Aquaman e James Wan: dirigere all'asciutto un cinecomic subacqueo

Il film targato DC potrebbe superare il miliardo di dollari al box office mondiale, e merito di tanto successo è in primis del suo visionario regista.

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Visionario. Sì, è un aggettivo decisamente abusato nel mondo del cinema, spesso usato anche in modo errato, ma ci sono dei casi in cui è impossibile non utilizzarlo. Uno di questi è parlare del poliedrico e talenutoso James Wan, classe 1977, 41 anni di cui 12 passati a dirigere film di genere, horror nello specifico. Una parentesi significativa è stata la regia dell'adrenalinico Fast & Furious 7, in cui ha dato grande prova di sé e delle sue competenze, dimostrando di sapersi giostrare perfettamente tra tempistiche e problematiche di un gigantesco film studio, portando in sala forse uno dei migliori capitoli del franchise.
Conclusi poi i lavori con The Conjuring 2 - Il Caso Enfield, per Wan è arrivato il momento di concentrarsi nuovamente su qualcosa di importante e significativo, una vera e propria sfida, che si è concretizzata con la regia di Aquaman, ora nelle sale italiane. Parliamo di "sfida" in modo appropriato, perché il cinecomic con protagonista Jason Momoa ha dovuto affrontare una difficile pre-produzione e una lunga post-produzione, afflitto da un'importante quanto difficile criticità: girare all'asciutto un film per due terzi ambientato sott'acqua.

Bagnato... ma non troppo

Il regista, nella sua generalità, è il direttore tecnico e artistico di un'opera, in questo caso cinematografica. Uno dei suoi principali compiti è quello di coordinare il set e dare le indicazioni giuste o sistemare le imperfezioni per portare al cinema una precisa visione. Nel coordinamento e nella scelta dei vari "sottoposti", James Wan è davvero una cima, specie per un film come Aquaman, progetto che necessitava di talenti ben specifici, soprattutto dal lato tecnico.
Ha così chiamato a raccolta lo scenografo Bill Brzeski, il direttore della fotografia Don Burgess e il supervisore degli Effetti Speciali Kevin McIlwain: una troupe incredibile che ha saputo canalizzare egregiamente le indicazioni del regista e collaborare attivamente al perfezionamento artistico del cinecomic. La più grande incognita restava comunque il riprendere qualcosa di asciutto perché sembrasse bagnata, in particolar modo per un rendering finale effettivamente credibile. Wan, per sua stessa ammissione, è un regista molto pratico, quindi ha preferito girare "a secco" ogni qual volta fosse possibile, rimettendosi alle mani di McIlwain e dei ragazzi del blu screen soltanto quando necessario.
L'amore di James Wan per l'artigianale - sicuramente derivativo dalla sua passione per l'horror - lo ha quindi portato a chiedere a Brzeski la creazione e la successiva costruzione di ben 50 set, tra i quali spiccano la Sala del Trono di Atlantide, il Galeone Sommerso, il Faro e anche la Sala del Trono Perduto. In alcuni casi, proprio questi set sono poi stati sommersi all'interno di due grandi cisterne messe a disposizione della produzione, che ha comunque dovuto occupare tutti e nove i teatri di posa della Village Roadshow Studios. Wan non voleva in alcun modo che il comparto artistico di Aquaman fosse interamente ricreato in CGI; non desiderava un artificio cinematografico completamente digitalizzato, perché doveva avere una sua personalità, contenere elementi materiali, riprese e scene d'azione reali, almeno dove possibile.
Nella fase di shooting vera e propria, allora, dovendo sempre fare i conti con le riprese bagnato per asciutto, il regista si è coordinato costantemente con Don Burgess, giunto sul set con delle speciali tecniche di illuminazione, ideali per simulare un mondo sottomarino. Sono state utilizzate molte luci comandate via computer e diversi movimenti di macchina ben studiati per ricreare la sensazione di trovarsi sott'acqua, in particolar modo perché la luce viaggia in una certa maniera sotto la superficie marina.

Si sono anche provate diverse velocità di otturazione, angoli di ripresa e lunghezze di esposizione, tutto per manipolare a piacimento l'immagine e permettere a noi, pubblico, di sentirci veramente sul fondo del mare.
Dicevamo però dei VFX, molto presenti in Aquaman e reparto con il quale James Wan si è divertito molto. Potrebbe sembrare banale, ma non tutti i registi lasciano ampio margine di movimento ai ragazzi degli Effetti Speciali. Lo fanno se comandati direttamente dalla produzione, cioè se non c'è necessario bisogno di una precisa identità stilistica, ma nel caso di Aquaman non è stato così, perché tutto ciò che chiedeva la Warner era proprio una sana dose di specificità.
Collaborando giorno per giorno con McIlwain e il suo team, allora, Wan è entrato in contatto con alcune tecnologie innovative che gli hanno permesso di lavorare al meglio durante la produzione, lasciandolo agire attivamente sulle performance degli attori quando circondati dal blu screen e nelle scene d'azione più agitate. Tutto questo è stato possibile grazie alle cineprese MoCap e Virtual Production, che permettono di guardare direttamente all'interno dell'obiettivo.

Per intenderci: Jason Momoa sta cavalcando un pezzo di plastica materiale che sarà poi renderizzato in CGI per divenire un cavalluccio marino gigante, in movimento. La scena vede un Momoa in fase dinamica sopra a un qualcosa di immobile, simulare la cavalcata. Grazie alla Virtual Production, però, James Wan può guardare all'interno della macchina da presa e ammirare direttamente tutto il mondo in CGI che circonda la star, in fase di ripresa.
Questo ha permesso al regista non solo di lavorare in modo ben più pratico anche con il blu screen, ma in particolar modo di aggiustare movimenti di macchina ritenuti poco validi o di dare le giuste indicazioni al suo cast e alla troupe tecnica.
Secondo lo stesso McIlwain, Wan si è "divertito davvero moto con la Virtual Production, utilizzandola spesso". È una tecnologia molto recente, in giro da appena cinque anni, che a quanto pare è stata essenziale per la riuscita di Aquaman, maneggiata con competenza dallo stesso James Wan, che ha saputo coadiuvare brillantemente dinamicità dell'azione reale ed effetti speciali in un connubio immaginifico davvero spettacolare. In sostanza, un visionario.

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