Apocalypse Now: Final Cut, il capolavoro di Francis Ford Coppola a Bologna

Il maestro del cinema ha presentato l'ultima versione del suo capolavoro durante il CinemaRitrovato di Bologna, in anteprima nazionale.

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Seguendo le orme dei suoi compagni della New Hollywood George Lucas e Steven Spielberg, rispettivamente con Star Wars e E.T., Francis Ford Coppola è tornato ancora una volta a rimaneggiare il suo capolavoro Apocalypse Now, che col Final Cut arriva a toccare quota tre versioni come i mitologici cut del Blade Runner di Ridley Scott (leggi anche: Everycult su Blade Runner).
Come dichiarato dal regista de Il Padrino dal palco del CinemaRitrovato di Bologna, evento durante il quale Apocalypse Now - The Final Cut è stato mostrato in anteprima italiana, questo terzo montaggio del film del 1979 - Palma d'Oro a Cannes, otto nomination agli Oscar con due vittorie e quattro nomination ai Golden Globe con tre vittorie - è da considerarsi anche il definitivo e il "migliore".

La versione per il pubblico

La versione originale proveniva non solo da una produzione disastrosa fatta di tigri in fuga sul set, alluvioni, addirittura infarti (a Martin Sheen), ma soprattutto da costi esorbitanti e rallentamenti che avevano prolungato le dodici settimane di riprese previste per quasi più di un anno; i distributori ritennero la maggior parte del girato troppo avanguardista e "strano", per usare un termine caro a Coppola, l'autore fu così "costretto", nel 1979, a pubblicare non il film che desiderava (che pure era già di per sé un capolavoro) ma quello che più avrebbe potuto riscontrare il favore del pubblico.
E lo fece, perché le sale si riempirono e dai box office di tutto il mondo arrivarono milioni e milioni di incassi: decenni dopo, all'alba del nuovo millennio, nel 2001, arrivò sempre a Cannes Apocalypse Now Redux, un montaggio di 202 minuti che includeva tutto il materiale tagliato originariamente, ovvero circa 53 minuti di scene inedite.

In chiave revisionista, questo colossale maestro del cinema ha spiegato, a cuore aperto, che non ha mai considerato Redux come la versione definitiva: semplicemente era la sua occasione di sistemare le cose e rendere giustizia al film che aveva tanto faticato a girare, nonostante lui stesso ritenesse quelle quasi quattro ore di narrazione alquanto eccessive. Con questo Final Cut, finalmente, dichiara di aver trovato quella che per lui è "la perfezione".

"Un giorno questa guerra finirà"

È una delle frasi meno iconiche del film, nascosta alla cultura di massa perché recitata poco dopo la ben più celebre battute sull'odore del Napalm al mattino, ma che potenzialmente inquadra alla perfezione l'esperienza rappresentata da Apocalypse Now. Con un gioco di parole che contestualizzi le parole del capitano Kilgore (Robert Duvall) potremmo sostenere che la guerra per Coppola adesso è finita davvero.
Coi suoi 183 minuti Apocalypse Now: Final Cut si attesta esattamente a metà tra l'essenzialità del film originale (del quale è più lungo di una mezz'ora abbondante) e l'ottundimento di Redux: ovviamente restaurato in linea con i progressi tecnologici attuali, dal 4K al Dolby Vision, questo Final Cut ha l'ambizione di diventare la versione più viscerale possibile del capolavoro di Coppola, meno esperienza sensoriale (Redux, col suo afflato infinito, restituiva di più il senso di viaggio e discesa nella follia) ma molto più ipnotico e travolgente del montaggio del '79.

Sono più le aggiunte al film originale che le sottrazioni dalla versione Redux, con la controversa sequenza delle "piantagioni francesi" vista per la prima volta nell'edizione del 2001 che torna anche in questo Final Cut, probabilmente per un attaccamento sentimentale del regista nei suoi confronti (Gian-Carlo Coppola, morto nell'86 a ventidue anni, appare nella sequenza come uno dei figli dei rivoluzionari francesi).
L'aspetto davvero interessante da notare però, come sempre con queste nuove versioni di capolavori del passato, è come la continua evoluzione dello stesso progetto cinematografico non ne cancelli mai l'eredità originale, anzi semmai la rafforza, celebrandone il mito e allo stesso tempo permettendo alle nuove generazioni di pubblico di scoprirle. Che la storia del cinema abbia ora la sua apocalisse definitiva?

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