Apple potrebbe acquistare Disney? Facciamo un po' di chiarezza

L'emergenza Coronavirus starebbe intaccando non di poco il valore azionario della conglomerata, aprendo a molte speculazioni.

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Conoscete Succession di HBO? È un sontuoso drama premiato con l'Emmy Award che racconta le vicende familiari e aziendali di una potente conglomerata conosciuta come Waystar Royco, un po' Fox News e un po' Disney. Una cosa che ci insegna lo show è che nella finanza societaria, tra quote di minoranza e maggioranza, consigli d'amministrazione, valore mediatico e shareholders, non c'è angolo che possa dirsi sicuro quando è in atto una crisi. Qualcuno cercherà sempre di approfittarsene per ristrutturare i vertici, modificare il mercato azionario o inerpicarsi magari in una scalata ostile inaspettata. Una giungla dove tutti puntano alla giugulare la preda più debole, senza perdere tempo, gettandosi in una corsa sfrenata per accaparrarsi il premio.

Ebbene, quello su cui stanno ragionando gli analisti di Wall Street in questo momento di crisi emergenziale causata dalla Pandemia di Coronavirus, è chi in sostanza sia la preda e chi il predatore, che tradotto in numeri e liquidità significa chi potrebbe approfittare dell'occasione per spendere capitale accumulato e acquistare una società in balia degli eventi. Nel caso specifico, si parla di Apple e The Walt Disney Company, anche se in termini assolutamente speculativi sui quali è bene fare un minimo di chiarezza.

La Mela e il Topolino

In un simile contesto di contrazione dei mercati generali, trascinati verso il basso da una sempre più galoppante recessione economica globale, anche nel ristretto ambito settoriale delle conglomerate dell'intrattenimento e dell'informazione sono diverse le compagnie a subire gli effetti della Pandemia. Per dirlo con protagonisti e percentuali, dall'inizio del dilagare del Coronavirus a oggi, le azioni di AT&T, Comcast, Netflix e Disney hanno cominciato a subire dei crolli importanti, registrando rispettivamente negativi del -2,64%, del -6,65%, del -1,34% e del -5,04%. Un trend che rispetta quello delle borse mondiali, altalenante, con piccole riprese e dolorose ricadute, un sali e scendi dal quale al momento sembra salvarsi soltanto Amazon, che segna +1,23% in crescita ma che è necessario inserire in un quadro differente, non essendo quello dell'intrattenimento o dell'informazione il suo mercato di riferimento primario. Anzi, la "salvezza" è proprio dovuta all'e-commerce e alle assunzioni messe in atto per far fronte all'aumento di richieste durante le prossime settimane e i prossimi mesi, specie negli Stati Uniti d'America (i riferimenti percentuali sono tutti nell'indice NASDAQ).

Questo significa che è un brutto momento per tutti, dato che sotto la AT&T milita la WarnerMedia, a Comcast è legata Universal, Netflix era già in fase di stallo e Disney esce da una fusione complicata che ha causato innumerevoli licenziamenti e l'accollo di un debito complessivo di circa 12 miliardi di dollari. Il fatto è che al momento, secondo gli analisti, alle compagnie a mega capitalizzazione con orizzonti di lunga durata e con saldi di cassa di un certo peso converrebbe approfittare della volatilità del mercato, che significa appunto sfruttare la variazione percentuale degli investimenti finanziari.

È stato allora Bernie McTernan della Rosenblatt Securities a suggerire che la Apple di Tim Cook, con una liquidità che si assesta oggi su 108 miliardi di dollari, avrebbe potenzialmente il potere di acquisire la Disney guidata da Bob Chapek, che fino a pochi giorni fa capitalizzava 167 miliardi di dollari ed è adesso già a 156 miliardi, con un valore azionario di 87,42 dollari per share.
Dando per scontato che Apple abbia in mano qualche azione della Disney (e viceversa) e che le filosofie aziendali non si discostino poi molto, guardando ad esempio anche alla crescita della Pixar sotto l'egida di Steve Jobs, passato poi a John Lasseter e ora d'intera proprietà Disney, l'acquisizione non sarebbe una sciocchezza per Apple.

Ci guadagnerebbe soprattutto nella strategia dei contenuti streaming e dalla sinergia tra l'ecosistema in entrata e iOS, oltre a un discorso di originalità e qualità che Disney+ potrebbe risolvere su AppleTV+.
La Disney è insomma sotto pressione finanziaria ed esposta a qualche rischio, e a sottolinearlo è anche Moody's, la famosa agenzia di rating, che aggiunge però che la conglomerata ha ancora una suprema liquidità per far fronte all'emergenza.

Le prospettive di crescita a lunga distanza sono infatti invariate e la compagnia ha a disposizione 12,25 miliardi inutilizzati con cui potersi sostenere e un ammontare di saldo contante impressionante. Stando alle previsioni dell'agenzia, Disney dovrebbe presto apportare un piano di gestione dei costi per arginare il problema, arrivando probabilmente a pagare meno imposte lungo il corso del 2020 ma riuscendo così a coprire la scadenza delle obbligazioni per tutto l'anno, pari a circa 2,4 miliardi dollari.
Più dei posticipi delle uscite, delle cancellazioni e dei ritardi delle varie produzioni, il vero problema per Disney è la chiusura a tempo indeterminato dei parchi a tema, che rappresentano il 34% delle entrate totali. Non ci sono infatti date certe per la riapertura, che se dovesse protrarsi fino a giugno potrebbe impattare significativamente sull'economia dell'azienda. Sempre per Moody's, però, le chiusure dovrebbero essere "temporanee", e cioè di qualche settimana o al massimo di un paio di mesi, il che dovrebbe tradursi in un deciso incremento nei parchi Orientali di Hong Kong e Shangai, chiusi già a inizio anno.
Tutto resta comunque in evoluzione, tenendo i mercati con l'acqua alla gola, e proprio come detto in apertura è in situazioni come questa che cominciano a moltiplicarsi i predatori in agguato.