel film di Wan - che spesso e volentieri scimmiotta il grande Taika Waititi - è totalmente assente, con l'ironia fracassona che sistematicamente finisce col mangiarsi i pochi momenti di serietà, come il pesce grosso fa con quello piccolo.
Eppure è proprio questa ipertrofia emotiva a rendere così riconoscibile e peculiare l'opera (bisogna marcare le proprie peculiarità per potersi distinguere in un panorama così affollato), che Wan esalta con situazioni coloratissime e atmosfere mai così fumettose, nel senso più stretto del termine.
Aquaman è a tutti gli effetti un film che è evidentemente tratto da un fumetto, la matrice grafica è la medesima e l'impianto filmico ne è assolutamente cosciente.

Inoltre, come Wonder Woman è stato il primo cinecomic a puntare su una protagonista donna, Aquaman è stato il primo film di supereroi ad adottare la matrice del film d'avventura: negli scorsi anni abbiamo avuto cinecomic western, thriller spionistici, mitologici, vietati ai minori, teen-liceali, thriller politici, heist e altri ancora, ma finora nessuno aveva basato la propria struttura su quella del cinema d'avventura, fatto di reperti da scoprire, indizi da decifrare, luoghi esotici in cui viaggiare e longitudini da battere in lungo e in largo.
Non è un caso che i film che più balzano alla mente durante la visione di Aquaman, fatta eccezione per quelli che hanno ispirato la veste grafica (Avatar, Star Wars e The Abyss), siano Indiana Jones, La Mummia e soprattutto Le Avventure di Tin Tin, con quest'ultimo in particolare usato da Wan per dipingere almeno tre-quattro sequenze del suo cinecomic.

Oltre queste sottigliezze da analisti, sono le sfumature dei toni generali dell'opera a gridare Marvel in almeno il 95% dei fotogrammi, e il cortocircuito che si innesca è particolarmente affascinante: quale sarà la reazione dei fan più integralisti del DC Extended Universe, che negli anni non hanno fatto che sputare con irriverenza sul divertissement Marvel, ora che quello stesso divertissement è diventato il pilastro del Worlds of DC?
Naturalmente non abbiamo a nostra disposizione una sfera di cristallo, ma stando ai prossimi progetti, in uscita o in produzione, come Shazam!, Wonder Woman 1984, Plastic Man, Zatanna, New Gods, Supergirl, Suicide Squad 2 e Birds of Prey, è evidente come mr. Hamada stia cercando di indirizzare l'universo cinematografico DC lungo il sentiero tracciato da Feige e soci. Se in casa Warner si dovesse trovare finalmente la quadratura del cerchio, allora nei prossimi anni potremmo assistere a una gara davvero avvincente. Perché, francamente, fino ad ora c'è stata una sola squadra in campo. O quasi.

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